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25 Luglio 2025

Lectio divina e letture della S. Messa con commenti

Cristo Pantocrator di S. Caterina del Sinai

Rito romano

17.a Domenica del T.O. - C

Che cosa sono questi tre pani, se non l’alimento
proprio del mistero celeste? E se
tu ami il Signore Dio tuo, potrai meritarli
non solo per te, ma anche per gli altri.
E chi è maggiormente Amico di colui
che per noi ha dato il proprio corpo?
S. Ambrogio, Esp. del Vang. sec. Luca VII, 87


PRIMA LETTURA
Non si adiri il mio Signore, se parlo.
Gen 18,20-32

SALMO RESPONSORIALE
Sal 137

R/. Nel giorno in cui ti ho invocato mi hai risposto.

SECONDA LETTURA
Con lui Dio ha dato vita anche a voi, perdonando tutte le colpe.
Col 2,12-14

CANTO AL VANGELO
(Rm 8,15)

VANGELO
Chiedete e vi sarà dato.
Lc 11,1-13

PREGHIERA DEI FEDELI
...

PERCORSO ESEGETICO

È figlio chi non desidera altro che la gloria del Padre
e ama con cuore ardente che tutto
sia sapientemente ordinato
dalla sua volontà sovrana.


DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 8, 31-59
Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca e giudica. (v. 50)

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 12, 20-36
Se rimarrete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà dato. (v. 7)

DAL VANGELO SECONDO MATTEO, CAP. 5, 13-16
Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli. (v. 16)

DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 1, 26-38
Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. (v. 38)

DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AGLI EFESINI, CAP. 1, 3-14
In lui siamo stati fatti anche eredi ... perché noi fossimo a lode della sua gloria, noi, che per primi abbiamo sperato in Cristo. (vv. 11-12)

DALLA PRIMA LETTERA DI S. PIETRO APOSTOLO, CAP. 4, 7-11
Chi parla, lo faccia come con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo compia con l’energia ricevuta da Dio, perché in tutto venga glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo, al quale appartiene la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen! (v. 11)

SALMO 115 (113B)
Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo nome dà gloria, per la tua fedeltà, per la tua grazia. (v. 1)

DAL LIBRO DELLA SAPIENZA, CAP. 9
Dio dei padri e Signore di misericordia ... dammi la sapienza ... Essa infatti tutto conosce e tutto comprende, e mi guiderà prudentemente nelle mie azioni e mi proteggerà con la sua gloria. (vv. 1a. 4a. 11)

DAL LIBRO DEI GIUDICI, CAP. 11, 29-40
Padre mio, se hai dato la tua parola al Signore, fa’ di me secondo quanto è uscito dalla tua bocca. (v. 36)



COMMENTO PATRISTICO

S. AGOSTINO
Dal Discorso 61




Parabola dell'amico importuno.

Andò – dice il Signore – da un suo amico un tale, dal quale era giunto un amico di passaggio, e cominciò a bussare e a dire: "È giunto da me un amico di passaggio; imprestami tre pani". Ma l'altro gli rispose: "Io sono già a letto e i miei servi sono anch'essi a letto" (Lc 11, 5-15). Quello però non desiste, non si smuove, insiste, bussa e, come un amico, chiede l'elemosina a un amico. E che dice il Signore? Io vi dico che l'amico si alza e non per l'amicizia con l'altro, ma per la sua importunità, gli dà i pani che voleva(Lc 11, 5-15). Non per l'amicizia, benché sia amico, ma per l'importunità. Che vuol dire: per l'importunità? Vuol dire che non cessò di bussare, che, pur essendogli stato opposto un rifiuto, non si allontanò. Colui, che rifiutava di dare, fece quanto gli chiedeva l'amico, perché questo non si stancò di pregare. Quanto più darà Colui che è il buono, il quale ci esorta a chiedere, al quale dispiace che noi non chiediamo? Ma se talora tarda a dare, vuol solo mettere in risalto i doni, ma non ce li nega. I doni desiderati a lungo sono più dolci quando li otteniamo; quando invece sono dati subito essi perdono di valore. Chiedi, cerca, bussa: chiedendo e cercando, diventerai sempre più capace di ricevere. Dio ti tiene in serbo ciò che non vuol darti presto affinché anche tu impari a desiderare grandemente le cose grandi. Bisogna quindi pregare sempre senza stancarsi(Lc 18, 1).

Come dobbiamo essere, a chi e che cosa chiedere nella preghiera.

Se dunque, fratelli miei, Dio ci ha fatti suoi mendicanti, col darci l'ammonimento, l'esortazione, il comando di chiedere, cercare, bussare, consideriamo anche noi quali sono coloro che domandano a noi. Se siamo noi a chiedere, a chi chiediamo? Chi siamo noi che chiediamo? Che cosa chiediamo? Dunque a chi, chi e che cosa chiediamo? Noi chiediamo a Dio, ch'è buono, mentre noi siamo uomini cattivi, e chiediamo la giustizia con cui essere buoni. Noi dunque chiediamo ciò che ci auguriamo di possedere per sempre e, una volta che ne saremo saziati, di non aver più bisogno di nulla. Ma affinché possiamo saziarci, dobbiamo aver fame e sete; avendo fame e sete cerchiamo di chiedere, cercare, bussare. Beati infatti coloro che hanno fame e sete della giustizia(Mt 5, 6). Perché beati? Hanno fame e sete e sono beati? Quando mai la miseria è beata? Non sono beati perché hanno fame e sete, ma perché saranno saziati(Mt 5, 6). La felicità sarà nella sazietà, non già nella fame. Ma la fame deve precedere la sazietà affinché la nausea non ci allontani dal prendere il cibo.

Categorie: Anno C (2024/25), Letture - rito romano

Rito ambrosiano

VII DOMENICA DOPO PENTECOSTE - C

Il Signore mi ha liberato,
mi ha salvato perché mi ama.
Cf. Sal 17 (18), 19b-20




LETTURA
L’assemblea e l’alleanza di Sichem.
Gs 24, 1-2a. 15b-27

SALMO RESPONSORIALE
Sal 104 (105), 4-6. 7-9. 43-45

R/. Serviremo per sempre il Signore, nostro Dio.

EPISTOLA
Vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero.
1Ts 1, 2-10

CANTO AL VANGELO
(Cf. Gv 6, 68)

VANGELO
Signore, a chi andremo? Tu hai parole di vita eterna.
Gv 6, 59-69

PREGHIERA DEI FEDELI
...



COMMENTO AL VANGELO

S. AGOSTINO
Dal Commento al Vangelo di San Giovanni 27,9-10




Il Signore si rivolge a quei pochi che erano rimasti: Disse allora Gesù ai dodici – cioè a quei dodici che erano rimasti –: Volete andarvene anche voi? Non se ne andò nessuno, neppure Giuda. Il motivo per cui Giuda rimase, era già chiaro al Signore, e più tardi lo fu anche per noi. Pietro rispose per tutti, uno per molti, l’unità per l’universalità: Gli rispose Simon Pietro: Signore, a chi andremo? Se ci scacci da te, dacci un altro simile a te. A chi andremo? Se ci allontaniamo da te, a chi andremo? Tu hai parole di vita eterna. Vedete come Pietro, per grazia di Dio, per ispirazione dello Spirito Santo, ha capito? Perché ha capito? Perché ha creduto. Tu hai parole di vita eterna. Tu ci dai la vita eterna offrendoci il tuo corpo e il tuo sangue. E noi abbiamo creduto e conosciuto. Non dice: abbiamo conosciuto e creduto, ma abbiamo creduto e conosciuto. Abbiamo creduto per poter conoscere; se, infatti, avessimo voluto conoscere prima di credere, non saremmo riusciti né a conoscere né a credere. Che cosa abbiamo creduto e che cosa abbiamo conosciuto? Che tu sei il Cristo Figlio di Dio (Gv 6, 68-70), cioè che tu sei la stessa vita eterna, e nella carne e nel sangue ci dai ciò che tu stesso sei.

Disse allora il Signore Gesù: Non vi ho forse scelto io, voi Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo! (Gv 6, 71). Forse ci saremmo aspettati che dicesse: Ho scelto voi undici. Si può forse scegliere anche un diavolo? E tra gli eletti ci può essere un diavolo? Di solito si dice eletto in senso positivo: forse anche Giuda è stato eletto per essere utilizzato, senza che lo volesse e lo sapesse, per uno scopo buono? Questo è secondo lo stile di Dio, il quale agisce in maniera contraria ai malvagi: là dove infatti i malvagi utilizzano male i doni di Dio, Dio, al contrario, utilizza a fine di bene le cattive azioni dei malvagi. Quale armonia, il fatto che le membra siano disposte nel modo voluto dall’artefice divino! Tuttavia quale cattivo uso fa degli occhi l’insolente! Come usa male la lingua il bugiardo! Il falso testimone con la sua lingua non sopprime forse la sua anima, prima di attentare a quella degli altri? Si può usare male la lingua, ma non per questo la lingua è un male: la lingua è opera di Dio, è il malvagio che usa male l’opera di Dio che è buona. Che uso fanno dei piedi coloro che corrono a compiere delitti? Che uso fanno delle mani gli omicidi? Tutti gli empi fanno un cattivo uso delle creature buone con cui Dio si circonda. Si servono dell’oro per corrompere la giustizia e opprimere gli innocenti. I malvagi usano in modo perverso di questa luce; infatti essi, vivendo male, profanano la stessa luce per la quale possono vedere, mettendola al servizio delle loro scelleratezze. Il malvagio che va a compiere un delitto cerca la luce per non cadere, lui che di dentro è già inciampato e caduto: ciò che teme per il corpo è già accaduto nel cuore. Il malvagio dunque, per non dilungarci troppo nei particolari, può abusare di tutti i doni di Dio, mentre chi è buono, volge al bene anche le cattive azioni dei malvagi. E chi è più buono di Dio? A proposito una volta il Signore ha detto: Solo Dio è buono (Mc 10, 18). Nessuno meglio di lui, quindi, sa utilizzare anche i nostri mali. E chi è peggiore di Giuda? Tra tutti i seguaci del Maestro, tra i dodici Apostoli, a lui era stata affidata la borsa e l’incarico di provvedere ai poveri: ingrato per tanto privilegio e per tanto onore, accettò il denaro e perdette la giustizia, tradì la vita, egli che era già morto; perseguitò, da nemico, colui che aveva seguito come discepolo. Certo tutto questo è opera malvagia di Giuda; ma il Signore seppe utilizzare anche la sua malvagità. Sopportò il tradimento per redimerci. Ecco come il delitto di Giuda fu convertito in un bene. Quanti martiri Satana perseguitò! Se Satana avesse smesso di perseguitare, oggi non celebreremmo il glorioso martirio di san Lorenzo. Se dunque Dio sa utilizzare anche le azioni del diavolo, il male che un malvagio compie abusando dei doni di Dio, nuoce a lui, ma non pregiudica la bontà di Dio. Dio lo utilizza: che se, da quel sapiente artefice che è, non sapesse utilizzarlo, non lo permetterebbe. Dunque uno di voi è un diavolo, dice il Signore, pur essendo stato io a scegliere voi dodici. Si può anche scorgere nelle parole ho scelto voi dodici un riferimento al sacro significato di quel numero. Il numero dodici non fu disonorato dal fatto che uno si perdette, perché al posto di quello che si perdette, subentrò un altro (cf. At 1, 26). Il dodici, questo numero sacro, è rimasto intatto, perché in tutto il mondo, cioè ai quattro punti cardinali, gli Apostoli avrebbero annunziato la Trinità. Tre per quattro fanno dodici. Giuda si è perduto senza profanare il numero dodici: egli ha abbandonato il Maestro, ma Dio lo ha sostituito.

Categorie: Anno C (2024/25), Letture - rito ambrosiano
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