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28 Febbraio 2025

Lectio divina e letture della S. Messa con commenti

Cristo Pantocrator di S. Caterina del Sinai

Rito romano

8.a Domenica del T.O. - C

Il Signore è il mio sostegno,
mi ha portato al largo,
mi ha liberato perché mi vuol bene.
(Cf. Sal 17,19-20)





PRIMA LETTURA
Non lodare nessuno prima che abbia parlato.
Sir 27,5-8

SALMO RESPONSORIALE
Sal 91

R/. È bello rendere grazie al Signore.

SECONDA LETTURA
Ci ha dato la vittoria per mezzo di Gesù Cristo.
1Cor 15,54-58

CANTO AL VANGELO
(Fil 2,15.16)

VANGELO
La bocca esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.
Lc 6,39-45

PREGHIERA DEI FEDELI
...




COMMENTO PATRISTICO

AGOSTINO
Sermo Guelferb. 32, 10




Anche i cattivi possono dir cose buone, ma...

Se, dunque, anche i cattivi possono dir cose buone, chiediamo un po’ al Cristo, non per contestarlo, ma proprio per imparare da lui: Signore, se i cattivi possono dir cose buone – per cui ci ordinasti: fate quello che dicono, ma non fate quello ch’essi fanno – se possono dir cose buone, com’è che altrove dici: “Ipocriti, non potete dir nulla di buono, perché siete cattivi” (Mt 12,34)?

Riflettete sul problema, perché con l’aiuto del Signore possiate vederne la soluzione. Vi ripeto la domanda. Il Cristo dice: “Fate ciò che dicono, ma non fate ciò che fanno, perché dicono e non fanno”. Essi stessi non fanno quello che insegnano. Perciò dobbiamo fare quello che dicono, ma ciò ch’essi fanno, noi non lo dobbiamo fare. Altrove è detto: “Che forse si raccoglie uva dalle spine o fichi da un cespuglio? L’albero lo si riconosce dai suoi frutti” (Mt 7,16). Che dobbiamo fare, allora? Come dobbiamo interpretare queste parole? Ecco qua rovi e spine. Fate. Mi chiedi di raccogliere uva dalle spine: qua comandi, là proibisci, come farò a ubbidire? Senti, cerca di capire. Quando dico: “Fate ciò che dicono, non fate ciò che fanno”, devi ricordarti di quella mia parola: “Si son seduti sulla cattedra di Mosè”. Quando dicono cose buone, non son loro a dirle, è la cattedra di Mosè che le dice. La cattedra sta per la dottrina, è la dottrina di Mosè che parla; e la dottrina di Mosè sta nella loro memoria, ma non sta nelle loro opere. Quando però son loro a parlare, quando esprimono se stessi, qual è il commento? “Come potete dir cose buone voi, che siete cattivi? Sentite l’altra similitudine. Non andate a cercar uva tra le spine; perché l’uva non viene sulle spine. Ma non vi siete accorti del tralcio che, crescendo, si spinge nella siepe, si mescola alle spine e lì fiorisce e tira fuori un grappolo? Hai fame, passi e vedi un grappolo tra le spine. Hai fame e vorresti prenderlo: prendilo, allunga la mano con cautela: guardati dalle spine, prendi il frutto. Così quando un uomo, sia pur pessimo, ti offre la dottrina di Cristo: ascoltala prendila, non rigettarla. Se lui è cattivo, le spine son sue, se dice cose buone, il grappolo pende tra le spine, non nasce dalle spine. Se hai fame, prendilo, ma guarda le spine. Se ti metti a imitar le sue azioni, stendi incautamente la mano: hai afferrato le spine prima del frutto: ne resti ferito, graffiato: non è il frutto che ti nuoce, esso viene dall’uva, sono le spine, che hanno un’altra radice. Per non sbagliarti, guarda dove prendi il frutto: c’è la vite. C’è un tralcio e vedi che appartiene alla vite, vien dalla vite, ma è capitato tra le spine. Dovrebbe forse la vite trattenere i suoi tralci? Così capita alla dottrina di Cristo: cresce, si spande e s’innesta su alberi buoni e su spine cattive e vien poi annunziata da buoni e da cattivi. Ti tocca guardare da dove viene il frutto, da dove nasce ciò che ti alimenta e da dove viene ciò che ti punge; si presentano insieme, ma la radice è diversa.

Categorie: Anno C (2024/25), Letture - rito romano

Rito ambrosiano

ULTIMA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA - C

Volgiti a me, Signore,
e abbi misericordia
perché io sono solo e infelice.
Vedi la mia miseria e la mia pena,
perdona tutti i miei peccati.
Sal 24 (25), 16. 18





LETTURA
Il Signore è paziente con gli uomini ed effonde su di loro la sua misericordia.
Sir 18, 11-14

SALMO RESPONSORIALE
Sal 102 (103), 8-13

R/. Grande è la misericordia del Signore.

EPISTOLA
La carità nella Chiesa verso i peccatori.
2Cor 2, 5-11

CANTO AL VANGELO
(Cf. 1Gv 4, 16; 3, 20)

VANGELO
La conversione di Zaccheo.
Lc 19, 1-10

PREGHIERA DEI FEDELI
...




COMMENTO AL VANGELO

CIRILLONA
Hymn. in convers. Zacch., passim





La conversione di Zaccheo

Il Maledetto cinge la spada contro di noi e mostra le armi per spaventarci, ma esse si struggono come cera sui corpi che non si lasciano indurre al peccato Si adira Satana, perché la schiera dei giusti è più numerosa del suo esercito. E perfino il suo gregge insorge e fugge verso il Figlio di Maria.

Si è allontanato da lui il suo zelante seguace Zaccheo, poiché il Signore l’ha incontrato e l’ha accolto benevolmente; il sicomoro lungo la via è stato il suo rifugio. Ne è sceso stanco e ha riacquistato le forze. Stando sull’albero, Gesù lo ha illuminato con la sua luce; sul ramo, le tenebre si sono dissipate.

Eva ha seguito il cattivo consiglio e l’ha fatto suo, ma è apparsa Maria, la Santa, e le ha ridato l’antico splendore. Il serpente ha mescolato segretamente il peccato con il sangue della morte e lo ha porto ad Eva. E perché ella non rifiutasse la bevanda, ha simulato amicizia. Nostro Signore ha mescolato col sangue il proprio vino, lo ha reso medicamento di vita e lo ha dato a bere. L’innocente (Maria) ha assaggiato ed ha dominato il sale mortale della terra. In paradiso, il peccato ha assalito Eva e quando ella gli ha ceduto l’ha scacciata dal paradiso. Ha dato ascolto al serpente ed ha perso il giardino. Il serpente che non ha piedi ha impedito il passo ad Eva, ma Maria ha servito la madre. La giovane ha portato la vecchia per poter vivere nell’antica dimora. È morta Eva in tarda età, ma ha generato Maria, tornando così, giovane. La nascita della figlia ha riparato la colpa dell’antica madre. Eva ha nascosto nel nostro feto il fermento della morte e della miseria. Ma è apparsa Maria che ha tolto questo fermento, perché le creature non si corrompessero.

Dio ha celato le sue onde nella Vergine. Dalla gloriosa è sgorgata la vita. I torrenti hanno risalito i monti, sopra le valli e le voragini. Il Maligno è stato vinto dall’annuncio del Figlio, dinanzi al quale tutti si sono prosternati. A quelli che chiedevano ha rivelato la sua natura, i campi si sono inariditi non potendo sopportare la sua gloria. Quella medicina ha fortificato i ricchi nella grazia, le loro mani l’hanno accolta nel lutto. Le nazioni l’hanno presa, essa ha sanato la ferita prodotta dal serpente.

Il mare della misericordia ha rotto i suoi argini per lavare le colpe di Zaccheo. La grazia ha vinto la colpa, il colpevole si è sollevato senza subire condanna. Gesù è stato benigno con i peccatori, anche se i nemici lo hanno percosso. Il suo amore è stato quello del pastore che è uscito in cerca della pecorella smarrita (Lc 15,4-7). Egli ha affermato solennemente, perché noi gli credessimo, di non volere la nostra perdizione; quando un peccatore fa penitenza, il Padre e i suoi angeli esultano (Lc 15,7-10).

Un giorno, ha vietato di persistere nell’odio e nell’ira. Ha voluto renderci simili a lui che tante colpe perdona agli uomini. Essendo egli giusto, ci salva dalla perdizione dandoci a tal fine i mezzi. In cielo, gli angeli tremano davanti a lui, e agli abitanti della terra si permette di vincere.

Quando le lacrime corrispondono a quello che chiede, egli si lascia commuovere. Tende il suo arco per spaventarci, ma ha pietà e l’arco perde tensione.

Passando vicino all’albero, ha visto il peccatore, lo ha abbracciato con lo sguardo e si è fermato. Un giorno, per Simone oggi ha gioito per Zaccheo e gli ha ordinato di scendere subito dal sicomoro. Il giusto ha comandato al peccatore di comparire triste davanti al tribunale. Come si sarà rallegrato il colpevole, quando ha incontrato il Giudice misericordioso.

Quanto più Zaccheo ha temuto, quanto meno ha osato chiedere il perdono; tanto più il Signore ha avuto pietà, tanto più gli ha usato misericordia.

Giusto e clemente è il Signore, abbiate paura, voi peccatori, ma abbiate fiducia! Perdona le colpe a coloro che fanno penitenza e manda castighi agli ostinati. Per mezzo di Zaccheo, egli ci chiama: guardate al suo amore! Come il pescatore, il Signore getta le reti per potervi prendere in gran numero.

Ha preso il penitente dall’albero, l’ha trapiantato subito nel suo giardino. Ha visto che come Adamo egli aveva perduto la sua gloria, perciò lo ha vestito di un abito tessuto di misericordia. Lodate il Signore che ha trovato e accolto un peccatore, che altrimenti si sarebbe perduto. Ci ha mostrato con ciò la via della sua misericordia.

Signore, invece di salire su un albero, io vengo nella tua casa, mi salvi il tuo mistero! Più grande è la croce che il ramo, si riversi sopra di me la tua misericordia!

Categorie: Anno C (2024/25), Letture - rito ambrosiano
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