Share this emailCopy the public link or share it on your favorite channel.
logo_newsletter
07 Marzo 2025

Lectio divina e letture della S. Messa con commenti

Cristo Pantocrator di S. Caterina del Sinai

Rito romano

1.a Domenica di Quaresima - C

In Cristo fosti tu ad essere tentato, in lui
tu riporti vittoria.
S. Agostino, Esp. sul sal. 60, 2





PRIMA LETTURA
Professione di fede del popolo eletto.
Dt 26,4-10

SALMO RESPONSORIALE
Sal 90

R/. Resta con noi, Signore, nell’ora della prova.

SECONDA LETTURA
Professione di fede di chi crede in Cristo.
Rm 10,8-13

CANTO AL VANGELO
(Mt 4,4)

VANGELO
Gesù fu guidato dallo Spirito nel deserto e tentato dal diavolo.
Lc 4,1-13

PREGHIERA DEI FEDELI
...




PERCORSO ESEGETICO

Nella prima delle tentazioni
il diavolo si serve della debolezza della nostra carne
e ci spinge ad avere timore della sofferenza
dubitando della provvidenza divina.



DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI, CAP. 11, 1-44
Gesù le disse: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?”. (vv. 25-26)

DAL VANGELO SECONDO MATTEO, CAP. 26, 36-46
Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole. (v. 41)

DAL VANGELO SECONDO LUCA, CAP. 12, 13-34
Non cercate perciò che cosa mangerete e berrete, e non state con l’animo in ansia: di tutte queste cose si preoccupa la gente del mondo; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. (vv. 29-30)

DALLA SECONDA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI CORINZI, CAP. 12, 1-10
Ed egli mi ha detto: “Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza”. (v. 9)

DALLA LETTERA DI S. PAOLO APOSTOLO AI FILIPPESI, CAP. 4, 10-20
Ho imparato ad essere povero e ho imparato ad essere ricco; sono iniziato a tutto, in ogni maniera: alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in colui che mi dà la forza. (vv. 12-13)

DAL LIBRO DI GIOBBE, CAP. 1, 1-2, 13
Satana rispose al Signore: “Pelle per pelle; tutto quanto ha, l’uomo è pronto a darlo per la sua vita. Ma stendi un poco la mano e toccalo nell’osso e nella carne e vedrai come ti benedirà in faccia!”. (vv. 2, 4-5)

DAL LIBRO DELL’ESODO, CAP. 15, 22-16, 36
Gli Israeliti dissero ...: “Fossimo morti per mano del Signore nel paese d’Egitto, quando eravamo seduti presso la pentola della carne, mangiando pane a sazietà! Invece ci avete fatti uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine”. (v. 3)

DAL LIBRO DELL’ESODO, CAP. 17, 1-7
Si chiamò quel luogo Massa e Meriba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: “Il Signore è in mezzo a noi sì o no?”. (v. 7)

DAL SECONDO LIBRO DEI MACCABEI, CAP. 7
disse dignitosamente: “Da Dio ho queste membra e, per le sue leggi, le disprezzo, ma da lui spero di riaverle di nuovo”. (v. 11)



COMMENTO PATRISTICO

S. AMBROGIO
In Luc., 4, 7-9.41 s.




Le tentazioni nel deserto

Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo” (Lc 4,1-2 Mt 4,1). Conviene ricordare come avvenne che il primo Adamo fu cacciato dal paradiso nel deserto, affinché tu rifletta in qual modo il secondo Adamo dal deserto sia tornato al paradiso.

Osservate come la condanna sia stata revocata, e i benefici di Dio reintegrati nei loro disegni. Adamo fu plasmato con la terra vergine, Cristo è nato da una vergine; quegli fu fatto ad immagine di Dio, questi è la stessa immagine di Dio; quello fu posto al di sopra di tutti gli animali sprovvisti di ragione, questo è al di sopra di tutti i viventi; per mezzo di una donna venne la perdizione, per mezzo di una vergine viene la sapienza la morte per mezzo di un albero, la vita per la croce.

L’uno, spoglio delle cose spirituali, si coprì con le foglie di un albero; l’altro, spoglio delle cose del mondo, non ebbe bisogno del rivestimento corporale. Nel deserto Adamo, nel deserto Cristo; questi infatti sapeva dove poter trovare l’uomo condannato per ricondurlo al paradiso, dopo averne cancellato la colpa. Ma, poiché l’uomo non poteva tornare al paradiso coperto delle spoglie di questo mondo, - e non può essere cittadino del cielo se non chi si è spogliato di ogni colpa, - abbandonò il vecchio uomo, e si rivestì del nuovo, di modo che si avesse più un mutamento di persona che di sentenza, poiché non si possono abrogare i decreti divini.

Colui che nel paradiso, senza guida, smarrì la via assegnatagli, come avrebbe potuto, senza guida, riprendere nel deserto la via smarrita, lì dove le tentazioni sono moltissime, difficile lo sforzo verso la virtù, facile la caduta nell’errore? La virtù è un po’ come le piante dei boschi: quando sono ancora basse salgono da terra verso il cielo; quando la loro età cresce nel tenero fogliame, esposte come sono al pericolo di denti crudeli, possono essere facilmente tagliate e inaridite. Ma quando l’albero si sia stabilito su profonde radici, e si erga con l’altezza dei rami, invano sarebbe attaccato dai morsi delle fiere, dalle braccia dei contadini e dal soffio delle procelle.

Quale guida dunque egli avrebbe potuto seguire contro tanti adescamenti di questo mondo, contro tanti inganni del diavolo, sapendo che noi dobbiamo lottare prima di tutto «contro la carne e il sangue», poi contro le “potenze, contro i principi del mondo delle tenebre, e contro gli spiriti del male che circolano nell’aria” (Ef 6,11-12)?

Avrebbe potuto seguire un angelo? Ma l’angelo stesso è caduto; le legioni degli angeli a malapena sono state utili a qualcuno (Mt 26,53 2Re Mt 6,17-18). Sarebbe potuto essere inviato un serafino? Ma un serafino discese sulla terra in mezzo a un popolo che aveva le labbra immonde (Is 6,6-7), e riuscì soltanto a purificare le labbra di un profeta con un carbone ardente. Si dovette cercare un’altra guida, che tutti quanti noi potessimo seguire.

E chi poteva essere una guida così grande che potesse aiutare tutti, se non colui che è al di sopra di tutti? Chi avrebbe potuto mettersi al di sopra del mondo, se non chi è più grande del mondo? Chi poteva essere una guida così sicura, che potesse condurre nella stessa direzione l’uomo e la donna, il giudeo e il greco, il barbaro e lo scita, il servo e l’uomo libero, se non il solo che è tutto in tutti, cioè il Cristo?...

Noi dunque non temiamo le tentazioni, ma piuttosto vantiamocene e diciamo: “È nella debolezza che siamo potenti” (2Cor 12,10), è allora infatti che viene intrecciata per noi la corona della giustizia (2Tm 4,8). Ma questa corona di cui si parla è quella adatta a Paolo, mentre noi, dato che vi sono diverse corone, dobbiamo sperare di riceverne una qualsiasi. In questo mondo corona è l’alloro, e corona è lo scudo. Ma ecco, a te viene offerta una corona di delizie, perché “una corona di delizie ti farà ombra” (Pr 8,6); e altrove: “Ti circonderà con lo scudo della sua benevolenza” (Sal 5,13 Sal 90,5); infine, il Signore “ha coronato di gloria e onore colui che amava” (Sal 8,6). Dunque, colui che vuol darci la corona permette anche le prove: se sarai tentato, sappi che egli ti sta preparando la corona. Togli i combattimenti dei martiri, hai tolto le corone; togli i loro tormenti, hai tolto i loro trionfi.

Forse che la tentazione di Giuseppe non è stata la consacrazione della sua virtù (cf. Gn 39,7ss), l’ingiustizia del carcere la corona della sua castità? In qual modo avrebbe potuto ottenere di essere associato in Egitto alla dignità regale, se non fosse stato venduto come schiavo dai suoi fratelli? (Gn 41,43). Egli stesso dimostrò che tutto questo fu voluto da Dio per mettere alla prova il giusto, dicendo: “in modo da far sì che oggi molta gente si salvasse” (Gn 50,20). Non dobbiamo quindi temere come fossero sciagure le prove del mondo, grazie alle quali si preparano per noi le buone ricompense; piuttosto, tenendo conto della condizione umana, dobbiamo chiedere di subire quelle prove che possiamo sopportare.

Categorie: Anno C (2024/25), Letture - rito romano, Quaresima

Rito ambrosiano

I DOMENICA DI QUARESIMA - C

Pietoso e pronto al perdono è il Signore
che non ci tratta secondo i nostri peccati,
ma, come un padre perdona i suoi figli,
così è pietoso con noi il nostro Dio.
Nel suo amore, che a tutti è vicino, cerchiamo rifugio
per celebrare con gioia
la pasqua del nostro Salvatore.
Cfr. Sal 102 (103), 8. 10. 13





LETTURA
Ritornate a me con digiuni, laceratevi il cuore.
Gl 2, 12b-18

SALMO RESPONSORIALE
Sal 50 (51), 3-6b. 8. 11

R/. Rendimi puro, Signore, dal mio peccato.

EPISTOLA
Come atleti, anche noi dobbiamo astenerci da ciò che nuoce.
1 Cor 9, 24-27

CANTO AL VANGELO
(Cfr. Mt 4, 4)

VANGELO
I quaranta giorni di digiuno osservati da Gesù.
Mt 4, 1-11

PREGHIERA DEI FEDELI
...




COMMENTO AL VANGELO

DOM PROSPER GUERANGER
Da L’anno liturgico





Le tre tentazioni.

Satana lo tenta prima nella carne, insinuandogli il pensiero che avrebbe adoperato il suo potere soprannaturale per saziare immediatamente la fame che lo stimola. Dì che queste pietre diventino pani: tale è il suggerimento del demonio al Figlio di Dio. Esso vuol vedere se la premura di Gesù nel soddisfare al bisogno del suo corpo non lo denoterà per un uomo debole e soggetto alla intemperanza. Quando invece viene a noi, tristi eredi della concupiscenza di Adamo, le sue suggestioni si spingono ancora oltre: aspira a macchiarci l’anima per mezzo del corpo. Ma la suprema santità del Verbo incarnato non poteva permettere che Satana ardisse di fare una simile prova del suo potere sopra di lui, alla stessa maniera che tenta l’uomo nei suoi sensi. In questo, dunque, il Figlio di Dio ci dà una lezione di temperanza; e sappiamo che per noi la temperanza è la madre della purità, e che l’intemperanza solleva la ribellione dei sensi.

La seconda tentazione è di superbia. Gettati sotto, e gli Angeli ti sosterranno. Qui il nemico vuoi vedere se i favori del cielo hanno generato nell’anima di Gesù quell’alterigia e quella ingrata presunzione, che inducono la creatura ad attribuire a sé i doni di Dio e a dimenticare il proprio benefattore, per mettersi a regnare al suo posto. L’Angelo ribelle è deluso ancora una volta, e l’umiltà del Redentore spaventa la sua superbia.

Fa allora un ultimo tentativo. Forse, pensa, colui che s’è mostrato così temperante ed umile, sarà sedotto dall’ambizione della ricchezza. “Guarda lo splendore e la gloria di tutti i regni della terra: io te li posso dare, purché mi adori. Gesù respinge sdegnato la meschina offerta, e caccia via da sé il seduttore maledetto, il principe del mondo, insegnandoci con tale esempio a disprezzare le ricchezze della terra ogni volta che, per conservale od acquistarle, dovessimo violare la legge di Dio e rendere un omaggio a Satana.

Le vittorie e l’esempio di Cristo.

Ora, in che modo il Redentore, nostro divino capo, respinge la tentazione? Ascolta forse i discorsi del suo nemico? Gli lascia il tempo di far brillare davanti agli occhi tutto il suo prestigio? È così che troppo spesso abbiamo fatto noi, e siamo stati vinti. Gesù oppone semplicemente al nemico lo scudo dell’inflessibile Legge di Dio:
Sta scritto: – gli risponde – Non di solo pane vive l’uomo. Sta scrìtto: Non tenterai il Signore Dio tuo. Sta scritto: Adorerai il Signore Dio tuo e servirai a lui solo. Seguiamo d’ora innanzi questa grande lezione. Eva si perdette, e con essa il genere umano, per aver intavolato conversazione col serpente. Chi procura la tentazione vi soccomberà. In questi santi giorni il cuore è più guardingo, le occasioni sono allontanate e le abitudini interrotte; purificate dal digiuno, dalla preghiera e dall’elemosina, le anime nostre risusciteranno con Gesù Cristo; ma conserveranno questa nuova vita? Tutto dipenderà dalla nostra condotta nelle tentazioni.

Categorie: Anno C (2024/25), Letture - rito ambrosiano
vieni a trovarci on line
facebook twitter