M. Zaninelli, Quando la profezia ha ancora qualcosa da dire Thomas Merton e la sua proposta di rinnovamento monastico

M. Zaninelli, Quando la profezia ha ancora qualcosa da dire Thomas Merton e la sua proposta di rinnovamento monastico

Claretianum
17 gennaio 2019
Roma
Pubblicato su Testimoni, n. 5 del 2019

Thomas Merton, è stato un punto importante di riferimento spirituale nel secolo scorso per molte persone: monaci, religiosi e laici. Ma è stato, probabilmente, anche, uno tra i personaggi più difficili da identificare nel panorama spirituale, in quanto, poco “incasellabile” in quei normali parametri, verso i quali siano comunemente abituati a guardare. In altre parole non è semplice collocarlo e definirlo in maniera più ordinaria.

Ha sempre coltivato la tradizione e l’ha diffusa ampiamente nei suoi scritti, al punto che potremmo definirlo postmoderno, eclettico e a volte trasgressivo verso quei temi che cercano di definire il monachesimo in una maniera poco corretta secondo la normale idea di monaco e di comunità monastica. Così si esprimeva nel novembre 1965, nella prefazione al suo volume Diario di un testimone colpevole:

«Purtroppo molti credono che la vita contemplativa sia pura e semplice “clausura” e immaginano i monaci come piante di serra coltivate in una vita di preghiera gelosamente protetta e surriscaldata spiritualmente. Bisogna invece ricordare che la vita contemplativa è prima di tutto vita, e che la vita implica apertura, crescita, sviluppo. Rinchiudere il monaco contemplativo in una cerchia di orizzonti ristretti e di interessi esoterici significa condannarlo a una sterilità spirituale ed intellettuale» (Diario di un testimone colpevole, pag. 9, Garzanti, Milano 1992/1° edizione).

L’esperienza della vita lo aveva probabilmente convinto che il contemplativo, pur avendo scelto di vivere nel “silenzio” e nel “distacco”, non è “avulso” dal tempo, fuori dal mondo, nel quale, anch’egli, è saldamente radicato. Di conseguenza, come scriveva in un testo significativo:

«il mistico e l’uomo spirituale che oggi rimangono indifferenti ai problemi degli uomini loro compagni e che sono pienamente capaci di affrontare questi problemi, si troveranno inevitabilmente coinvolti nella stessa rovina» (Il contemplativo e l’ateo, pag. 6-7, La Locusta, Vicenza 1986).

Nel suo testo, ancora oggi più famoso: La montagna dalle sette balze, Merton allarga la riflessione alle strutture monastiche, al punto tale che, il 25 luglio del 1958, poco soddisfatto della propria vita monastica, così scriveva:

«Un monastero senza un “programma”. Senza un lavoro particolare da compiere. Monaci per “vivere”, non per essere monaci, distinti da ogni altro tipo di essere, bensì “uomini”, figli di Dio. Senza un futuro speciale: niente campagne per postulanti. Senza alcuna reputazione o fama particolare. Un monastero nascosto, magari non conosciuto come tale. Magari senza nemmeno indossare abiti speciali. Senza edifici visibilmente distinti» (A search for solitude. Pursuing the Monk’s life, Harper&Collins, N.Y., 1965, pag. 208-210).

Pensieri affascinanti, penso, dove possiamo scorgere il desiderio e la inconsapevolezza di una certa “profezia”, riproponendoci quelle contraddizioni di quegli anni nella vita monastica, religiosa e sociale, dove si sentiva “testimone colpevole” e che anche oggi ci interrogano profondamente.

Tutto ciò potrebbe consegnarci quella carica giusta di provocazione e di inquietudine che non si devono perdere nella testimonianza del nostro essere discepoli di Cristo e che potrebbe consentirci di riprendere il filo della “giusta profezia”, alla quale, tutti siamo chiamati, quali battezzati, così da permettere alla vita di fiorire e alla fede di ancorarsi.

Non è possibile comprendere a fondo l’evoluzione spirituale di Thomas Merton se non si guarda, seppur velocemente ma con attenzione, ai fatti rilevanti del suo crescere come uomo, a quegli eventi che lo hanno segnato nella sua vita. E’ utile prestare attenzione al tessuto umano e culturale che genera la sua esperienza spirituale. Inoltre, il dialogo con il mondo contemporaneo del suo tempo, può dare delle risposte anche alle esigenze odierne della vita religiosa o monastica.

(segue)

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