M. Trichilo, Quærere Deum: la ricerca di Dio, fondamento di un nuovo umanesimo cristiano e culturale nel Discorso di Benedetto XVI al Collège des Bernardins a Parigi.

M. Trichilo, Quærere Deum: la ricerca di Dio, fondamento di un nuovo umanesimo cristiano e culturale nel Discorso di Benedetto XVI al Collège des Bernardins a Parigi.

Capitolo 3 

 

3. Benedetto XVI: quærere Deum con intelligenza di fede. Lettura critica del discorso

«Mi pare che il Papa abbia voluto sottolineare soprattutto che la ragione nel senso pieno del termine è uno dei nomi di Dio e dunque un aspetto centrale della fede cristiana». Sono parole pesate queste di Jean-Luc Marion, intellettuale francese di fama mondiale e già docente  alla Sorbona di Parigi.

«Ci troviamo in un luogo storico, edificato dai figli di San Bernardo di Clairvaux e che il Suo predecessore, il compianto Cardinale Jean-Marie Lustiger, ha voluto come centro di dialogo tra la Sapienza cristiana e le correnti culturali intellettuali e artistiche dell’attuale società». Si tratta di uno dei più grandi discorsi di Benedetto XVI quello pronunciato al Collège des Bernardins, di un nuovo e rilevante tassello del suo pontificato avente per oggetto il rapporto fede-ragione e le radici della cultura europea, con una riflessione condensata sul quærere Deum, cuore e nucleo della vita monastica, motore di civiltà spirituale e intellettuale, con un riferimento costante alle radici culturali dell’Europa. E’ questo lo scopo del discorso. Aggiungere altro significherebbe deturpare la bellezza della sua riflessione, tra le più intense del suo magistero pontificio. Questa riflessione è tutta concentrata, con uno stile pedagogicamente intrigante, verso un unico tema, che è come una fiamma dell’esperienza monastica, come il fondamento generativo di civiltà.

Il Papa, parlando dei monaci, così afferma: «Il loro obiettivo era “quærere Deum, cercare Dio. Nella confusione dei tempi in cui niente sembrava resistere, essi volevano fare la cosa essenziale: impegnarsi per trovare ciò che vale e permane sempre, trovare la Vita stessa. Erano alla ricerca di Dio. Dalle cose secondarie volevano passare a quelle essenziali, a ciò che, solo, è veramente importante e affidabile. Si dice che erano orientati in modo “escatologico”. Ma ciò non è da intendere in senso cronologico, come se guardassero verso la fine del mondo o verso la propria morte, ma in senso esistenziale: dietro le cose provvisorie cercavano il definitivo».

Come la ricerca di Dio fa fecondare l’intelligenza dell’uomo divenendo così lievito di cultura? Benedetto XVI fa emergere in queste considerazioni un’analogia fondamentale e immediata: anche oggi, nella confusione dei tempi, viviamo lo stesso declino di ieri.  Siamo diventati quasi “orfani” dei valori esistenziali e spirituali, immersi anche noi nelle cose “secondarie” della vita, cancellando dal nostro orizzonte interiore le cose “essenziali”, quanto cioè è “ solo, importante e affidabile” per noi. C’è, in questo, un prezioso rimando al discorso di Subiaco del 2005, quando così parlò da cardinale, a riguardo: «La forza morale non è cresciuta assieme allo sviluppo della scienza, anzi, piuttosto è diminuita, perché la mentalità tecnica confina la morale nell’ambito soggettivo, mentre noi abbiamo bisogno proprio di una morale pubblica, una morale che sappia rispondere alle minacce che gravano sull’esistenza di tutti noi. Il vero, più grave pericolo in questo momento sta proprio in questo squilibrio tra possibilità tecniche ed energia morale».

(segue)

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