M. Schoepflin, Recensione a Santa Gertrude la Grande «de grammatica facta theologa»

M. Schoepflin, Recensione a Santa Gertrude la Grande «de grammatica facta theologa»

Fu il vescovo ribelle Alberto di Brunswick a radere al suolo il monastero cistercense di Helfta, non lontano da Eisleben, nella regione tedesca della Sassonia. Accadde nel 1342, una quarantina d’anni dopo la scomparsa della figlia più illustre di quel glorioso centro monastico che, in epoca medievale, rappresentò per più di un secolo un autentico faro di fede e di cultura: si chiamava Gertrude ed era nata nel 1256. Della sua vita si hanno scarsissime notizie, ma per comprendere chi sia stata è sufficiente ricordare che è l’unica donna tedesca a essersi meritata l’ eloquente appellativo “la Grande” – die Grosse, in lingua germanica –. Notizie davvero preziose sulla sua luminosa vicenda spirituale ci provengono dal Legatus divinae pietatis, in cinque libri, di cui il secondo scritto proprio da Gertrude. Si tratta del racconto di una vertiginosa esperienza mistica, imperniata sul rapporto che lega la santa monaca a Cristo, un rapporto tanto profondo quanto intimo, che la travolge sino a unirla pienamente al Signore. Fino alla prima metà del XVI secolo la figura di Gertrude rimase nell’oblio; poi, fra il 1654 e il 1674 la sua notorietà aumentò a tal punto che l’intero ordine benedettino ottenne di praticarne il culto. Da qualche anno la personalità di Santa Gertrude è fatta oggetto di studi importanti, come testimonia il recente volume, curato da Bernard Sawicki O.S.B. e Ruberval Monteiro O.S.B., Santa Gertrude la Grande «de grammatica facta theologa» (Studia Anselmiana, pp. 310, euro 39,95), che presenta gli Atti di un articolato convegno sulla Santa tenutosi a Roma nell’aprile del 2018 per iniziativa del Pontificio Ateneo Sant’Anselmo.  Il convegno – scrive nella Presentazione Madre Maria Augusta Tescari OCSO, postulatrice della causa di dottorato di Gertrude di Helfta  – “aveva la pretesa di scrutare la teologia  della Santa nelle sue grandi specificazioni e nella sua fondamentale unità: Dio Uno e Trino, i vari volti di Cristo, la Chiesa sposa”. Come è facile notare, si tratta di un orizzonte particolarmente vasto, scelto perché tale fu quello di Gertrude che si dimostrò “capace di vivere e di presentare in maniera semplice, concreta e luminosa l’unità e la semplicità della fede nella sua integralità: la Trinità, Cristo, la Chiesa (e nella Chiesa: Maria, gli angeli, i santi, le anime del Purgatorio, la persona, la comunità, la missione)”. Nel suo intervento, Padre Mauro-Giuseppe Lepori, Abate Generale dell’Ordine Cistercense, cita la seguente espressione che San Gregorio usa per descrivere la condizione interiore di San Benedetto: “Recessit igitur scienter nescius et sapienter indoctus”, ovvero: “Si ritirò pertanto consapevolmente ignorante e sapientemente incolto”. Benedetto disprezzò la scienza stimata dal mondo e stimò quella che il mondo disprezza. Così fece anche Santa Gertrude la Grande «de grammatica facta theologa».

Maurizio Schoepflin

Bernard Sawicki O.S.B. – Ruberval Monteiro O.S.B. (a cura di), Santa Gertrude la Grande «de grammatica facta theologa», Studia Anselmiana, pp. 310, euro 39,95.

 

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