M. Schoepflin, Il Natale. Azione e contemplazione.

Il Santo Natale dovrebbe costituire per il credente un’occasione privilegiata di riflessione sui fondamenti della fede. Il mistero per il quale Dio, l’Onnipotente, si è abbassato fino ad assumere la natura umana nella sua forma più debole e fragile, quella di un bambino, per offrire all’uomo la salvezza, non può non invitare a un atteggiamento di revisione della propria esistenza e segnare un momento di svolta finalizzato a concretizzare una vita sempre più conforme agli insegnamenti di Gesù. Per sviluppare una meditazione che aiuti a percorrere questo cammino di conversione, un grande aiuto può provenire dall’insegnamento dei Maestri della spiritualità cristiana, che, con il loro pensiero, hanno consolidato in maniera decisiva il patrimonio lasciato dalla predicazione del Signore e custodito dalla Tradizione della Chiesa. Fra queste grandi personalità spicca San Bernardo di Chiaravalle, autore, tra l’altro, di alcuni profondi Sermoni per il Tempo di Natale. A essi, cui ha dedicato illuminanti riflessioni Madre Maria Francesca Righi, Badessa del Monastero trappista di Valserena, farò qui riferimento, privilegiando in modo particolare la III, la IV e la V di queste splendide prediche, per proporre alcune meditazioni sul tema della Natività legata alla rinascita spirituale dell’uomo. San Bernardo, il mistico di maggior rilievo della tradizione monastica benedettina, vissuto tra il 1091 e il 1153, seppe unire mirabilmente azione e contemplazione. Fondò il monastero di Chiaravalle, che, nonostante la severità di vita che egli imponeva a sé e ai suoi monaci, divenne ben presto un luogo di grande richiamo nonché il centro ideale del monachesimo occidentale. A proposito di questo grande santo, Claudio Leonardi ha scritto le seguenti illuminanti considerazioni: “Il suo tema dominante è quello della pienezza dell’amore divino che viene a compiere la più profonda aspirazione dell’uomo, il suo desiderio più autentico. […] Solo Bernardo ha espresso il vecchio tema monastico della contemplazione nei termini dell’unione d’amore tra l’uomo e Dio. […] Per questo la sua parola chiave è l’amore. […] L’incarnazione è definita un bacio; la bocca che bacia è il Verbo che si fa carne, e chi viene baciato è la carne assunta dal Verbo. E l’amore è gratuito, non ha altri scopi che se stesso. […] L’esperienza di Dio, la mistica, ha portato Bernardo a questa alta rappresentazione del Cristo come luogo dell’amore”. Nel V Sermone il celebre Dottore della Chiesa esordisce chiamando Gesù Bambino “mediatore e garante” della riconciliazione. Ma come è possibile che un semplice bambino, nato in una stalla, possa essere mediatore, si chiede retoricamente Bernardo? E a tale proposito, per definire questo mistero, usa parole di una profondità commovente. “È davvero un bambino (infans = non parla), ma è il Verbo (Parola) bambino, Verbo di cui neppure l’infanzia tace. Consolatevi, consolatevi, dice il Signore Dio nostro. Dice questo l’Emmanuele, il Dio con noi. Grida questo la stalla, lo grida la mangiatoia, lo gridano le lacrime, lo gridano i panni. Grida la stalla pronta a prepararsi a prendersi  cura dell’uomo che era caduto nelle mani dei ladroni, lo grida la mangiatoia che offre il nutrimento all’uomo che era stato posto al livello delle bestie, lo gridano le lacrime, lo gridano i panni con cui si lavano e si puliscono le ferite sanguinanti di quest’uomo”. Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono misericordiosi, anzi, la Trinità è una sola misericordia.

Caratteristica propria di Dio è essere misericordioso, mentre siamo noi a costringerlo a giudicare e a condannare. Dio – scrive Bernardo – “prende dal suo essere il motivo e l’origine dell’aver misericordia, mentre prende piuttosto dal nostro essere il motivo del giudicare e del punire”. Un’altra affermazione forte contenuta nel medesimo Sermone è quella secondo cui la consolazione di Dio è per i poveri: “Tutta questa consolazione si offre con benevolenza a coloro che attendono in silenzio il Signore, a quelli che piangono, ai poveri vestiti di stracci”, e non certo a quelli che sfoggiano ricche vesti e occupano i primi posti nelle sinagoghe. Nel III Sermone si sottolinea in particolare come Cristo capovolga il criterio proprio del mondo: sceglie di nascere di notte, bambino, in una stalla, mentre chiunque, se gli fosse data la possibilità di scelta, opterebbe – dice Bernardo – per un corpo robusto e un’età matura, piuttosto che per un corpo fragile e un’età infantile. Inoltre il Verbo è sapienza fatta carne, è sapienza che “o uomo, ti si rivela nella carne, quella sapienza un tempo nascosta ecco che ormai si inserisce nei tuoi stessi sensi carnali”. … (segue)

Fonte: Rivista Fatebenefratelli, N. 4 OTTOBRE/DICEMBRE 2020

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