M. Schoepflin, Il monachesimo per Madre Piccardo

M. Schoepflin, Il monachesimo per Madre Piccardo

Recensione a C. Piccardo, Alle sorgenti della salvezza. La vita contemplativa oggi
Pubblicato su: Verona fedele, 13 marzo 2016 – pag. 23

Madre Cristiana Piccardo, dell’Ordine Cistercense della Stretta Osservanza, è una delle grandi figure dei monachesimo del nostro tempo. Nata a Genova nel 1925, ricevette la prima formazione, che per lei fu determinante, frequentando l’Azione Cattolica negli anni ‘50 del secolo scorso. Nel 1958 fece il suo ingresso nel monastero trappista dì Vitorchiano, divenendone la badessa nel 1961.

Durante i ventiquattro anni in cui ha guidato la comunità, madre Cristiana ha incoraggiato e reso possibile la nascita di ben cinque nuove fondazioni monastiche in diverse parti del mondo. Dal 1991 al 2002 è stata badessa del monastero eretto dalla trappa di Vitorchiano a Humocaro in Venezuela, dove attualmente vive. Nel 1994 ha partecipato al Sinodo per la Vita consacrata, presentando la relazione “La vita contemplativa oggi”.

L’instancabile tensione pedagogica, l’accoglienza delle nuove generazioni, che s’impegnano nella ricerca di Dio e del senso della propria esistenza, e una indomabile fiducia nell’uomo sono le coordinate dell’esperienza monastica che ella ha sempre trasmesso alle consorelle e che si riflette nei suoi numerosi scritti, ai quali va ora ad aggiungersi questo denso e significativo volume dedicato alla vita contemplativa, curato dal Monastero trappista Valserena e arricchito da una bella introduzione di madre Rosaria Spreafico, attuale badessa di Vitorchiano. Tra i vari interventi accolti nel libro, spicca il testo di quanto madre Piccardo disse rivolgendosi ai Vescovi riuniti nella IX Assemblea ordinaria del Sinodo tenutasi nei 1991. In esso la madre afferma che la vita monastica è soprattutto memoria e vigilia, ricordo e vigilanza. La monaca e il monaco, uniti alle loro comunità, fanno costantemente memoria delle meraviglie che Dio ha compiuto e compie per gli uomini e nello stesso tempo vigilano, tenendo accesa la lampada della fede e dell’amore. Quest’opera di ricordo e di vigilanza si compie innanzitutto nella liturgia e nella preghiera, e poi attraverso la vita comunitaria, che richiede un profondo esercizio della carità, l’ascesi, il lavoro e l’accoglienza, che fa si che le porte della trappa e della sua foresteria siano costantemente aperte. Scrive madre Cristiana: “il monachesimo dì oggi non é diverso da quello di ieri e il suo messaggio continua a essere sempre lo stesso: l’uomo è fatto per Dio e non trova pace finché a lui non aderisce e non riposa in lui solo… Ogni monastero è seme infinitesimale ma fecondo di trascendenza”.

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