M. F. Righi, Thomas Merton fratello nella vocazione monastica e profeta del rinnovamento

M. F. Righi, Thomas Merton fratello nella vocazione monastica e profeta del rinnovamento

Intervento al Convegno
“Silenzio dialogo pace”
1 dicembre 2018
Bologna

Signora,
a te Dio ha dato la missione di portarci all’unione,
perché attraverso una Donna
noi possiamo essere riformati alla Sapienza.
Attraverso di te posso venire alla solitudine
Per essere solo con Dio
Tu sei stata resa la finestra del cielo

 

Fare memoria di Thomas Merton a 50 anni dalla morte.

  • Premessa: una storia inquieta
  • Una storia sacra
  • Un carisma incarnato nella storia (Merton e Bernardo)
  • Uno spirituale e un letterato, (Merton e Agostino)
  • Inculturare la fede
  • Dalla tradizione una proposta di nuovo e antico umanesimo
  • La vita monastica e la formazione
  • Excursus: Il buddismo
  • Al banchetto della Sapienza
  • Conclusione

 

Premessa: una storia inquieta

Poniamo la nostra riflessione nell’arco di avvenimenti storici di cui non è ancora del tutto misurata la portata: 1968. Merton scriveva il 6 aprile 1968 annotando il momento in cui era venuto a conoscenza dell’uccisione di Martin Luther King: Come un animale, come la bestia dell’Apocalisse l’assassinio di Martin Luther King incombeva sull’auto che viaggiava. Effettivamente ciò ha confermato tutti i timori, la sensazione che il 1968 è un anno bestiale, in cui le cose si espliciteranno in un modo definitivo e inesorabile. A cavallo di un’epoca, una data che pur non indicando un evento storico preciso ma un fenomeno culturale diventa uno spartiacque epocale.

In quell’anno con Merton muoiono Guardini Padre Pio, Barth, Quasimodo, Robert Kennedy, Martin Luther King, il card. Bea, Giovannino Guareschi, personaggi che in qualche modo segnano il carattere di un’epoca. Animata dalla speranza di un mondo nuovo, di una novità nella storia, la rivoluzione del ’68 produce effetti a lunga gittata ma non rispondenti agli ideali di un’umanità nuova.

I giovani del ‘68 contestavano la tradizione e la società del benessere e del consumo mentre s’ispiravano alla società comunista; due proposte di uomo e di società che, pur apparendo alternative, provenivano da un’unica radice anti-cristiana. Due proposte di uomo e di società alle queli Merton, diventato cirstiano, sacerdote e monaco, contrappone la radicalità della sequela di Cristo.

Dice Augusto dal Noce in un articolo contemporaneo a quei fatti: La società del benessere, infatti […] ha raggiunto una forma di empietà maggiore del marxismo, è l’unica nella storia del mondo che non abbia origine da una religione, ma sorga essenzialmente contro una religione, anche se per paradosso, questa religione è la marxista (ma successivamente, la critica si estende a ogni altra forma di religione).

Il ‘68 ha dato inizio a un’esaltazione della soggettività, svincolata da qualsiasi norma morale oggettiva, ponendo così la scure alla radice della civiltà e della cultura europea così come si era delineata sulla base della radice cristiana:

Lasciamo da parte l’evidente esagerazione giovanile – continua Del Noce – dobbiamo però riconoscere che una linea di tendenza è stata individuata. Perché una volta che il criterio del vero, come criterio vissuto, sia messo da parte, e sia stato sostituito con quelli dell’originale, dell’importante, del nuovo, del sincero, dell’autentico, dell’eretico, del progressivo, ecc., è inevitabile che quel che conti sia soltanto l’affermazione di sé.

Una storia sacra

Se Merton viene accostato con l’unica interpretazione di ciò che allora veniva considerato valido (come un profeta originale, progressista, aperto a ogni esperienza mistica, come un precursore), la sua opera, la sua vicenda storica, la sua eredità, ne risultano fraintese e diminuite. Da qui le varie immagini che di volta in volta sottolineano il suo carattere profetico, innovatore, originale, la stessa apertura alle religioni orientali, dimenticando le origini di questo esito. Se Merton è stato originale lo è stato perché profondamente ancorato alle origini, se è stato innovatore fu perché innestato nella novità cristiana, se aperto alle religiosità e alla mistica orientale lo è stato perché appassionato alla verità della tradizione mistica occidentale cristiana di cui era profondo conoscitore.

Invece che con categorie sociali o politiche preferisco leggerlo con la categoria polivalente della santità, la santità che lo Spirito dispensa alla chiesa, che non ha fatto mancare al popolo dei monaci, (se pure, dicono, non c’è persona resistente alla conversione quanto un monaco…) direi che la persona di Merton corrisponde ai caratteri della santità vera sottolineati nella Gaudete et exultate, e che riprendono la preoccupazione della lettera Placuit Deo della Congregazione per la dottrina della fede.

(segue)

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