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M.F. Righi, Lectio divina della 5.a Domenica di Pasqua – A

Gesù Via, Verità e Vita

 

La Dimora e le dimore

Il Vangelo di questa domenica, come quello di domenica prossima è tratto dal discorso di addio in cui Gesù dopo la lavanda dei piedi e la Cena, l’annuncio del tradimento di Giuda e del rinnegamento di Pietro, dà a suoi il suo testamento, le sue ultime raccomandazioni, evocando la sua imminente partenza verso un luogo in cui loro non potranno seguirlo subito. Ma non devono lasciarsi turbare: tornerà. Il discorso è intervallato da domande piene di apprensione: “Dove vai? ”

Va a preparare loro un posto. Si parla di casa (del Padre) si parla di luogo, di posti, di dimore…Gesù va a preparare delle dimore, nella Casa… Cosa sono queste “dimore” ? Il termine monh è usato solo due volte in Giovanni, una volta in 14, 2 e una poco dopo, 14, 23.

In 14, 2 le monai sono le dimore preparate per i giusti in numero sovrabbondante al termine del percorso della vita.

In 14, 24 cambia il soggetto e la direzione di percorso, non più la meta di un itinerario che dal basso ascende, ma Gesù e il Padre scendono e prendono dimora nell’anima che custodisce la sua Parola, mostrando così di amarlo.

La via dall’una all’altra dimora, dalla dimora del giusto nel cuore del padre, e del Padre e del Figlio nell’anima del giusto, dalla terra al cielo, e dal cielo alla terra, è la via che Gesù ha percorso dall’alto con la discesa dell’Incarnazione, e che ora si accinge a percorrere in senso inverso scendendo e riprendendo il suo posto alla destra di Dio.

Egli apre così la via ai credenti perché per mezzo di Lui che è anche la Verità possano raggiungere la vita da cui tutto sgorga, il volto del Padre.

L’affermazione che Gesù è Via, Verità e Vita è infatti l’affermazione centrale del nostro brano, ma non avrebbe senso se non fosse prima e dopo indicato lo scopo, la meta della via: la dimora, che per il giusto è l’oikia del Padre e per il Padre e il Figlio è il cuore del giusto, rinnovando così analogicamente la reciproca inabitazione del Padre e del Figlio.

La Bibbia tutta è come “la strada verso casa” come un lungo cammino che ci riconduce al paese delle nostre radici per scoprire a partire di là il significato del nostro presente (L.Ska)

Bernardo di Chiaravalle poi ci aiuta a sciogliere la densità di significato racchiusa nei termini: Via, Verità e Vita, una volta chiarito che c’è una dimora che ci attende come anche ci spetta il compito di diventare noi stessi una dimora dell’Origine.

“La via è l’umiltà, che conduce alla verità: la prima, l’umiltà è la fatica; l’altra, la verità è il frutto della fatica. Ma come faccio a sapere – dirai tu – che il Signore, quando dice genericamente ‘io sono la via’ intende alludere all’umiltà? Sta a sentire dove lo dice più chiaramente: «imparate da me che sono mite e umile di cuore». Egli dunque propone se stesso come esempio di umiltà come modello di mansuetudine. Se lo imiti tu non cammini tra le tenebre, ma avrai la luce della vita. E che cos’è la luce della vita se non la verità che illuminando ogni uomo che viene in questo mondo gli mostra dov’è la vera vita? Perciò dopo aver detto: «io sono la via e la verità» aggiunge «e la via», come volendo dire: e «io sono la via che conduce alla verità; io sono la verità che promette la vita; io sono la vita», che io dono. «Questa infatti – egli dice – è la vita eterna: che conoscano te vero Dio e colui che da te è stato mandato, Gesù Cristo». … Credo di aver dimostrato a sufficienza, partendo dal passo del Vangelo esaminato, che la conoscenza della verità è il frutto dell’umiltà.”

(segue)

Md. Maria Francesca Righi

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Ascensione del Signore – A

Il Signore nostro Gesù Cristo non è disceso
dal Padre lasciando il Padre, e anche
nel risalire via da noi non si è allontanato
da noi. Infatti quando stava per
risalire e sedere alla destra del Padre, disse
in anticipo ai discepoli: Ecco, io sono
con voi sino alla fine del mondo.
S. Agostino, Discorso 229/K, 1-2

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