In questo tempo pasquale abbiamo avuto la grande scuola di questi due ragazzi di 20 anni che hanno combattuto come eroi la battaglia contro il mondo, la battaglia della loro paternità e maternità per la vita del loro bimbo.
Md. Monica Della Volpe
Tentiamo di recuperare una parola sintetica su questo tempo pasquale; lo farei a partire dal vangelo di domenica scorsa, la domenica IV, del Buon Pastore Gv 10, 11-18, come cuore di queste settimane. Questo vangelo è tutto giocato sul contrasto. Da una parte il lupo che viene per rapire, sbranare, disperdere le pecore e il mercenario cui non importa nulla delle pecore e dunque le abbandona e fugge; dall’altra parte c’è il Buon Pastore che conosce le pecore, offre la vita per loro e ha una missione più vasta: fare di tutte un solo gregge e un solo pastore.
La prima di queste due immagini, lupi, mercenari, pecore rapite, è una banale e consueta immagine di questo mondo, vita quotidiana! la seconda ci porta subito in un altro mondo, fuor di metafora: quaggiù sulla terra non esiste un pastore che dà la vita per le sue pecore; è il mondo, potremmo dire, della conoscenza e dell’amore, che ci immette nel circolo trinitario di conoscenza-amore reciproco fra Padre e Figlio e Spirito Santo, al quale anche noi siamo assimilati, conoscendo ed essendo conosciuti. É questo il grande tema che viene svolto in queste settimane e in questa domenica, il tema del conoscere, del dimorare, del portare frutto; troppo grande per cominciare il discorso da qui.
Fra queste due immagini, il lupo e il mercenario e il Buon Pastore, tutta la storia del mondo si trova inserita, viene conosciuta, trova il suo significato.
Mi sono venute subito in mente quelle pitture di Subiaco che abbiamo viste insieme e la bellissima spiegazione che ce ne è stata data e ci ha mostrato in esse una catechesi cristiana e monastica di base. L’Origine di tutto, la Trinità; la storia: Creazione, Incarnazione del figlio, Redenzione mediante la Croce; la Parusia del Cristo Re e Signore che tutti attende. Questi monaci, che così affrescano le grotte della loro lectio e della loro meditatio, sono così coloro che conoscono, a cui è rivelato, il significato della storia.
La Rivelazione infatti ci viene data nel Mistero liturgico, ci viene limpidamente data nello svolgersi di questo Tempo Pasquale. Nell’ottava e nelle prime domeniche la liturgia, con le apparizioni di Gesù ai discepoli, ci ha consegnato la fede, e quell’annuncio che è il compito di ogni vita cristiana.
L’annuncio non è prima di tutto: “dobbiamo essere buoni, perché c’è stato un uomo, Gesù, che è stato buono e ci ha insegnato ad esserlo”. Ma: “vi rivelo il senso della storia, a partire dalla storia del popolo di Israele, che è l’unico ad avere ricevuto l’inizio della Rivelazione, il bandolo del segreto che spiega il mondo e la storia. É questo che dovrete annunciare, perché è questo che vi mostrerà la direzione della vita.
La Pasqua ci rivela proprio questo: in Cristo si sono compiute e si compiono tutte le profezie e le rivelazioni date dall’Unico Dio al suo Popolo, Israele: Il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo Nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, incominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni.
É il messaggio della Pasqua, che fonda la nostra vita cristiana e la nostra vita monastica. Ma perché tutto questo dovrebbe interessarci ancora così tanto, nel 2018? Perché dovremmo andare ad annunciarlo al mondo, cui, per lo più, non interessa affatto? Per farci deridere, disprezzare, perseguitare? Non possiamo invece vivere in pace la nostra vita, perseguendo le cose belle e buone del mondo finché dura, magari all’ombra onorevole del monastero? Anche se non esplicitata coscientemente, questa obiezione abita le nostre vite e si esprime largamente nelle nostre scelte, cancellando la cristianità dalla faccia della terra. Si disegna così un modo di lupi che sbranano, preferibilmente gli agnellini appena nati e magari ammalati: quest’anno l’agnellino è Alfie Evans, e il Buon Pastore è un padre ventenne con la sua pastorella, che lottano contri branchi di lupi, fra l’indifferenza di mercenari vili.
Siamo qui al centro del problema; Dio è venuto in terra proprio per rivelarci la sorgente del problema – di questo mondo di lupi e di agnelli – , che è: il peccato; e la soluzione del problema, che Egli ha messo in atto mediante l’Incarnazione: l’offerta di sé sino al sacrificio della propria vita, vero contenuto dell’Amore. É questo e solo questo che vince il peccato e le sue conseguenze di morte: infatti Dio lo ha risuscitato.
L’offerta di sé, della propria vita, è il culmine, è la verità dell’amore. É questo il culmine della rivelazione, della conoscenza di Dio. É questo il miracolo che si rinnova: lo vediamo in questo tempo pasquale nel sacrificio di sé vissuto da questi due piccoli genitori ventenni per il loro bimbo malato. E in tanti altri.
A questo ci invita ad unirci Colui che ha donato la vita per noi e che è Risorto, questo ci invia ad annunciare. Tutto il resto, è corollario. Noi viviamo per testimoniare e annunciare che Cristo, Figlio di Dio, è il Messia salvatore di tutta l’umanità atteso da Israele ed è morto e risuscitato per la nostra salvezza. Questo è il centro di tutto ed è la nostra speranza; misericordia è annunciare questo, dire la Verità dell’Amore che vince la morte del peccato – e non dire che il peccato non c’è.
Fuori di questo, cristianesimo non c’è. Possiamo essere ecologisti, interreligiosi, buoni, vegetariani e vegani e tutto quello che volete – ma il cristianesimo è questo e tutto il resto, se è buono, è corollario e conseguenza, sviluppo e frutto, di questo.
Tutte le menzogne che il mondo dice sull’amore, costituiscono il contrattacco contro questa verità che salva il mondo e che libera l’uomo dal peccato e dalla morte: l’Amore che dà la vita, fino al sacrificio di sé.
L’uomo brancolando ha sempre cercato la verità che può spiegare il suo proprio enigma, orientare il suo cammino, saziare la sua ricerca. Brancolando come nel buio, gli uomini hanno trovato sprazzi di verità, e poi sono di nuovo affondati nell’errore.
Abbiamo evocato le grandi filosofie che a un certo punto hanno illuminato il mondo, allentando i nodi degli enigmi oscuri in cui si dibatte l’umanità.
I Padri della Chiesa hanno saccheggiato il pensiero di questi grandi, hanno inculturato la fede ricevuta dai Giudei cristiani, hanno creato la grandezza di un pensiero. Oggi si tende a svalutare tutto questo lavoro, si tende soprattutto a sottolineare gli errori dei grandi filosofi e a insinuare il sospetto che questi errori si siano in realtà infiltrati nel cristianesimo. E io invece sospetto che tutto questo avvenga per un atteggiamento molto diffuso nel nostro tempo, il disprezzo del pensiero – oltre al disprezzo della fede. É chiaro che anche l’opera dei Padri è perfettibile, e che la comprensione della Rivelazione deve crescere senza sosta con la riflessione teologica; ma i Padri non si sono sbagliati!
Penso che il disprezzo del grande pensiero europeo vada insieme con il disprezzo della grande cultura cristiana che è una cosa sola con esso. Giustamente ci si avverte che il mondo non è più eurocentrico. Ma è e rimane Cristocentrico! E là dove Cristo Regna, nell’umanità, nella cultura, nel pensiero e nella vita morale, là è il Centro.
Allora, ritorniamo allo Speco. Che cosa ha fatto Benedetto? Ha dapprima rifiutato la Sapienza del mondo per abbracciare la Sapienza di Cristo – quella che è dipinta, annunciata, cantata sui muri delle Grotte di Subiaco. E proprio per questo la sapienza del mondo è poi venuta a lui, gli ha chiesto di accoglierla e illuminarla, ed egli ne è divenuto l’erede, l’unico che ha potuto salvare dalla rovina il patrimonio dell’umanità, quei semina Verbi nei quali i Padri del Cristianesimo avevano creduto. E non lasciamoci per favore convincere dai talebani a distruggere quanto ne rimane…
Ma che cosa vuol dire in pratica che Benedetto nello speco ha abbracciato Cristo? Si è chiuso in una grotta e ha lottato col demonio. E non scandalizziamoci: con la tentazione della carne – lui che era giovane e che, poverino, gli illuminati del XXI secolo non gli avevano ancora spiegato che l’uomo è per il corpo, e il corpo è per il sesso, e il sesso è per il piacere e nient’altro, fino alla consunzione negazione e distruzione stessa dell’uomo e della sua identità e felicità. E dunque Benedetto invece lottava con il demonio e con le sue tentazioni, per giungere a conformarsi a quel Cristo che i suoi discendenti avrebbero poi dipinto su quei muri, nei suoi Misteri e nei suoi sacramenti, Alfa e omega, Agnello immolato sulla crociera della volta e cifra, significato del mondo e della storia.
Giungere a conformarsi a Cristo nell’offerta di sé per amore (croce e risurrezione), ecco il senso della storia. Ecco il senso della vita cristiana, che dopo aver combattuto questa battaglia può anche andare ad evangelizzare il mondo – come tanto ci sprona a fare il nostro Papa Francesco.
E per evangelizzare il mondo, i cristiani hanno ereditato e valorizzato tutto quanto di meglio l’umanità avesse saputo trovare e comprendere, la sua ricerca sull’anima, la ricerca del compimento del proprio volto; mai l’uomo potrà desistere da questa ricerca, perché il volto dell’uomo è il significato del mondo.
Solo Dio, in Gesù Cristo, è venuto a rivelarci in maniera esauriente il vero volto dell’uomo, che è il volto di Cristo: l’uomo Immagine di Dio, l’uomo senza peccato, l’uomo-Dio che ci ama e ci libera dal peccato, rendendoci a noi stessi. Infine il Buon Pastore, che dà la vita per le sue pecore. Se mettiamo da parte Cristo, la sua morte e la sua risurrezione, buttiamo via il nostro battesimo e mentiamo con la nostra vita; e il nostro status di monache potrebbe diventare una farsa.
Il volto del Buon Pastore, se da un lato è unico, è anche il volto della nostra maturità umana, che si chiama paternità e maternità, e che si compie in Lui.
In questo tempo pasquale abbiamo avuto la grande scuola di questi due ragazzi di 20 anni che hanno combattuto come eroi la battaglia contro il mondo, la battaglia della loro paternità e maternità per la vita del loro bimbo; e ci hanno mostrato che è ancora possibile, in questo mondo smidollato, vivere da eroi dando la vita per amore.
E nello stesso tempo abbiamo avuto l’insegnamento di papa Francesco, la sua lettera sulla santità proprio come volto compiuto dell’uomo sui cui proseguiremo più avanti.
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Capitolo alla Comunità di Valserena del 29/04/2018
Nuova Citeaux Per la promozione della cultura cistercense

