Festa di Valserena, Festa della vita consacrata, anniversario di professioni ancora recenti, sorelle che formano ormai l’ossatura della comunità, e anniversario in cui in qualche modo tutte noi rinnoviamo la nostra consacrazione e offrendo le candele accese ci dichiariamo pietre vive e si spera ardenti, cioè vive della vita dello Spirito Santo, di quel Tempio la cui consacrazione abbiamo celebrata ieri.
E ringraziamo l’ispirazione delle nostre fondatrici, di significare l’unità di queste due feste col bel segno dei lumini che si spostano dalle mura della chiesa al chiostro della nostra processione.
Solitamente questa bella Festa mi confonde un po’ per la pluralità e ricchezza dei suoi significati, quest’anno ne ho colto soprattutto l’unità.
Nella Presentazione ebraica del primogenito al Tempio, gli animali erano offerti per riscattare il primogenito, che apparteneva a Dio.
Oggi il Primogenito Figlio di Dio è offerto al Padre per riscattare (a suo tempo, nel sacrificio della Croce) tutto il popolo – primizia dell’umanità intera. Le colombe offerte per lui simboleggiano ormai le primizie della nostra offerta con Lui, nella sua Offerta, l’unica. Inizia con questa processione a prepararsi quella bianca offerta di cui così bene ci parlava la lettura di ieri, di Guéranger:
Poiché Gesù Cristo chiama tutta l’umanità a partecipare della sua pienezza, l’umanità a sua volta complete Cristo. Essa fu ossa delle sue ossa, carne della sua carne, un corpo solo, formando con lui l’ostia che deve eternamente bruciare sull’altare dei cieli, nel fuoco dell’amore.
Ecco: con lui, in lui, bianca processione di colombe con le luci accese siamo rese, pur nella nostra povertà e miseria, offerta nell’unica Offerta che Egli è. Questo vuol dire: consacrate. Tutto il mondo è destinato ad entrare in questa processione, noi vi entriamo liberamente, dicendo: Eccomi!
Mentre il Figlio è offerto al Padre, cessa il regime della sostituzione (i sacrifici degli animali sostitutivi di quello che gli uomini non riescono ad offrire) e inizia la realtà, del ritorno dei figli a Lui.
Non c’è più bisogno di vittime sostitutive, cioè di offerte scelte da noi e sempre impure: c’è solo Lui, la sua offerta, e noi tutti con Lui, in Lui.
Questa festa una volta si chiamava: la Purificazione di Maria, in continuità con la cerimonia ebraica di purificazione della Madre, considerata impura per la perdita di sangue nel parto. Maria la Purissima non deve essere purificata, e così pure nessuna madre deve più essere purificata. Ma forse la festa della purificazione di Maria si sarebbe potuta intendere anche così: come Gesù, battezzato in figura di peccatore santifica in realtà le acque per il nostro battesimo, così Maria purissima che offre il figlio santifica definitivamente ogni umana maternità. Potremmo da questo comprendere che la santità di ogni maternità è nell’offerta totale del frutto del grembo a Dio, che è l’autore di ogni dono.
La liturgia canta anche l’ingresso del Re nel suo Tempio, dove avviene l’incontro, la primizia degli sposalizi di Sion con il suo Dio: lo abbiamo cantato nell’antifona dell’Invitatorio Va’ incontro, Sion, al tuo Dio e nel salmo 44. In questa offerta-consacrazione, in questo incontro, in questo riscatto universale sono anticipate le nozze escatologiche. E’ anticipata l’offerta suprema della Eucarestia e della croce. E’ anticipata nella profezia di Simeone la partecipazione della Madre, della Donna, all’Unica offerta del Figlio, essendo una cosa sola con Lui nella semplice unità dell’amore, senza bisogno di compiere i gesti che compie Lui, senza bisogno di salire fisicamente sulla croce.
É anticipata la nostra vocazione, consacrazione, vita consacrata.
Questa Festa è Festa di sintesi del Mistero ancora nella luce del Natale, andando verso la Pasqua e oltre: Festa che nella gloria del Signore che entra nel Tempio anticipa le nozze escatologiche.
Possiamo lamentarci del fatto che pochi la capiscano e la vivano? Forse no, ma possiamo lamentarci del fatto che non la si celebri e faccia conoscere nel modo dovuto, perché davvero in essa risplende il Mistero, e solo nella bellezza della celebrazione il Popolo di Dio può essere adeguatamente evangelizzato.
Noi continuiamo a celebrarla, con i nostri lumini, i nostri canti e le nostre candele. E qui per noi trova significato tutta la storia di Israele e in questa ogni storia e ogni vita, e ogni domanda che abita il cuore dell’uomo – così mirabilmente espresse nei salmi – e che tutto il creato esprime.
Tutta la storia di Israele, rievocata nella lettura del primo notturno: ma perché il Signore ha ucciso i primogeniti degli Ebrei, e perché Israele deve ricordarsi questo fatto? Perché il primogenito è il capo della stirpe, il destinatario della eredità, ciò che costruisce, ciò mediante cui la vita di ogni uomo diviene storia ed eredità, rimane, come patrimonio di un popolo, di tutti.
Faraone è per tutti i Padri della Chiesa figura del demonio perché aveva fatto il contrario, aveva sterminato i figli degli Ebrei. Dio non stermina tutti i figli degli Egiziani, ma i loro primogeniti, per significare che la storia umana appartiene a Lui ed Egli la realizzerà nel suo Popolo.
Forse l’olocausto degli ebrei da parte dell’ebreo Hitler ha questo significato diabolico: prendo io in mano le sorti del mondo e creo io una razza nuova, superiore. L’ideologia del transumanesimo ha, credo, le sue radici qui.
Dio presenta il suo Figlio agli uomini come salvatore dell’umanità nelle parole di Simeone, uomo dello Spirito Santo, profeta capace di vedere l’epilogo del mondo e della storia in questo lattante.
La Chiesa ci presenta l’umile popolo dei consacrati come primizia e come profezia del popolo salvato, riscattato dal Figlio di Dio – vedi la bellissima lettura di Benedetto XVI.
Il vecchio Simeone e la vecchia Anna, di fronte a Maria e a Gesù, ci appaiono come l’antica vita consacrata, provata e quasi ridotta agli estremi, di fronte alla vita che si rinnova nello Spirito Santo: uomo e donna, profeta e profetessa, della speranza. Dio ci doni di profetizzare così ai nostri figli e alle nostre figlie. [segue]
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Capitolo alla comunità di N.S. di Valserena
Nuova Citeaux Per la promozione della cultura cistercense


