Questo anno ho cercato – e ve ne accenno soltanto – di concentrare la mia attenzione sui vangeli di questa settimana e di vedere alla loro luce la Pentecoste – festa amplissima di significati, nella quale si può spaziare all’infinito.
Questi brani, da Gv 17 e alla fine 21, sono una immensa consegna dei contenuti ultimi del messaggio di Gesù, l’immensità della sua eredità; in parte sono quasi non commentabili e non così facilmente, nella loro densità, abbordabili nella lectio – almeno se non li si vuole ridurre o banalizzare. E tuttavia, letti e ascoltati nella lunghezza degli anni, un po’ più comprensibili.
Distinguiamo in questo grande discorso, che ci introduce all’opera e all’azione dello Spirito Santo nell’economia della salvezza, due livelli: uno è il rapporto fra le persone (divine e Umane): fra il Figlio e il Padre, fra il Padre e il Figlio; la glorificazione reciproca e, con questo e in questo, il rapporto fra il Figlio e noi (quelli che il Padre mi ha dati): Dio tutto in tutti.
[1]Così parlò Gesù. Poi, alzati gli occhi al cielo, disse: «Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. [2]Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. [3]Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. [4]Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare.
Questa è e sarà anche l’opera dello Spirito Santo, ancora per tutta la storia, perché senza di lui non possiamo conoscere nulla, capire nulla, fare nulla; possiamo solo tornare a essere mondo e fare le opere del mondo. Sempre più diventiamo coscienti col passare degli anni che, se non assecondiamo l’opera dello Spirito Santo che ci viene dato, non vale la pena vivere così, senza conoscenza e senza frutto, nel monastero. Però è anche vero che, perché questo non accada, basta non resistere ostinatamente allo Spirito Santo; perché Gesù – ce lo ha detto – è con noi, non ci lascia orfani, ci dona il suo Spirito Santo. Questo vuol dire anche: veglia su di noi come una madre; ci dà una madre, nella Chiesa, ce la rappresenta davanti agli occhi, in Maria. Ci rende Chiesa. E così il livello della comunione fra le persone si allarga e diviene comunitario, ecclesiale, universale.
C’è poi l’altro campo, quello del mondo. Il più misterioso in realtà, tanto che la comprensione che ne ha e che ci porge Giovanni è oggi per lo più trascurata o abbandonata.
[9]Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. [10]Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. [11]Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.
14]Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
[15]Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. [16]Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. [17]Consacrali nella verità. La tua parola è verità. [18]Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; [19]per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità.
Non potrebbe essere più grande il contrasto fra coloro che appartengono a Gesù e al Padre, e il mondo. Eppure è detto anche:
[20]Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: [21]perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
Il mondo è dunque sotto il potere del maligno e tuttavia il mondo è chiamato a credere, ad essere liberato. Coloro che il Padre ha scelti e dati al Figlio, sono separati dal mondo e consacrati a Dio, che equivale a dire separati dalla menzogna e consacrati nella verità. Conoscono l’unico vero Dio e colui che Egli ha mandato, Gesù Cristo; e compiono la sua volontà, dunque compiono le opere di Dio, l’opera di Dio, la salvezza; perché il mondo creda. Tutto questo non è a misura di uomo né in potere di uomo, ma avviene perché il Padre ha dato al Figlio potere su ogni essere umano, cioè la Signoria e la potenza dello Spirito, che opera ciò che Egli vuole.
Questo avviene, il Figlio è stato glorificato dal Padre, perché il Figlio ha glorificato il Padre sulla terra mediate il suo svuotamento, discesa nella carne, passione morte in croce, perché tutti gli uomini possano essere salvi.
E’ questa la vittoria sul mondo e sul male del mondo, è da qui che scaturisce la risurrezione e il dono della vita per ogni uomo che crede. E’ da qui che scaturisce la conoscenza di Dio che è amore e la conoscenza di cosa sia l’amore, dare la propria vita per i propri amici.
Tutto questo è l’amore di Dio, che diviene dono per noi nello Spirito Santo.
Che cosa conosce, che cosa capisce di tutto questo oggi il mondo? Ben poco.
E noi? Da un lato, come monache abituate alla lectio, balbettare in questi campi dell’alta teologia ci risulta abbastanza congeniale; dall’altro, poiché non siamo state tolte dal mondo, come dice Gesù, non ci risulta facilissimo il passaggio alla vita concreta.
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