M. Carpinello, Alla riscoperta delle fonti dell’ascesi

M. Carpinello, Alla riscoperta delle fonti dell’ascesi

Alla sua morte, avvenuta il 14 ottobre 2011, Adalbert de Vogüé, monaco benedettino dell’abbazia della Pierre-qui-Vire, lasciava ancora inedita la seconda serie della sua Histoire littéraire du mouvement monastique dans l’antiquité, dedicata al monachesimo greco. Nei dodici volumi della prima serie, apparsi fra il 1991 e il 2008, aveva presentato le fonti monastiche redatte o tradotte in lingua latina lungo mezzo millennio, dalla Vita Antonii ai testi che documentano la vicenda di Benedetto d’Aniane.

A quattro anni dalla sua scomparsa, i tre volumi della serie greca sono pubblicati da EOS – Editions Sankt Ottilien, casa legata al Pontificio Ateneo Sant’Anselmo. Il primo va dalla Vita di Pacomio agli scritti di Evagrio Pontico, il secondo dalla Storia Lausiaca alle testimonianze sui primi Acemeti, il terzo dalle lettere d’Isidoro di Pelusio alla Vita di Teodoro Studita scritta dal monaco Michele (secoli dal IV all’VIII).

Le proporzioni di questa serie, che non arriva a mille pagine, sono vistosamente inferiori rispetto a quelle della precedente, che ne copriva più di cinquemila. Nella sua introduzione l’autore ne spiega il motivo: «Molte delle prime opere greche furono quasi immediatamente tradotte in latino e quindi sono state presentate nella prima parte della nostra Histoire littéraire. Non sembra opportuno studiarle nuovamente».

Si rilevano altre differenze significative. La trattazione delle singole fonti è più breve nella serie greca che nella latina (memorabile, in quest’ultima, l’ampiezza dei capitoli dedicati alla lettera 22 di Girolamo) e l’esposizione assai più stringata. Mentre la serie latina include alcuni documenti non monastici, ad esempio la Regola canonicale di Crodegango di Metz in ragione della sua dipendenza da san Benedetto, la serie greca risulta incompleta di qualche opera monastica principale, specie nelle sezioni dedicate a Gregorio di Nissa ed Evagrio Pontico, autori entrambi molto amati dal de Vogüé. Questo ci dice che egli non ha fatto in tempo a completare la sua ultima fatica prima di morire.

Alla revisione e alla messa a punto delle note ha provveduto il suo confratello Ghislain Lafont, nella consapevolezza che il risultato non è esattamente quello che l’autore avrebbe dato alle stampe se avesse avuto modo di assolvere l’impegno, ma nella certezza che sia necessaria la pubblicazione, a completamento di un’opera omnia che ha ridisegnato la mappa degli studi monastici, liberandoli da annosi vizi di metodo, estendendone a dismisura gli orizzonti, favorendo la percezione della loro valenza in ambito laico.

La continuità fra le due parti è peraltro garantita dall’evidenza in cui sono posti i fattori d’intrinseca unità fra monachesimo orientale e monachesimo occidentale,  nonché i fondamentali movimenti di passaggio da uno all’altro. Inoltre, come già nella serie latina, anche nella serie greca il de Vogüé riporta in dettaglio gli usi ascetici, senza curarsi del disinteresse che il lettore odierno per lo più riserva alle rinunzie praticate dai monaci dei primi secoli. L’insistenza su tali aspetti si deve, oltre che alla loro rilevanza nelle fonti, al fatto che l’autore stesso ha sperimentato quell’ascesi “arcaica” – ricordiamo il suo agile trattato sul digiuno, Aimer le jeûne, d’ispirazione più personale che scientifica- e inoltre alla convinzione che tali notizie siano necessarie alla contemporaneità per mantenere coscienza d’un bagaglio di valori ascetici confermatosi essenziale nella vita della Chiesa lungo millenni, oltre le stagioni di stanchezza.

Ma la coerenza delle due parti è innanzitutto nella formula, quella della storia letteraria appunto, assunta da una delle auree stagioni della cultura letteraria francese. Si ripensa alla Histoire littéraire de l’Afrique chrétienne depuis les origines jusqu’à l’invasion arabe di Paul Monceaux, alla Histoire litteraire du sentiment religieux en France depuis la fin des guerres de religion jusqu’a nos jours  di Henri Bremond, alla Histoire littéraire des grandes invasions germaniques di Pierre Courcelle. Nel de Vogüé il modello, se trova continuità in uno splendido impiego della lingua madre, si fa anche del tutto proprio in quell’affinata dimestichezza con le fonti patristiche che già contrassegnò l’edizione della Regola di san Benedetto, inseparabile da quella della Regola del Maestro: volumi comparsi nei decenni Sessanta e Settanta, che ricostruiscono in estensione e profondità il principale asse di trasmissione per il quale il monachesimo, dai territori in cui nacque, si trapiantò in quelle regioni occidentali che nell’osservanza benedettina avrebbero poi configurato unitariamente il continente cristiano per eccellenza. E la pubblicazione attuale è anche l’occasione per considerare e ricordare con gratitudine lo straordinario e silenzioso percorso del suo autore.

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