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M. C. Pieri, Contemplazione del mistero dell’ Ascensione attraverso le sue rappresentazioni artistiche

Una delle prime rappresentazioni dell’Ascensione giunte fino a noi, è questa tavola di marmo della fine del IV secolo. Il movimento che caratterizza tutta la composizione parte dal basso: * nella parte inferiore troviamo le donne che si recano al sepolcro; è rappresentato l’incontro con l’angelo e l’annuncio della Risurrezione del Signore, in secondo piano si scorgono le guardie. La rappresentazione dell’edicola del sepolcro forse si rifà alle forme della basilica costantiniana voluta da Sant’Elena sul Monte degli Ulivi; * l’albero suggerisce chiaramente l’indicazione del luogo. La tradizione riprendendo il racconto degli Atti degli Apostoli ha sempre collocato qui l’episodio dell’Ascensione. Anche dai racconti contenuti nel diario di Eteria emerge come questo luogo fosse associato non solo alla memoria dell’Agonia nel Getsemani ma anche all’Ascensione. La pellegrina Eteria racconta che oltre alla basilica costantiniana si trovava sulla sommità del monte un altro edificio, da cui partivano le processioni dei fedeli nella domenica delle Palme, qui essi si ritrovavano per il giovedì santo e poi nel cinquantesimo giorno di Pasqua. Sempre dal diario di Eteria si evince anche che la memoria dell’Ascensione a quel tempo (380 ca.) non era festeggiata in modo singolare, come festa a sé stante; da questo fatto potrebbe derivare anche la scelta di sovrapporre in un’unica immagine due eventi non contemporanei. * Solo la parte superiore dell’opera è infatti occupata dalla scena dell’ascensione vera e propria. In particolare qui Gesù è rappresentato di profilo, sul pendio del monte, “afferrato” saldamente per la destra dalla mano del Padre, che appare dai cieli. Si tratta molto probabilmente di una rilettura delle raffigurazioni classiche di apoteosi, tipiche degli eroi antichi. Due apostoli assistono alla scena: per come sono rappresentati richiamano l’immagine dei discepoli nell’episodio della trasfigurazione, suggerendo cioè che anche nell’ascensione si sta manifestando la gloria dell’uomo Gesù. Inoltre la figura di Cristo con in mano un rotolo mostra un’analogia formale con l’iconografia di Mosè che sale sul monte, e lì riceve da Dio il dono della Legge (Es 19-20), Cristo è davvero quel profeta promesso dopo Mosè che Israele attendeva. A questo tipo di rappresentazione, di Cristo portato in alto, afferrato dal Padre, si rifanno altre opere più tarde, soprattutto in Occidente, esse ci richiamano parole del salmo 19 *. (* Miniatura – monte; * Formella – cieli aperti, davvero come dice il * salmo 62) *. In opere più tarde, la mano del Padre non serve più a sollevare il Cristo, ma semplicemente a benedirlo (crocifisso di san Damiano*).

Un altro esempio molto antico *, che presenta uno schema iconografico completamente diverso, è questa ampolla della metà del VI sec. Questo tipo di oggetti erano una sorta di souvenir dei pellegrinaggi compiuti sui luoghi santi… Qui Cristo appare in gloria, seduto sul trono, in posizione frontale, entro una mandorla sorretta da quattro angeli. Questa accentuazione della maestà del figlio di Dio è tipica delle immagini orientali, e sembra ricalcare * quanto riferito dal Vangelo di Marco. * La composizione è organizzata secondo un asse verticale, Cristo – intronizzato in cielo come Capo, corrisponde alla Vergine, centro della Chiesa-Corpo sulla terra. Probabilmente la caratterizzazione liturgica successiva, rendendo l’Ascensione una festa separata dalla Pasqua, ha contribuito anche allo sviluppo…

(segue)

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