Nell’avvicinarsi della festa del transito del Santo Patrono d’Europa Benedetto padre dei monaci, ci è caro condividere alcuni articoli del filosofo Remi Brague, sul tema dell’Europa, in particolare nel primo dossier i testi relativi alla giornata del 23 febbraio scorso e il lancio della piattaforma culturale della federazione europea “Uno di noi”, sul tema: “L’avvenire della cultura europea e il risveglio delle intelligenze”.
(Grazie a Tempi che ci accorda il permesso di ripubblicare)
Per un’Europa fedele alla dignità umana
Elisa Grimi 6 marzo 2019 Cultura
Sabato 23 febbraio si è svolto presso il senato di Parigi, a Palais du Luxembourg, il lancio della piattaforma culturale della federazione europea “Uno di noi”, che riunisce organizzazioni pro-life e pro-family di tutta Europa. Tema della giornata: “L’avvenire della cultura europea e il risveglio delle intelligenze”. Numerosi gli intellettuali, filosofi, storici, giuristi, medici, che si sono riuniti per discutere il manifesto “Per un’Europa fedele alla dignità umana”, stilato dal filosofo parigino dell’Institut de France, Rémi Brague (lo trovate pubblicato di seguito in una traduzione a cura di Rodolfo Casadei).
Ritorno alla ragione
A dare il benvenuto Thierry de La Villéjegu, direttore della Fondazione Jérôme Lejeune e vice-presidente di One of Us, che ha abilmente evidenziato e richiamato a tutti i presenti il senso e lo spirito del progetto: non quello di lamentare il disordine ambientale imperante e le rovine che lo circondano, né di accendere contrasti per resistere agli assalti trasgressivi della modernità, piuttosto quello di promuovere il ritorno della ragione, il risveglio delle coscienze anestetizzate, e una riflessione sull’uomo, oramai soggetto sbriciolato e perfino “spezzato”.
Un tema questo, ha ribadito Thierry de La Villéjegu richiamando il filosofo Terenzio di Cartagine, che riguarda ciascuno uomo in quanto essere umano. Ha quindi proseguito evidenziando come politici e giornalisti siano asettici quasi non si aspettassero più nulla dall’essere umano e ha ribadito l’importanza della bussola della ragione e dello stimolo della filosofia, ringraziando il professor Brague per l’attenzione costante che ha riservato e riserva nel suo lavoro all’umano laddove molti altri non lo vedono più, donando la fede alla ragione e la ragione alla fede. Ha inoltre sottolineato il sostegno della Fondazione Lejeune al progetto “Uno di noi”, iniziativa questa lanciata nel 2013 in opposizione al finanziamento da parte dell’Unione Europea a politiche aventi come obiettivo la distruzione dell’embrione umano. Thierry de La Villéjegu ha richiamato le parole del professor Jérôme Lejeune, ancora attuali: «La qualità di una civiltà si misura dal rispetto che essa ha per il più debole dei suoi membri. Non ci sono altri criteri di giudizio».
Il manifesto non si limita a tratteggiare la crisi modernista della società contemporanea ma vuole essere propositivo nel rimarcare la necessità dell’impegno da parte degli intellettuali nel ristabilire in Europa i princìpi e i valori fondamentali, e nel volere urgentemente abbandonare un falso egualitarismo e relativismo.
Ribadisce dunque quali priorità: l’affermazione della vita, la protezione della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, l’incoraggiamento alla natalità e alla sensibilizzazione all’“inverno demografico”, l’affermazione della binarietà sessuale e il rifiuto di una ideologia di genere, l’affermazione della libertà di pensiero, di espressione e d’educazione, la difesa della riproduzione naturale e la marcata opposizione alla “maternità surrogata” e a tecniche di fertilizzazione in vitro, lo sviluppo del potenziale della natura umana. Così conclude il manifesto: «“Uno di noi” cerca di promuovere la vita umana in tutte le sue dimensioni ridando forza ai princìpi e agli ideali che hanno permesso la nascita e la continuazione della civiltà europea. Siamo motivati più dall’entusiasmo e dalla speranza che dai nostri motivi di scontentezza o di sofferenza. Nel disordine e nell’agitazione, noi vogliamo l’ordine giusto e la serenità. Nell’oscurità, cerchiamo la luce».
Oltre a Rémi Brague, sono intervenuti al terzo forum: Katalin Novák, ministro per la Famiglia e le politiche per la Gioventù del governo ungherese, Assuntina Morresi, docente di chimica fisica all’Università di Perugia e membro del Comitato nazionale per la bioetica, il matematico Oliver Rey, CNRS, Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne, il filosofo Pierre Manent, direttore all’EHESS, e il presidente della federazione “Uno di noi” Jaime Mayor Oreja, politico spagnolo del Partito Polare Europeo già ministro degli Interni del governo Aznar.
Il Movimento per la vita ha voluto rimarcare alla presenza di centocinquanta intellettuali e membri delle associazioni pro-life.
C’è ora da sperare che la luce che si cerca nel buio pian piano emerga, seppur in modo inizialmente lieve ma certo. Il lancio di questa piattaforma culturale è significativo, sia per l’impegno, nobile e coraggioso, che vede riuniti per la prima volta intellettuali di diverse nazioni ed esponenti di molte associazioni, sia per la provocazione che implicitamente rivolge a quelle istituzioni che in primis dovrebbero interpellarsi sulla proposta culturale da loro sempre più dimessamente e confusamente avanzata in ambito sociale, formativo ed educativo.
Il testo del manifesto
Per un’Europa fedele alla dignità umana
Sembra che negli ultimi decenni l’Europa sia rimasta senza morale. Per questo appaiono tanti segni di scoraggiamento. Non si tratta di un conflitto fra due Europe alternative e rivali ma di una crisi morale profonda che minaccia la sopravvivenza stessa della Europa come civiltà. Resta da vedere se si tratta di una crisi che conduce ad un rinascimento o dell’annuncio del crepuscolo, della fine dell’Europa.
La crisi attuale
Da molti secoli l’Europa vive della fedeltà ad una triplice eredità che essa riceve dalla filosofia greca, dal diritto romano e dalle religioni della Bibbia: l’ebraismo ed il cristianesimo. A questo bisognerà aggiungere due sue creazioni proprie: la scienza moderna e il riconoscimento delle libertà fondamentali. Senza questa eredità non si possono comprendere né la cultura europea né le sue grandi creazioni artistiche. Non è un caso che la Università sia stata una delle espressioni più alte della civiltà europea, la sua grande istituzione culturale. La grandezza dell’Europa, la sua missione comune nei riguardi dei popoli e delle nazioni, deriva da questa triplice eredità a da queste sue due grandi creazioni.
È anche in questo spirito che alcuni dei padri fondatori della Comunità europea hanno agito, con l’intenzione di rendere impossibile una guerra in Europa. È nello stesso spirito che oggi “Uno di Noi” intende difendere la vita opponendosi a certe derive presenti nell’Unione Europea.
Se l’Europa muore la causa sarà una mancanza di fedeltà a se stessa. In effetti la crisi attuale è il risultato dell’indebolimento di questi cinque elementi costitutivi della sua identità.
- La filosofia ha subito il duplice attacco della negazione della sua definizione autentica come ricerca della verità, e la sua sostituzione con altre forme di ricerca, in particolare scientifiche, certamente apprezzabili, che però appartengono a un altro ordine.
- Lo spirito del diritto romano è in agonia davanti al positivismo giuridico che pretende che qualunque cosa possa essere diritto purché assuma la forma di una legge dello Stato approvata a maggioranza e davanti all’ “uso alternativo del diritto”, che lo pone al servizio di interessi politici o ideologici.
- Un laicismo radicale e militante che diffonde una specie di “cristofobia”. Non solo si nega la fede cristiana ed il suo valore, ma anche il suo contributo alla cultura europea, mentre è evidente che l’Europa le deve il meglio della sua arte, del suo pensiero e dei suoi costumi.
- Nemmeno la scienza è libera da minacce, come il disprezzo nei confronti della scienza pura, il relativismo e l’idolatria della tecnica.
- Lo Stato di diritto fa fatica a difendersi dai suoi propri errori ma anche dagli attacchi dei regimi totalitari o demagogici e dalle azioni di coloro che cercano di imporre le loro rivendicazioni con le manifestazioni di piazza e con la violenza.
Non mancano sintomi che confermano questa diagnosi. Fra gli altri la caduta del tasso di natalità, la crisi della famiglia e del matrimonio, la negazione dell’identità culturale dell’Europa e dei suoi elementi costitutivi; la moda del relativismo, il multiculturalismo, gli attacchi alla libertà di coscienza e di espressione, la negazione del senso della vita, il rifiuto della oggettività dei princìpi e delle regole morali, l’accettazione sociale dell’aborto, dell’eutanasia e di altri attentati contro la dignità della vita umana, l’ideologia di genere e certe forme di femminismo radicale, le ingiustizie come la miseria, il degrado delle condizioni di vita, le guerre o lo sfruttamento dei minori, la negazione del senso del dolore, considerato come il male supremo, l’occultamento della morte, il disprezzo della persona come essere unico e responsabile, l’espansione dell’ateismo. In poche parole, la disumanizzazione dell’uomo.
L’impronta del cristianesimo
Questi ultimi fatti, cioè l’espansione dell’ateismo e la sua conseguenza che è la negazione della condizione umana in ciò che ha di più sacro, più che sintomi sono le cause principali di una crisi che si può superare solo recuperando il senso di queste grandi realtà minacciate: la filosofia, il diritto, la religione, la scienza e la garanzia delle libertà fondamentali.
Fra i contributi delle religioni bibliche, ed in particolare del cristianesimo, alla formazione dello spirito europeo, si trovano l’idea di un Dio personale e dell’amore come essenza di Dio, la concezione della persona e della sua dignità, il senso della creazione, la speranza di una pienezza di vita immortale, la libertà e responsabilità dell’uomo (nozione, questa, condivisa con il pensiero classico), l’idea della coscienza o della soggettività e del primato della vita interiore in cui si incontra la verità, il perdono e il comandamento dell’amore universale, lo sviluppo del concetto di sovranità popolare, della libertà e dei diritti umani.
È soltanto nello spazio in cui il cristianesimo ha segnato gli spiriti e le istituzioni che sono potuti apparire e svilupparsi l’Illuminismo, i regimi politici moderni e la scienza matematizzata della Natura. Ciò che temiamo, pertanto, non è la Modernità, ma solo le sue deformazioni, che forse oggi sono dominanti. I nostri avversari non sono la libertà, la ragione e la scienza ma il dispotismo, l’irrazionalità di una affettività incontrollata e l’ignoranza. Molti sono coloro che deplorano i mali che soffriamo ma che contribuiscono a distruggere, certamente senza saperlo, ciò che potrebbe curarli. Si lamentano della malattia ma al tempo stesso disprezzano la sua cura. (segue)
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