Ger 38,4-6.8-10 Eb 12, 1-4 Lc 12, 49-57
Mi dicevo: “Non penserò più a lui, non parlerò più in suo nome!”.
Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa;
mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo (Ger 20,9).
Le letture di questa domenica XX ci presentano un profeta scomodo, in una posizione ancora più scomoda, nel fondo di una cisterna. Egli è però il portatore della vera speranza, perché portatore della Parola affidabile, del giudizio vero. E’ un profeta che nella sua persona, nei fatti della sua vita, nel modo della sua vocazione, più accentua la somiglianza con Gesù; guardando lui conosciamo anche meglio Gesù. Da parte sua Gesù conclude gli insegnamenti sulla sequela con delle parole che sono come la definizione della sua missione messianica e della missione dei suoi discepoli. Egli è Colui che è venuto a portare, un battesimo di fuoco. In Lui si compie la parola di Simeone: egli è segno di contraddizione e la sua parola è come una spada a doppio taglio che penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito e vela i sentimenti e i pensieri del cuore.(Lc ed Eb) E’ il Messia promesso e atteso, che è venuto a portare un Battesimo in Spirito Santo e fuoco, e prima ancora è venuto per passare egli stesso attraverso il battesimo di fuoco della croce.
Il simbolo del fuoco nell’Antico Testamento è polivalente e molto ricco di significati. Fin da subito un elemento presente nella relazione di Dio con il suo popolo. (Gn 15,17) Con Abramo l’Alleanza è sancita dal fuoco di Dio che passa attraverso gli animali divisi; sull’Oreb al roveto il fuoco esprime la santità divina affascinante e temibile; è fuoco che arde e purifica, ma non distrugge. E’ il fuoco del carro di Elia segno della presenza ad IHWH; è fuoco che purifica le labbra di Isaia, è il fuoco dal quale Dio parla e dona il comandamento della legge. L’idea di Dio come fuoco divorante simboleggia l’intransigenza a davanti al peccato. E’ il fuoco che arde in permanenza sull’altare a ricordo della Presenza. Con il fuoco Dio significa l’accettazione dei sacrifici cultuali per sigillare l’alleanza. Infine esprime l’ardore dell’ira di Dio il suo giudizio. Nell’insieme è fuoco di misericordia e di giudizio, di salvezza e di giustizia, di purificazione e di salvezza. Ultimamente è il fuoco dell’amore: Amore del Figlio per il Padre, Amore del Padre per il Figlio, amore che è lo Spirito Santo, amore del Padre e del Figlio, fuoco inviato a Pentecoste sulla Chiesa. Ed è anche fuoco delle acque di morte in cui Gesù deve immergersi per risalire alla luce del mattino di Pasqua. Fuoco che entra nella cisterna dove giace Geremia come segno profetico di quella salvezza che raggiungerà la creatura umana nelle più lontane profondità della sua derelizione.
Geremia predice di doversi assoggettare a un dominio storico che è misteriosamente voluto da Colui che ha il dominio sulla storia… Per questo finisce nella cisterna, perché la sua parola non va secondo la corrente del facile ottimismo. Cisterna significa cavità scavata nella roccia, che significa anche tomba, oppure prigione; Geremia predica una salvezza attraverso la sottomissione. Egli profetizza durante gli ultimi 40 anni dei Re prima che Nabucodonosor, re di Babilonia, conquisti Gerusalemme; assiste alla morte del giusto re Giosia, la cui fine mette in crisi la sapienza tradizionale, e questo è il primo dei mali storici cui egli assiste: la presa di Gerusalemme, la morte sanguinosa del suo ultimo re, la deportazione…tutti questi eventi giacciono sul fondo della fossa, insieme a Geremia .La sua parola, il suo messaggio non muta: stare all’obbedienza della storia, confidando solo della salvezza di Dio. Non era proprio lui che di se stesso diceva: «C’era come un fuoco ardente chiuso nelle mie ossa, mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo»? (Ger 20, 9) La parola di IHWH, che è la parola di Gesù, è fuoco che purifica, e divide, discerne. Gesù annuncia una pace che è divisione nei legami più cari.
In sintesi abbiamo nella prima lettura la fossa dove giace il dolore dell’umanità; nel vangelo l’annuncio del fuoco di Dio, e nella seconda lettura una corsa dietro a Gesù insieme a tutti i testimoni della fede, dietro a Gesù che è colui che è archgos, la guida, nel senso di colui che è a capo, all’inizio, che sta alla testa di questa nube di testimoni, ed è anche colui che porta a compimento, compie la speranza. Egli è l’Alfa e l’Omega, l‘inizio e la fine della storia, di tutto il percorso, e di tutti i passi che lo compongono. (Lumen Fidei)
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