Gn 18,1-10 – Sal 14 – Col 1,24-28- Lc 10,38-42
Ospitalità e Parola
«Sono stato ospite e mi avete accolto» (RB 53,1)
L’episodio immediatamente precedente (Domenica scorsa) era la parola del buon Samaritano che commentava il duplice comandamento dell’amore. Possiamo legittimamente pensare che la risposta di Gesù riguarda prima l’amore del prossimo, con l’esempio della parabola, e adesso con l’episodio dell’accoglienza nella casa dell’Amicizia, o dell’Obbedienza, l’amore di Dio.
La prima lettura e il Vangelo presentano il mistero dell’Ospite. Vediamone le modulazioni simili e consonanti nell’Antica e nella nuova Alleanza. Sia il Vangelo sia la prima lettura ci presentano due momenti di ospitalità. Ci parlano di una visita carica di mistero, di promessa, di rivelazione. Il termine con cui nella Bibbia si designa questo evento, il verbo paqad, episkopew in greco, ha molteplici significati che poggiano sul significato di base di “osservare con esattezza, scrutare”, significa anche passare in rassegna, enumerare, significa prendersi cura, (Es 4). E l’interesse e la cura è in vista della liberazione. In un altro gran numero di testi poi paqad ha il significato di emettere una sentenza di giudizio. La visita può essere una visita di sollecitudine, di cura, ma può anche essere l’espressione del giudizio di Dio su una certa situazione, anticipo e caparra di quella visita definitiva che avverrà nel giorno ultimo. E questa visita ha due facce. Misericordia e liberazione, ma anche giudizio. Questo è particolarmente evidente in Luca dove il verbo ha una certa importanza; possiamo dire che con le visite di IHWH si attua la storia sacra del popolo. La visita dell’Ospite misterioso alla tenda di Abramo e la Visita di Gesù alla casa di Betania sono occasioni di grazia.
Gesù che è il Verbo del Padre, la Parola, che è diretto a Gerusalemme entra, dice il Vangelo, prima in un villaggio, poi più profondamente o più interiormente in una casa, e più profondamente o interiormente ancora entra nel cuore di una donna che in questo punto del Vangelo figura come il vero discepolo, come colei che ha capito come bisogna stare davanti al Signore, non disputando sui primi posti, non invocando il fuoco sugli altri, ma tranquillamente ascoltando, offrendo all’Ospite ospitalità nel suo proprio cuore. Accogliendo la sua parola, insegnamento. Cosa avrà detto Gesù a Maria? Avrà spiegato la Parola dell’Antica Alleanza, avrà preannunciato ciò che sarebbe andato a compiere…Come dice san Benedetto nella Regola: al discepolo conviene tacere e ascoltare e al maestro conviene parlare e insegnare.
Gesù entrando nella casa è stato ricevuto da Marta che gli offriva i servizi sacri dell’ospitalità. La parola del maestro opera un discernimento tra le due sorelle. Non tra due vocazioni nella chiesa perché ogni vocazione ha al centro il primato di accogliere il Cristo (Non anteporre nulla all’amore di Cristo, RB 72.11) ma tra due modi di vivere la propria vocazione. Marta serviva, ma il servizio del maestro era una cosa tra le tante faccende di cui si occupava. Serviva, ma non era decentrata da sé. Il centro di Maria invece era Cristo.
Ritornando alla domanda dello scriba: qual è il primo dei comandamenti? Amare Dio con tutto il cuore, la mente e le forze, cioè accogliere in sé la sua Parola, Persona, Presenza. E’ quello che fa Maria. La tradizione patristica concorde riconosce nelle due sorelle la vocazione attiva e la vocazione contemplativa nella Chiesa. Gesù non distingue tra due vocazioni, piuttosto discerne tra due posizione del cuore. Le due vocazioni sono entrambi presenti in Paolo che è servitore della Parola: ministro (diacono, servitore) della Chiesa sia per i giudei che per i greci, ministro della Parola… Maria che ascolta è poi immagine di quell’altra Maria vera prima discepola del Signore che tanto accolse la Parola che questa si fece carne nel suo grembo.
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