M.F. Righi, Lectio divina della VI Domenica di Pasqua – A

M.F. Righi, Lectio divina della VI Domenica di Pasqua – A

At 8,5-8.14-17; Sl 65; 1 Pt 3,15-18; Gv 14,15-21

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La venuta del Paraclito e la partenza di Gesù

Con il Vangelo siamo ancora all’interno del discorso di addio di Gesù, che prepara i suoi al distacco, promettendo la venuta di un altro paraclito; paraclito significa colui che è chiamato accanto, ad-vocatus, e anche colui che consola. Nel momento in cui lo Sposo sta per andarsene promette la venuta di un Amico, di un consolatore. Ma anche prepara il terreno perché questa venuta possa avvenire, e il terreno è l’amore a Cristo e l’amore reciproco nell’obbedienza ai comandamenti; il clima che rende possibile la venuta è la koinonia dei discepoli attorno alla Parola ricevuta e custodita.

Il brano fa emergere una serie di corrispondenze e analogie tra la persona di Gesù e il Paraclito, così che risulti più chiaro che l’assenza del primo sarà colmata dall’azione e dalla presenza dell’altro, che al venire di uno corrisponde il partire dell’altro, e che mentre il Paraclito è essenzialmente dono del Padre ai discepoli, prolungamento del dono che è Cristo, il mondo non sa accoglierlo, non lo vede e non lo conosce. C’è analogia di presenza e di azione tra lo Spirito e Gesù, ambedue termini di presenza, di visione, di conoscenza, d’immanenza presso i credenti, ambedue sottratti alla visione, conoscenza e accoglienza da parte del mondo[1].

La prima lettura, tratta dal capitolo 8 degli Atti, fa vedere realizzato ciò che il Vangelo promette. Dopo il martirio di Stefano inizia la missione oltre la Giudea e la Samaria e accanto a Pietro e Giovanni emergono altri protagonisti: Filippo, Saulo e Barnaba. Filippo è uno di quei sette che sono stati scelti come diaconi, colmi di Spirito e di saggezza, a cui era stato affidato il servizio delle mense. Lo vediamo però qui nelle vesti di servitore della Parola. Alla Pentecoste di Gerusalemme segue la Pentecoste della Samaria (8,17) e poi quella dei pagani (10, 44-45). Il nostro racconto, successivo alla predicazione di Filippo, è un’unità a sé stante ed è costruito in forma concentrica attorno alla lettura del brano di Isaia che narra la passione del servo…

Prima di arrivare a quello che è il brano centrale (e la Passione del Signore è al centro in ognuna delle tre letture, nel Vangelo è annunciata per il Signore, nella lettera di Pietro è profetizzata per i discepoli, e qui è al cuore dell’evangelizzazione) i due brani scelti dalla liturgia abbracciano l’episodio di Simon Mago, il cui seguito si alterna alla missione evangelizzatrice; lui stesso aderisce alle parole di Filippo, ma non riesca a superare la centratura su di sé.

La differenza tra l’annuncio di Simon Mago e l’annuncio del diacono Filippo è, infatti, evidente; Filippo annuncia Cristo, Simon Mago annuncia se stesso, affermandosi “grande” Simon Mago attira l’attenzione su di sé sulla sua potenza, Filippo compie dei segni che rimandano alla potenza di un Altro; l’esito della predicazione di Filippo è la conversione e il battesimo, cioè l’immersione nella nuova identità donata dalla fede, l’esito dei prodigi compiuti da Simon  Mago è che tutti rimangono come “fuori di sé’ per lo stupore… Il racconto finisce e non finisce, con un ultimo confronto fra Simon Mago che dopo aver fatto il passo di aderire alla predicazione di Filippo pretende di acquistarne con denaro la potenza spettacolare, e Pietro che denuncia la doppiezza del suo cuore. Il brano è interessante come esempio di discernimento, e utile anche oggi in questa a nostra società un po’ scristianizzata che facilmente cerca la magia di potenze strabilianti, senza discernere chi ne è l’autore…

Utile discernimento anche tra la natura e il modo di agire dello Spirito Santo promesso e atteso, e la natura e l’azione di altri presunti spiriti.

In sintesi, il percorso delle letture di questa domenica potrebbe essere così riassunto: nel Vangelo Cristo annuncia la propria passione e promette lo Spirito, la seconda lettura illumina la differenza tra i discepoli e il mondo, differenza il cui esito può essere la persecuzione, perciò la passione della Chiesa; negli Atti dopo la persecuzione della Chiesa inizia l’evangelizzazione e gli apostoli possono conferire il dono dello Spirito. Veni Sancte Spiritus, Veni per Mariam.

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[1] G.Ferraro, Lo Spirito e Cristo nel Vangelo di Giovanni, Paideia,1984.

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