M.F. Righi, Lectio divina della Domenica della SS. Trinità – A

M.F. Righi, Lectio divina della Domenica della SS. Trinità – A

Es 34, 4b, 6-8-9 II Cor 13, 11-13 Gv 3, 16-18.

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Nell’Antica Alleanza abbiamo una progressiva rivelazione del Nome impronunciabile di IHWH; da quando, al roveto, Dio ha cominciato a rivelare se stesso, si è rivelato a Israele, suo popolo, facendogli conoscere il suo nome. Il nome esprime l‘essenza, l‘identità della persona e il senso della sua vita. Dio ha un nome. Non è una forza anonima. Svelare il proprio nome è farsi conoscere agli altri; in qualche modo è consegnare se stesso rendendosi accessibile, capace d‘essere conosciuto più intimamente e di essere chiamato personalmente.  Dio si è rivelato al suo popolo progressivamente e sotto diversi nomi; ma la rivelazione del nome divino fatta a Mosè nella teofania del roveto ardente, alle soglie dell‘Esodo e dell‘Alleanza del Sinai, si è mostrata come la rivelazione fondamentale per l‘Antica e la Nuova Alleanza[1]. Il nome di Dio come Io sono Colui che sono, o Colui che sarò…… è la rivelazione misteriosa cui sta come sospeso tutto il pensiero della filosofia cristiana, la rivelazione dell’Essere di Dio come fondamento della realtà. È una spiegazione che non definisce, apre piuttosto al mistero: Dio risponde, infatti, con un verbo al futuro incompiuto. Certo è una promessa che poi si concretizzerà nel “Io sarò con te”, e tuttavia rimane aperto a ogni possibile imprevedibile accadere.

Più avanti però Dio si rivela anche come il Dio della storia, il Dio dei patriarchi, il Dio dei Padri (Es 3, 6) e anche (3, 12) come la compagnia fedele alla storia del profeta, Colui che gli ordina di parlare ma anche nette sulla bocca la sua Parola… “Io sarò con te” Es 3, 12. Ancora non siamo a questa nuova rivelazione che avviene in un momento particolare. L’Alleanza (Io sarò con te) è stata infranta e Dio riprende da capo il suo disegno: è in questo contesto, nel contesto del rinnovo dell’alleanza dopo la ribellione che Dio si rivela ultimamente come Misericordia. Tutti i nomi di questa specie di liturgia sul monte, in cui il Signore passa davanti a Mosè accompagnato dalla proclamazione del suo Nome come fosse Lui stesso a farla, sono raccolti in tredici attributi.[2]

1- IHWH,

2 – Dio,

3 – Misericordioso,

4 – compassionevole,

5 – lento all’ira,

6 – grande nella grazia,

7- grande nella fedeltà,

8 -conserva la grazia per mille generazioni,

9 – toglie l’iniquità,

10 – toglie la colpa

11 – toglie il peccato

… e fino a qui sono undici.

La liturgia sceglie di togliere gli ultimi due attributi, che sono gli unici due che esprimono la realtà della giustizia di Dio, il suo non lasciare impunita la colpa… E’ una scelta discutibile perché al nome di Dio appartengono sia la misericordia che la giustizia, e se la misericordia non fosse giusta non sarebbe nemmeno misericordia, ma debolezza,  come pure se la giustizia non fosse misericordiosa non sarebbe neppure giustizia ma crudeltà… La sproporzione tra le due è d’altra parte molto chiaramente indicata: undici attributi sinonimi o variazioni di misericordia e solo due di giustizia. Ma la liturgia vuole in modo preciso sottolineare il traboccante amore misericordioso del dio Trinitario.

Anche nel Vangelo in due brevi versetti troviamo riaffermato lo stesso concetto: nel dialogo con Nicodemo Gesù rivela l’intenzione del dono del Figlio al mondo: la salvezza e non la condanna, la salvezza per mezzo della fede nel Nome.. e il Nome di Gesù è la traduzione dell’ebraico IHWH, cioè; Dio salva.

Così nella prima lettura abbiamo la Rivelazione del Nome del Dio Trinitario, che già si è fatto conoscere come il fondamento dell’Essere, come la compagnia nella storia, e come la presenza che accompagna la missione, e ora si fa conoscere nel suo nome più vero: misericordia che salva. E la salvezza è costituita dall’invio del Figlio e dal dono della sua vita (Vangelo), dall’invio dello Spirito, anima e vita della Chiesa… Siamo alla conclusione della seconda lettera di Paolo ai Corinzi, come nei saluti iniziali c’è il Nome: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo. Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione[3], così nella conclusione abbiamo la grazia di Cristo, l’amore di Dio e la communio dello Spirito Santo, anima e vita della Chiesa che “è con tutti voi” così come nell’Esodo era con Mosè e con il popolo, e come nel Vangelo quadriforme è l’Emmanuele, il Dio con noi.

A questa Rivelazione di amore misterioso e misericordioso il salmo risponde con una dossologia che dalla storia, dal Dio dei padri, sposta lo sguardo nella profondità dove è la patria del Dio trinitario, sui cherubini, nel firmamento del cielo.

Così la nostra vita è chiamata a passare dalla storia al cielo, diventando sua eredità.

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[1] Catechismo della Chiesa Cattolica I, a 1, 203.
[2] A. MELLO, in  Parola Spirito e Vita,  n. 29 p 42.
[3]  2 Cor 2,3.

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