M.F. Righi, Lectio divina della 32.ma Domenica del T.O. – A

M.F. Righi, Lectio divina della 32.ma Domenica del T.O. – A

Sap 6, 12-16 1 Tess 4, 13-18 Mt 25, 1-13

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 Le vergini stolte e le sapienti

Dalla Lettera Scrutate ai consacrati

I nostri giorni invocano la necessità di vigilare
«Vigilanza. È guardare il cuore. Noi dobbiamo essere padroni del nostro cuore.  Cosa sente il mio cuore, cosa cerca? Cosa oggi mi ha fatto felice e cosa non mi ha fatto felice.  […] Questo è conoscere lo stato del mio cuore, la mia vita, come cammino nella strada del Signore. Perché se non c’è la vigilanza, il cuore va dappertutto; e l’immaginazione viene dietro. Non sono cose antiche queste, non sono cose superate». (FRANCESCO, Discorso ai Rettori e agli alunni  dei Pontifici  Collegi e Convitti di Roma, Roma, 12 maggio 2014).

Si tratta di una parabola propria di Matteo nel contesto dei cap. 24-25, cioè del quinto dei discorsi che fanno l’impalcatura di Matteo, quello escatologico, centrato sulla venuta gloriosa del Figlio. È collocata in mezzo ad altre due parabole:

24, 45-51 i due maggiordomi e il loro diverso comportamento davanti al ritardo della venuta del padrone di casa. Uno stolto e uno saggio

       25, 1- 13 le dieci vergini, cinque stolte e cinque sagge

25, 14-20 i talenti, due abili, e uno stolto

In tutte queste ritornano e si incrociano temi importanti: l’ignoranza del momento preciso del ritorno del padrone, o dello Sposo; il dovere della vigilanza; il modo di gestire il tempo intermedio tra l’incarnazione e il tempo storico di Gesù e la venuta gloriosa e del Figlio dell’Uomo nel giudizio.

La parabola si può suddividere in tre scene che culminano nel ripudio delle vergini stolte e nell’esortazione alla vigilanza

1-4  presentazione del tema, della situazione e dei personaggi

5  il ritardo dello Sposo e il sonno

6 – 9 arrivo dello Sposo e dialogo

10 ingresso dello Sposo e delle vergini sapienti

11-13 rifiuto delle stolte

13 appello alla vigilanza

Nel testo biblico il paragone più illuminante è quello con la donna forte di Prv 31, che continua a lavorare anche di notte perché la sua lampada non si spegne. La donna forte è figura della sapienza e l’olio che permette alla sua lampada di continuare a dar luce è quel concentrato dell’arte di gestire la vita che è la sapienza biblica; laboriosità, inventiva, fatica, ingegno e abilità concreta sono gli ingredienti di quest’olio che fa luce e anche riscalda. La liturgia suggerisce però un altro paragone quello con la sapienza che previene chi la cerca.

Fermiamoci sul testo della parabola: il sonno e il risveglio delle vergini può essere interpretato, metaforicamente, come il sonno della morte e il risveglio della risurrezione. Il rifiuto delle vergini di cedere il proprio olio alle altre indica lo spazio della responsabilità personale che è insostituibile e inalienabile. Le stolte non avevano preso sul serio il loro compito, non avevano previsto possibili necessità, non erano state previdenti e vigilanti. La preparazione o la non preparazione nel presente è il criterio della ricompensa e giudizio definitivo. Il presente è concepito come un tempo nel quale lavorare per fare la riserva di olio. La ricompensa o il giudizio sono la conseguenza escatologica dell’atteggiamento attuale davanti alla Nuova Legge, alla Parola.

Se il sonno può ultimamente essere interpretato come la morte, si può interpretare la dilazione dell’arrivo dello sposo come la situazione che sfugge di mano, che mette alla prova la fede, non si presenta secondo i criteri, tempi e modi previsti. Lo sposo tornerà, lo sposo verrà, ma il quando è lasciato a una sapienza che non è la nostra. Proprio questo spazio di dilazione può essere usato con intelligenza e fedeltà o come occasione di dissipazione e stoltezza. Nella vita la prova può essere occasione di rafforzamento oppure occasione di peggiore caduta.

Senza disprezzare i numerosi commenti patristici di questo brano (Agostino, Crisostomo, Bernardo,…) possiamo rileggere questo testo con gli occhi di san Giovanni Paolo II ne La bottega dell’Orefice  in cui la meditazione sul matrimonio avviene nel racconto di tre coppie di sposi accompagnati da un sacerdote, Adam, figura dell’Adamo che accomuna ciascuno di noi, e un misterioso Orefice, Figura del Padre che pesa ogni umana esistenza, “il peso dell’uomo e il uso destino” . Adamo, l’amico, che cerca di ricollegare la storia di ciascuno con l’unico grande e vero Amore, dello Sposo, mostra ad Anna, una delle protagoniste, in crisi, le due serie di vergini. Le sagge camminano, ridono e parlano ad alta voce, segno di vitalità, di gioia e presenza. Le altre: dormono, sono il simbolo della coscienza addormentata che non vuole svegliarsi…

Camminano dormendo. Camminano in letargo – come se portassero dentro un vuoto [1]. Tanti nostri contemporanei vivono così come in letargo, addormentando nel sonno il dolore di domande cui non vogliono cercare risposta. Lo Sposo arriva e passa in fretta, in realtà è Lui che attende l’incontro (e così si incontra il cercare dell’uomo e la ricerca di Dio) e in realtà egli passa per tutte le strade, basta essere svegli. Lo Sposo passa per questa strada e passa per tutte le strade!

In questa parabola del Regno c’è lo Sposo, c’è il corteo delle giovinette, come nel cantico, ma manca la Sposa. Non è una dimenticanza, in realtà la Sposa c’è, ma…è come addormentata. La Sposa è ogni lettore di questa parabola se da essa si lascia risvegliare al desiderio dell’incontro con lo Sposo… La sposa è il lettore. E’ un procedimento comune ad altre parabole che lasciano il finale sospeso fino a che non sia il lettore a compierlo (Ad es. Il figlio maggior e entrerà o no a far festa con il Padre?) E d’altra parte è il compito del genere sapienziale il coinvolgere il lettore fino a che prenda una parte attiva nella narrazione. E in questa narrazione conviene prendere parte dato che è il mistero dell’Amore Divino senza il quale nessuna esistenza umana ha senso.

Come posso persuaderti che tu sei la Sposa. Bisognerebbe adesso perforare la crosta della tua anima.

Se ci identifichiamo con la sposa che attende l’arrivo dello Sposo, desideriamo avere, come le compagne del corteo, una lampada accesa con l’olio della sapienza e della misericordia di modo che possiamo andare incontro allo Sposo quando egli ci verrà incontro, desideriamo avere una coscienza pronta a svegliarsi alla sua voce e ad andare incontro alla sua presenza, desideriamo infine lavorare con arte nel corso della vita per poter mettere da parte l’olio necessario per sostenere l’attesa. Questo lavoro è la risposta personale è lo spazio in cui nessuno può sostituirsi a noi, e per i l quale non possiamo chiedere olio se non alla nostra personale fatica e riserva. E’ l’olio che fa brillare la purezza della nostra libertà

Come attendiamo il ritorno di Cristo?

Quali sono le qualità della vigilanza?

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[1] Testi in corsivo da KarolWoityla, La bottega dell’Orefice

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