M.F. Righi, Lectio divina della 28.ma Domenica del T.O. – A

M.F. Righi, Lectio divina della 28.ma Domenica del T.O. – A

Mt 22, 1 – 14

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Chiamati alle nozze del figlio del Re – L’amore sponsale paradigma di umanità

Come la parabola dei vignaioli ribelli e con la medesima struttura bipartita il racconto dell’invito a nozze del re si svolge attraverso inattesi colpi di scena che provocano punti di domanda. È sorprendente l’invito, e ancor più sorprendente il rifiuto di una cosa che era considerata un sommo onore, e ancora di più la violenza contro gli inviati. Pure sorprendente la perseveranza nell’invitare e così pure l’esclusione dell’invitato scoperto senza abito nuziale, dato che nessuna menzione dell’abito era, a consapevolezza del lettore, fatto nell’invito.

Dal punto di vista letterario la struttura della parabola è bipartita:

  1. Primo invito, e sorte drammatica dei servi
  2. Punizione degli uccisori e loro destituzione in favore di un altro destinatario.

Inoltre appaiono, rispetto a Luca, elementi nuovi:

  • l’identità dei nuovi invitati
  • il giudizio su quello che non ha rivestito l’abito nuziale.

La metafora della parabola è chiara:

Il regno è figura della salvezza, il Re è figura del Messia; gli invitati sono nella prima parte coloro che annunciano il Messia nell’Antica Alleanza e gli stessi inviati da Gesù nella Nuova Alleanza.

Quelli che rifiutano l’invito sono dunque sia il popolo giudaico che non riconosce il Messia, e i suoi inviati, ma anche il popolo dei cristiani, chiamati da ogni parte e non solo dal popolo eletto, se non hanno indossato l’abito nuziale. La salvezza allora, così gratuitamente elargita, così misericordiosamente offerta non è un fatto automatico, esige la risposta della libertà. La parabola si conclude con il breve detto: molti chiamati e pochi eletti…Come? Ritorna il principio di elezione superato nella seconda chiamata? Anche se il verbo è al passivo e significa coloro che sono scelti, mi pare illuminante anche un’eventuale traduzione all’attivo: molti sono i chiamati, ma pochi quelli che scelgono di rispondere alla chiamata.

Questo è almeno il senso della parabola. Il primo motivo del rifiuto è quella noncuranza, quella negligenza della grazia di Dio e delle sue occasioni, che diventa colpevole, perché è una specie di disprezzo di Dio.

La seconda forma di rifiuto, la violenza gratuita, stupisce, tanto più che assistiamo all’irragionevole diffondersi della violenza anticristiana e antiumana in un’epoca come la nostra che dovrebbe poter poggiare su basi di civiltà ormai acquisita.

Il terzo rifiuto è subìto: l’invitato non ha i requisiti necessari, l’abito nuziale.. e questo terzo rifiuto tocca l’adesione solo formale, alla quale non corrisponde un effettivo cammino di conversione.

La parola “degno, degni [1]” usata per motivare il rifiuto da parte dell’invitante significa in Matteo la corrispondenza e dell’essere alle opere, dell’agire alla fede, la veste bianca potrebbe essere dunque a partire dai paralleli biblici, la veste delle buone opere, l’abito della grazia battesimale, (mi seguiranno in vesti candide perché ne sono degni), la carità.  Questa infatti è l’interpretazione di san Bernardo in uno dei sermoni Diversi [2] :

«Così infatti leggiamo a riguardo di una cena, che, secondo quanto dice il Signore, la cena è bensì pronta, ma quelli che furono invitati non ne erano degni [3]. Ci chiediamo dunque come debbano prepararsi al regno preparato i futuri re….Nessuno, infatti, di tutti gli altri è libero da macchia, neppure un bambino di un sol giorno sulla terra [4]. Dunque, entrerà egli solo, egli che è l’Agnello senza macchia, che solo non poteva essere rimproverato di peccato… Infatti, anche se entrerà solo, Cristo entrerà tutto intero, e non sarà rotto di lui nessun osso. Il capo non si troverà a regnare senza le membra, purché queste membra siano conformi e unite al loro capo: conformi per i costumi, aderenti per la fede».

Quale il contenuto profondo di questa parabola che mette in scena il personaggio principale del Re, cui è demandata ogni iniziativa, e come protagonisti secondari il popolo  eletto e l’umanità intera? Ė una rappresentazione drammatica dell’offerta della salvezza e delle conseguenze per l’eventuale rifiuto, ma in ultima analisi è una presentazione della vita come di una partecipazione a un banchetto nuziale, a una grande festa di nozze. La parabola dei vignaioli sottolineava il tema del lavoro, qui i temi sottolineati sono quelli della gioia conviviale, della festa e soprattutto della nuzialità come dimensione strutturale della vocazione della persona umana. Nuzialità perché? Solo lo Sposo ha la sposa e solo la sposa ha lo Sposo, gli altri sono invitati a partecipare alle nozze di un altro. O non forse anch’essi sono chiamati a partecipare alle nozze in quanto Sposa? O membra del corpo di Cristo?

Se il banchetto è figura delle nozze di Cristo con la sua Chiesa tutti gli invitati sono chiamati a partecipare al banchetto in quando appartenenti alla comunione della Sposa. Concorda con quest’interpretazione la presentazione del Battesimo come nozze con Cristo, e così pure dell’Eucarestia come il sacramento dell’Unità, il matrimonio o allora non è che il segno umano di questo supremo amore che lega Cristo a ciascuno dei suoi.

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[1] Mt  3, 8 Fate dunque frutti degni di conversione; Ap 3,4 essi mi scorteranno in vesti bianche, perché ne sono degni; Mt   3,11  … potente di me e io non son degno neanche di portargli i sandali; Mt   8, 8   riprese: “Signore, io non son degno che tu entri ; Mt  10,37 la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; Mt  10,38 croce e non mi segue, non è degno di me.
Rileggendo le citazioni in Matteo degno è chi ha una fiducia umile nella sua Parola, che vive un’esplicita preferenza per Cristo, e chi accetta di portare dietro a Lui la sua croce.

[2] Bernardo di Chiaravalle, Sermoni Diversi, XXVIII, 1 , Roma, Vivere In, 1997.

[3] Mt 22, 8.

[4] Gb 14, 4.

 

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