Is 35,4-7a; Sal 145; Gc 2,1-5; Mc 7,31-37
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Un Messaggio agli smarriti di cuore
Riprendiamo il racconto di quest’ultimo scorcio della prima parte del Vangelo di Marco che comunemente si chiama “sezione dei pani”. Le due moltiplicazioni dei pani si concludono ciascuna con discorsi di Gesù ai discepoli e con miracoli di guarigione, la prima con la guarigione della figlia della Sirofenicia e la con la guarigione del sordomuto, e la seconda con la guarigione del cieco Bartimeo che conclude anche tutta la catechesi ai discepoli offrendo Bartimeo come la figura del vero discepolo. Nella guarigione della figlia della Sirofenicia la parola “gancio” che collega a tutto l’insieme dei pani è la parola “briciole”, briciole di pane che cadono dalla tavola dei padroni.
Gesù sia geograficamente sia nel dialogo varca una frontiera. Ha appena spostato la frontiera che separa puro e impuro dall’esterno all’interiorità del cuore, e perciò si muove liberamente all’interno della frontiera del territorio pagano. Dopo l’incontro con la donna Gesù passa nella decapoli, territorio un tempo appartenente alle tribù di Gad e Manasse, e ora completamente pagano. Entra in una “casa”. La “casa” è una parola importante: è il luogo della rivelazione e dell’insegnamento privato.
La Sirofenicia è figura dei popoli pagani, così come Giairo lo era del popolo eletto. Come dopo la guarigione della suocera la casa di Pietro si apre a malati e indemoniati, e dopo la guarigione dell’emorroissa lei diventa un segno per i discepoli, così la Sirofenicia diventa un segno per i pagani.
C’è un contrasto tra la libera irruenza della cananea, al di là di ogni convenienza, e la passività del sordo-muto che pur non essendo paralitico, viene “portato”, ma in entrambi gli episodi si tratta di un ministero di intercessione: la donna intercede per la figlia e i portatori intercedono per il sordomuto.
Tra questo episodio e il racconto della guarigione di Bartimeo ci sono notevoli parallelismi: la guarigione con il tatto, con la saliva, l’ingiunzione del silenzio, l’anonimato del guarito, l’assenza e poi presenza della folla.
Sordità e mutismo costituiscono un handicap gravissimo che chiude la persona nell’isolamento impedendo di accedere alla relazione. Già nella prima lettura abbiamo la guarigione dei sordi e dei muti, ma nel contesto di Is 35 la profezia è riservata al popolo eletto, in antitesi con le nazioni; qui al contrario è un gesto di guarigione in territorio pagano per un abitante di quel luogo, e offre una nuova apertura all’elezione del popolo ebreo. C’è un altro rimando biblico che illumina la scena: di Gesù si dice che ha fatto bene ogni cosa, rinnovando per l’opera della redenzione ciò che il Padre aveva detto per l’opera della creazione: E vide che ogni cosa era molto buona (Gn 1) . Lo sguardo di compiacenza, che si accorge della bontà bellezza verità, riecheggia nelle parole della gente che riconosce l’opera del Creatore e Redentore.
Il battesimo ha conservato il rito dell’effata e l’unzione degli organi dei sensi, bocca, orecchie, occhi, che con la fede si aprono a una nuova dimensione di conoscenza e di amore. La guarigione del sordomuto è il penultimo gesto di guarigione dopo Bartimeo: l’apertura delle orecchie, lo sciogliersi della lingua, prima di accedere alla visione: il vero discepolo compie un atto di fede piena.
Che cosa compie Cristo con questo “avanzo” di umanità che gli viene portato davanti?
Gli “portano” un sordomuto. E Gesù lo porta in disparte: abbiamo già visto come questo “in disparte” in Marco segni un momento di rivelazione, l’occasione di una più profonda conoscenza di Cristo (in altro luogo la stessa funzione della “casa”).
Per prima cosa lo trae fuori dalla folla, lo trae fuori dall’anonimato, e lo conduce con sé, tra le sue cose; tocca le orecchie e con la saliva tocca la lingua: con le dita con cui ha scritto la Legge tocca le orecchie per aprirle all’ascolto, e con la saliva con cui ha plasmato l’uomo ridona scioltezza alla confessione di fede; guarda in alto, in atteggiamento di preghiera, come prima della moltiplicazione dei pani e trae un sospiro; Marco lo dice con la parola usata da Paolo per dire che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi le doglie del parto (Rm 8,22). E ciò che sta avvenendo in questa guarigione sono proprio le doglie per il parto di un uomo nuovo.
Subito dopo c’è l’ingiunzione del silenzio che viene data per i miracoli che più rivelano l’identità di Gesù, e qui certamente Egli si rivela come Colui che compie la profezia di Isaia e ancor più come chi corrisponde alla risposta data a Giovanni “Dite a Giovanni quello che vedete.
I ciechi ricuperano la vista, … i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me» (Mt 11,4).
C’è una gustosa spiegazione di mutismo e sordità in un sermone di Isacco della Stella che però commenta Lc 11, 14, il demonio muto, ma così facendo individua nell’azione del demonio (la sirofenicia ha avuto la figlioletta liberata da demonio) la causa della sordità e del mutismo dell’uomo. Isacco descrive la cosa in modo colorito perché riconosce in questo demonio il suo proprio, che lui conosce bene:
Quanto a me, fratelli, penso di sapere qual è il mio e di conoscerlo molto bene. Niente mi è più noto perché niente mi è più nocivo. Niente mi è più familiare perché niente è più frequente. Non ignoro quale sia il genere di tentazione con la quale più spesso e più aspra mente mi incalza. So anche in quale parte di me fatico di più. Per il che, come un uomo che vede dov’è la sua debolezza e riconosce il suo nemico, mi trovo a dover esclamare: Signore Gesù, tu che solo sei forte, strappa chi è senza forze dalle mani di che è più forte di lui, …Carissimi, quando nel coro canto questi versetti e altri simili, è, in effetti, contro di lui che in segreto dirigo il salmo…E quel demonio, dice, era muto. II mio è con me terribilmente loquace, e continua a intessere favole lunghissime e menzognere circa la gloria, la bellezza e le delizie di questo mondo. Su questa e su quella sussurra mille suggestioni, promette cose incredibili, minaccia cose sorprendenti; e mille volte, mentendo, mi fa credere di poter fare molte cose che non posso fare, o di non poter fare cose che invece posso fare; mi riporta cose strane che si dicono di me in bene e in male; discorre con me di molte cose, ora circa la mia scienza, ora circa la mia pietà, ora sui miei comportamenti, ora sulle mie origini familiari, ora sul mio fascino, o la mia eloquenza, o la mia raffinatezza. Devo di re altro? Spesso sequestra le mie orecchie e vi si installa così bene che non mi è concesso neanche di leggere o di ascoltare uno che legge. La conseguenza è che, parlando con me, mi rende del tutto muto, stupido e sordo. E forse è per questo che quello spirito maligno che non cessa di dire cose cattive viene chiamato muto, per ché quelli che invade li rende muti nella lode di Dio e nei doveri propri di una lingua razionale E per dovere di una lingua razionale intendo il non dire parole vane o menzognere, parole di contesa o di perdizione, parole di calunnia o di orgoglio, parole di cupidigia o di lussuria, o anche qualsiasi parola scurrile o sconveniente. In tutto ciò, una lingua che pure all’esterno grida o garrisce alle orecchie degli uomini, o all’interno tiene un colloquio familiare con il suo demonio, resta tuttavia muta davanti a Dio, come è scritto: Siccome ho taciuto, sono diventate vecchie le mie ossa, mentre gridavo tutto il giorno. Sono tre i modi con cui la lingua parla le parole di Dio: quando loda Dio, quando si accusa davanti a lui, e quando edifica il prossimo. Chi è silente in queste cose, per quanto gridi, è muto.
O Signore Gesù, scaccia il mio demonio e apri le mie labbra all’umile confessione dei miei peccati, perché la mia bocca possa annunciare degnamente la tua lode, altrimenti la lode non sarebbe bella sulla bocca del peccatore: hai indossato, dice, la confessione e la bellezza. La confessione infatti abbellisce, e la bellezza loda.
(Isacco della Stella, Sermoni,Vol I, Paoline, pag.302-303)
E se vogliamo conoscere l’esultanza dell’uomo nuovo, dell’uomo restituito a se stesso, dobbiamo ricorrere alla lettura dell’Antico Testamento, all’inno alla gioia del Deutero Isaia. Infatti, in pochi versetti ci sono dieci ricorrenze di quattro sinonimi di gioia: Gioia, gaudio, giubilo, letizia; è l’inno che accompagna la marcia dei riscattati, dei redenti.
Il rinnovamento riguarda la debolezza del corpo mutilato, la debolezza dell’animo avvilito, e la natura arida e incolta: una corrente di gioia attraversa tutto questo, così che il popolo, ancora in cammino conosce già la Gloria finale. “Ha fatto bene ogni cosa (IHWH, il Creatore) fa udire i sordi e fa parlare i muti (Gesù, il Redentore).
Rinnoviamo la memoria del battesimo, con l’aiuto di S. Ambrogio, chiedendo al Signore che ci mantenga il cuore aperto alla sua parola e la bocca capace di confessare i nostri peccati e la sua gloria.
DE SACRAMENTIS LA MISTAGOGIA DEL 1° GIORNO: IL BATTESIMO 1,1
Mi accingo ora a parlarvi dei sacramenti, che avete ricevuto. Non sarebbe stato opportuno darne prima la spiegazione, perché nel cristiano viene prima la fede…
1,2 Che cosa dunque abbiamo fatto sabato? L’apertio. Questi misteri dell’apertio sono stati celebrati quando il sommo sacerdote [= il vescovo] ti ha toccato le orecchie e le narici. Che cosa significa? … [spiegazione: perché G. ha guarito il sordomuto e ha detto Effetha, cioè Apriti]. Per questo il sommo sacerdote ti ha toccato le orecchie, perché gli orecchi tuoi si aprissero al discorso e alla parola del sommo sacerdote.
1,3 Ma tu mi dici: Perché le narici? … Affinché tu aspiri il profumo della pietà celeste…
1,4 Siamo giunti al fonte, vi sei entrato, sei stato unto. Considera quelli che hai visto; considera quello che hai detto; ripetilo diligentemente! Ti è venuto incontro il levita, ti è venuto incontro il presbitero. Sei stato unto come un atleta di Cristo, come chi sta per affrontare la lotta di questo mondo…
1,5 Quando ti ha interrogato: «Rinunzi al diavolo e alle sue opere?», che cosa hai risposto? «Rinunzio»…
1,8 Hai dunque rinunziato al mondo, hai rinunziato al secolo. Sii vigilante! …
1,9 Quindi ti sei avvicinato di più, hai visto il fonte, hai visto anche il sommo sacerdote sopra il fonte…
1,10 Sei entrato, hai visto l’acqua, hai visto il sommo sacerdote, hai visto il levita. Qualcuno ti potrebbe dire: «Tutto qui?». Sì, proprio tutto qui, davvero è tutto dove tutto è innocenza, tutto è pietà, tutto è grazia, tutto è santificazione. Hai visto ciò che potevi vedere con gli occhi del tuo corpo e con gli sguardi umani; non hai visto le cose che qui si operano, ma che non si vedono…
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