Alla soglia della vita pubblica: il battesimo; alla soglia della Pasqua: la Trasfigurazione
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Guardiamo e ascoltiamo le letture di questa seconda domenica di Quaresima, la Domenica della Trasfigurazione, attraverso le parole con cui il Benedetto XVI commentava l’esperienza di trasfigurazione di un santo, (il santo del quale ha scelto di portare il nome) poco prima di morire.
“La notte del 29 ottobre del 540, – si legge nella biografia – mentre, affacciato alla finestra, con gli occhi fissi su delle stelle s’internava nella divina contemplazione, il santo sentiva che il cuore gli si infiammava… Per lui il firmamento stellato era come la cortina ricamata che svelava il Santo dei Santi. Ad un certo punto l’anima sua si sentì trasportata dall’altra parte del velo, per contemplare svelatamente il volto di Colui che abita entro una luce inaccessibile” (cfr. A.I. Schuster, Storia di san Benedetto e dei suoi tempi, Ed. Abbazia di Viboldone, Milano, 1965, p. 11 e ss.). Di certo, analogamente a quanto avvenne per Paolo dopo il suo rapimento in cielo, anche per san Benedetto, a seguito proprio di tale straordinaria esperienza spirituale, dovette iniziare una vita nuova. Se, infatti, la visione fu passeggera, gli effetti rimasero, la sua stessa fisionomia – riferiscono i biografi – ne risultò modificata, il suo aspetto restò sempre sereno e il portamento angelico e, pur vivendo sulla terra, si capiva che con il cuore era già in Paradiso. San Benedetto ricevette questo dono divino non certo per soddisfare la sua curiosità intellettuale, ma piuttosto perché il carisma di cui Iddio lo aveva dotato avesse la capacità di riprodurre nel monastero la vita stessa del cielo e ristabilirvi l’armonia del creato mediante la contemplazione e il lavoro. Giustamente, pertanto, la Chiesa lo venera come “eminente maestro di vita monastica” e “dottore di sapienza spirituale nell’amore alla preghiera e al lavoro”; “fulgida guida di popoli alla luce del Vangelo” che “innalzato al cielo per una strada luminosa” insegna agli uomini di tutti i tempi a cercare Dio e le ricchezze eterne da Lui preparate (cfr. Prefazio del Santo nel supplemento monastico al MR, 1980, 153).” Omelia a Montecassino, 24_05_09.
San Benedetto fece l’esperienza che i tre discepoli fecero sul Tabor e che è proposta a ogni cristiano come conseguenza della fede. Tre esempi di fede: Benedetto, Abramo e Paolo. Abramo, la figura originaria del credente, colui con il quale Dio ricomincia la storia della benedizione per l’umanità, colui che è all’inizio di questa storia. Qui abbiamo non la vocazione ma la stipulazione della prima alleanza, mentre nel vangelo l’icona della trasfigurazione riassume l’alleanza dell’Antico e del Nuovo e la sintetizza nel volto del Figlio amato, nella sua Parola. Paolo poi è colui che ha ricevuto la chiamata dal Cristo risorto stesso e con lui la Chiesa inizia il cammino nella storia; ai cristiani Paolo può dire: Fatevi miei imitatori come io lo sono di Cristo.
Nel cammino verso la Pasqua la scena della Trasfigurazione appare come una luce fuggitiva sulla strada sempre più avvolta dal buio che conduce Gesù al calvario e alla morte violenta. Quel momento di splendore celeste lo conferma nel destino di morte, mentre gli fa intravvedere la gloria che ne sarà il compimento, lo conferma nella sua identità di Figlio e nella sua missione di salvatore: Egli è Colui al quale il Padre ha affidato la salvezza del mondo. La nube, segno nell’Antico Testamento della manifestazione della gloria divina avvolge insieme sei personaggi che sono su piani diversi, i tre personaggi che conversano in cielo, Gesù Mosè ed Elia e i tre personaggi che sono tramortiti, i discepoli. A essi Gesù viene presentato come colui a cui appartiene un ministero profetico (realizza la missione di Elia) e alla cui parola si deve obbedienza, (ascoltatelo); non più le tavole della Legge, ma la Parola del Figlio è offerta alla fede dei discepoli.
La trasfigurazione è il tralucere dell‘identità misteriosa di Gesù, un tralucere glorioso, come una pregustazione di ciò che sarà il regno, di ciò che sarà la Pasqua: così i precedenti annunci della passione si trovano confermati e i discepoli possono attingere coraggio e fede dalla visione. Gesù è trasfigurato mentre prega, è confermato nella sua identità e così a sua volta conferma i discepoli nella loro sequela: la gloria che riempiva il tempio, la gloria che riempiva il monte ora riempie la carne del Figlio e da essa fa presentire il vero termine di un cammino che, lo ha appena predetto, ha come punto di passaggio, la morte di croce, ma come esito finale la comunione con il Padre.
Per conoscere sempre meglio il volto di Cristo non c’è migliore introduzione al mistero della tentazione e della Trasfigurazione che la prima parte del Libro di Papa Benedetto su Gesù.
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