M.F. Righi, Lectio divina della 15.a Domenica del T.O. – B

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1.   Chiamata e missione e esilio, divisione del Regno, dissidio tra i ministeri del popolo di Dio

Siamo nella terza parte di questo che è il primo tra gli scritti ispirati, cioè il primo dei profeti scrittori (750 a C) quasi contemporaneo di Osea, primo rappresentante della “giustizia sociale”. Nell’insieme il libro è diviso in tre parti: nella prima sono ricordati i peccati di sette nazioni, nella seconda i misfatti di Israele, e nella terza, della quale fa parte il nostro brano, il giorno del Signore opera il giudizio. Il brano narra un episodio della biografia del profeta che, mandriano, cioè ricco possessore di bestiame, profeta per ispirazione divina, viene cacciato dal santuario di Bet-el (Casa di Dio).

Amos 7, 12-15: Vattene: La maledizione, l’esilio a chi predice l’esilio, la non sopportazione della Parola, delle parole di chi è abilitato a parlare dallo spirito di profezia:

 12Amasia disse ad Amos: «Vattene, veggente, ritirati verso il paese di Giuda; là mangerai il tuo pane e là potrai profetizzare, 13ma a Betel non profetizzare più, perché questo è il santuario del re ed è il tempio del regno». 14Amos rispose ad Amasia:

«Non ero profeta, né figlio di profeta;

ero un pastore e raccoglitore di sicomori;

15Il Signore mi prese

di dietro al bestiame e il Signore mi disse:

Và, profetizza al mio popolo Israele.

Il salmo responsoriale (sl 84) poi dice come il Signore fa ritornare dall’esilio, giustizia e misericordia si incontrano

La vicenda è questa: al tempo di Geroboamo, re di Israele Amasia sacerdote di Bet-el scaccia Amos. Amos profetizza la fine del regno e l’esilio di Israele in quel santuario dal culto antichissimo che rappresentava uno dei due luoghi di culto simbolo dell’idolatria del popolo. Era lo stesso santuario nominato al tempo della prima chiamata fatta ad Abramo, anche a lui la Parola di Dio aveva detto vattene, e Abramo aveva eretto un altare che aveva Betel a occidente e Ai a Oriente (stranamente la storia di Abramo è incrociata di benedizione (la chiamata originaria) e di maledizione, la cacciata, o l’esilio. Era poi lo stesso santuario dove Giacobbe inciampa e fa il sogno, dove dice: “ Questa è veramente la casa di Dio (Bet-‘el) e la porta del cielo” ,(1 Re 11-13), e finalmente il santuario era divenuto luogo di culto importante e alternativo a Gerusalemme, insieme a Dan al momento dello scisma politico di Israele.. Il profeta Achia aveva dato a Geroboamo 10 dei dodici pezzi nei quali aveva stracciato il mantello nuovo, solo due (Giuda) erano rimasti con Gerusalemme. Inizia dunque uno scisma politico che ha basi anche culturali (per differenze di vario genere nord-sud) e che diventa scisma di fede. Geroboamo sarebbe stato il primo dopo Salomone: ma il regno dopo l’infedeltà di Salomone non permane unito. Si divide allora in Geroboamo e Roboamo: A Roboamo rimane la sola tribù di Giuda (sud) e a Geroboamo il resto del paese. Inizia la storia dei due regni.

Tutto questo stabilisce  un nesso evidente tra le letture in una liturgia che finisce con il cantare le benedizione che unisce due popoli in uno:  giudei e greci!

Dunque solo dal chiederci cos’è questo santuario possiamo intuire la grande linea teologica unitaria che percorre i testi: dallo scisma all’interno di Israele, scisma politico, culturale e di fede, all’unificazione attorno a Cristo di due popoli ben diversi, neppure solo all’interno di Israele, ma tra Israele e l’universalità delle nazioni!

Alla fine questo è il percorso della Bibbia.

Questi capitoli del primo libro dei Re ci fanno anche intravvedere cosa significava la profezia: Achia che strappa il mantello, un profeta senza nome che predice la fine del santuario, Geroboamo lo minaccia, ma la sua mano si inaridisce, solo la parola dello sconosciuto uomo di Dio gliela restituisce, ma Bet-el finirà…E simbolico anche l’incontro tra  i due profeti, il profeta anziano e il più giovane che ha ricevuto il comando di Dio di non mangiare e non bere e di ritornare da un’altra strada (Cf. i Magi, cf. i comandi dati nel vangelo di questa settimana, agli apostoli…!

Dopo Salomone il regno è diviso: le dodici tribù di Israele sono divise

Dopo la morte di Gesù i dodici sono 11, mancanti del traditore e proseguono la loro missione

Nella prima lettura inoltre troviamo un interessante triangolo di  ministeri e funzioni  …

[segue]

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