M.F. Righi, Lectio divina del Corpus Domini – A
Testimoni cistercensi del nostro tempo

M.F. Righi, Lectio divina del Corpus Domini – A

Dt 8,2-3.14b-16a; Sal 147; 1 Cor 10,16-17; Gv 6,51-58

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CCCC (compendio) 271. Che cos’è l’Eucaristia?

È il sacrificio stesso del Corpo e del Sangue del Signore Gesù, che egli istituì per perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della Croce, affidando così alla sua Chiesa il memoriale della sua Morte e Risurrezione. È il segno dell’unità, il vincolo della carità, il convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l’anima viene ricolmata di grazia e viene dato il pegno della vita eterna.

 

In quest’anno centenario di Fatima la solennità del SS. Sacramento acquista una nuova luce nel racconto dell’Angelo che comunica i pastorelli. Infatti, il Santissimo Sacramento è la chiave della terza apparizione dell’Angelo. Quando appare ai tre pastorelli, “reggeva un calice fra le sue mani, con sopra un’Ostia, dalla quale fuoriuscivano gocce di sangue che cadevano nel calice”. L’Angelo lascia fluttuare nell’aria il calice e l’Ostia e si prostra a terra con i ragazzi, recitando tre volte la preghiera alla Santissima Trinità. In seguito l’Angelo si alza, prende l’Ostia e la dà a Lucia, mentre a Giacinta e Francesco fa bere il contenuto del calice. Facendo questo dice: “Ricevete il Corpo e bevete il Sangue di Gesù Cristo, che tanto orribilmente è offeso da ingrati uomini. Espiate i loro peccati, consolate il loro Dio!”. Ancora una volta si prostra al suolo con i ragazzi, ripete tre volte l’orazione alla Santissima Trinità e scompare. (Don Marcello Stanzione)

La liturgia almeno nella prima lettura tratta dal Deuteronomio, sembra preoccupata soprattutto di ricordare, e far ricordare al popolo, l’esercizio della paideia di Dio, del modo in cui Dio ha educato e formato il suo popolo, prima traendolo dalla schiavitù dell’Egitto e poi conducendolo nel cammino del deserto.

Nel suo insieme il capitolo 8 è un capitolo di Alleanza: chiede a Israele di custodire e mettere in atto i comandamenti; è questa la formula dell’Alleanza tra Dio e il suo popolo e il dono della Legge la sancisce e la attualizza. La parola importante del brano è la parola “memoria” opposta a “dimenticanza”. Due parole importanti in tutta la teologia e spiritualità biblica.  Nel capitolo 8 il popolo è ormai arrivato alla terra promessa e da lì è invitato fare un duplice esercizio di memoria: volto al passato, per non dimenticare la lezione appresa nel deserto, e volto al futuro perché il benessere e il dono di cui ora gode non gli faccia chiudere gli occhi sul donatore: ricordarsi di Dio che l’ha guidato e ricordarsi che il dono di cui ora gode viene da Lui. Il popolo di Dio è definito dalla memoria di Lui, delle sue gesta, del suo dono. E’ il popolo di Dio; non è semplicemente il popolo. Il suo essere popolo è dato dall’appartenenza a Colui che lo ha guidato nella sua storia.

Leggiamo il brano nel suo insieme

A. V 1 esortazione e formula di alleanza

B. v 2 Ricorda la paideia di Dio (il verbo usato all’hifil ricorre solo tre volte nel DT ed è riservato solo a Dio. Nessun altro guida il popolo).

C 3 Ricorda il dono di Dio: cibo, vita -v 4 abito e cammino

B’  v. 5 Ricorda la paideia di Dio

A’ v 6 formula di alleanza e promessa della terra

L’altra parola importante, il frutto della paideia di Dio, è ciò che viene tradotto con “ti ha umiliato”. Possiamo intendere in due modi l’esperienza dell’umiliazione: o come una sofferenza ingiusta che provoca in noi un’immediata e vivace reazione di risentimento e orgoglio ferito, oppure intenderla come biblicamente è, l’essere ricondotti all’esperienza originaria della nostra creaturalità, essere rimessi al nostro posto di creature. La scuola del deserto è una scuola di dipendenza, di gratuità, di fiducia, di essere popolo che si costituisce tale sotto la guida del Signore. Il deserto è come il noviziato del popolo di Dio dove egli impara le poche cose importanti che tali devono rimanere nel mutare delle condizioni. Il deserto è il luogo dove Israele vive del dono: la manna quotidiana, l’acqua fresca dalla dura roccia.

Dunque l’identità di Israele è legata a questo esercizio della memoria: memoria del dono, e memoria della verità di sé.

Il Vangelo, i versetti di Giovanni rivelano il significato ultimo del dono, non manna e pane, ma carne e sangue, vita donata, vita vera di una Persona divina che dona se stesso come nutrimento e che con questo dono esprime la sua cura provvidente; la vita non è più solo la vita quotidiana, benedetta da questo dono essa diventa eterna e s’innesta nell’eterna vita della Trinità, nella vita del Padre. I segni che erano solo promessa e figura diventano segni sacramentali che contengono quello che significano: la mana diventa carne viva, l’acqua è sangue sacrificato, la terra promessa è anticipo della risurrezione futura. Per questo una volta che vi si sia giunti è ancor più importante e l’esercizio della memoria

Così nelle tre letture abbiamo la presentazione di tutti gli aspetti del sacramento dell’eucarestia  tesoro della chiesa:

Memoriale che si attualizza, nella Presenza, nel Nutrimento (banchetto) nel Sacrificio e (seconda lettura) nella Comunione di tutti coloro che partecipano dello stesso Pane e della stessa vita.

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