Incastonato tra due esperienze di deserto, il deserto di Giovanni Battista e il deserto in cui Gesù affronta il Satan, il brevissimo racconto del Battesimo di Gesù ha come caratteristica in Matteo il dialogo tra i due. In questo piccolo scambio Gesù pronuncia le prime parole nel Vangelo, e sono tutte parole importanti per la teologia di Matteo: è una parola di compimento, una parola che sottolinea la giustizia, che in linguaggio biblico significa il disegno di salvezza di Dio, e sottolinea la convenienza dell’umiltà. Il Battesimo di Gesù in Matteo potrebbe essere la rappresentazione visiva di quella parola Chi si umilia sarà esaltato.. (Lc 14, 1.7-11) Gesù si abbassa o meglio, scendendo nelle acque del Giordano, continua la discesa nella natura umana, ma a differenza della circoncisione, nessuna Legge prescriveva di sottoporsi al battesimo di un predicatore errante. Le abluzioni rituali erano una cosa che ciascuno poteva compiere da sé. Gesù sceglie sia di allinearsi con l’umanità peccatrice (e non con la setta dei Farisei e sadducei peraltro esperti della Legge) e si allinea ugualmente nella catena dei profeti di Israele, per così dire agganciandosi all’ultimo e più grande Giovanni Battista e così riconoscendone pubblicamente il valore e la funzione all’interno della storia della salvezza. Solidale con i peccatori è solidale anche con i profeti che portano la spada della parola di Dio. Da questa discesa però risale, risale in modo definitivo dopo la morte, con la risurrezione, ma il suo risalire ora dalle acque del Giordano è prefigurazione di quell’ascensione ed esaltazione.
Sia Giovanni che Gesù sono presentati con lo stesso messaggio, (Il regno è vicino, convertitevi) con le stesse caratteristiche e principalmente come portatori di un annuncio. Il verbo usato per questo, κηρυσσω è solo uno dei trenta verbi con cui nel greco del Nuovo Testamento si indica l’azione di evangelizzare, e κηρυσσω significa propriamente il gridare a gran voce dell’araldo che precede il Re annunciandone la visita. Di fatto il contenuto dell’annuncio non riguarda il battesimo da ricevere, ma la conversione da operare perché il regno si è ormai fatto presente. L’annuncio riguarda il fatto che il regno è vicino. Questo Regno vicino Giovanni lo riconosce nella persona di Gesù quando egli si nasconde nella fila degli altri penitenti. Ma, osserva acutamente san Bernardo, non poteva nascondersi agli occhi di colui che lo aveva riconosciuto e aveva esultato quando ancora era nascosto nel grembo della Madre! In Giovanni rivive l’antica profezia la cui più alta speranza era la remissione dei peccati, l’annuncio del regno imminente, la venuta del Messia. Gesù si inserisce qui, come si accoda ai peccatori così si allinea ai profeti.
Se nella visita dei Magi la sapienza del mondo si inchina davanti alla follia del disegno di Dio, fatto carne in un Bambino, se al momento della purificazione i sacerdoti della Antica Alleanza si inchinano al Figlio dell’eterno che entra nel tempio, per occuparsi delle cose di suo Padre, al Giordano Gesù assume l’eredità della profezia. Al momento della Trasfigurazione sarà accompagnato dalla Legge e dai Profeti; per obbedire alla Legge si presenta al Tempio, e per ricevere l’eredità dei profeti si sottomette a Giovanni.
Se il contenuto del loro annuncio è identico, il battesimo che offrono è però, nella continuità, diverso: il Battesimo della penitenza e il Battesimo in Spirito Santo e fuoco. E’ il Battesimo che Gesù riceve sulla croce, è il battesimo che dà ad ogni cristiano un nome nuovo.
La consacrazione monastica non è altro che il portare questo battesimo alle estreme conseguenze, e questo battesimo non è altro che il partecipare alla sorte di Cristo, alla sua umiliazione e alla sua esaltazione.
Il battesimo di Gesù viene così inteso come compendio di tutta la storia, in esso viene ripreso il passato e anticipato il futuro. L’ingresso nei peccati degli altri è discesa all’«inferno» – non solo, come in Dante, da spettatore, ma con-patendo e, con una sofferenza trasformatrice, convertendo gli inferi, travolgendo e aprendo le porte dell’abisso. È discesa nella casa del male, lotta con il Forte che tiene prigioniero l’uomo (e quanto è vero che tutti noi siamo tenuti prigionieri dalle potenze senza nome, che ci manipolano!). Questo Forte, invincibile con le sole forze della storia universale, viene sopraffatto e legato dal più Forte che, essendo della stessa natura di Dio, può prendere su di sé tutta la colpa del mondo e la esaurisce soffrendola fino in fondo – nulla tralasciando nella discesa nell’identità di coloro che sono caduti. Questa lotta è la «svolta» dell’essere, che produce una nuova qualità dell’essere, prepara un nuovo cielo e una nuova terra. Il sacramento – il Battesimo – appare quindi come dono di partecipazione alla lotta di trasformazione del mondo intrapresa a Gesù nella svolta della vita che è avvenuta nella sua discesa e risalita.(Benedetto XVI, Gesù, I, p 40-41, Rizzoli)
Insieme alla Trasfigurazione e alla crocifissione il Battesimo è un momento forte di rivelazione non solo dell’identità di Gesù figlio di Dio e figlio dell’Uomo, e della sua missione di Salvatore, ma della Trinità nel suo essere per l’uomo:
- Gesù discende e risale dall’acqua (Incarnazione-Ascensione )
- lo Spirito scende (Pentecoste)
- il Padre fa sentire la sua voce (Rivelazione)
Ciascuna delle persone coopera con la sua operazione propria alla nuova creazione. All’azione di Dio corrisponde il lasciar fare dell’uomo.
E il momento del Battesimo di Gesù è anche la rivelazione del modo di procedere della fede, del modo di trasmettere la fede attraverso quell’insieme di gesto e parola che è il sacramento. L’ultima Catechesi di papa Francesco è sul Battesimo, ma anche alcuni paragrafi dell’Enciclica Lumen Fidei sottolineano proprio il metodo sacramentale come la pedagogia propria di trasmissione della fede. (LF 40-43).
(segue)
Nuova Citeaux Per la promozione della cultura cistercense

