Guillaume Jedrzejczak, Omelia per la 2° Domenica di Quaresima – C

Gn 15,5-18; Fil 3,17-4,1; Lc 9,28b-36.

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“La voce cessò, restò Gesù solo, essi tacquero”… Così si conclude il racconto della Trasfigurazione trascritto da San Luca. Di fronte alla grandezza della rivelazione, rimane solo la possibilità del silenzio! Nessuna parola è in grado di esprimere ciò che hanno visto e sperimentato i discepoli. L’esperienza della gloria potrebbe dunque essere il primo motivo per spiegare questo atteggiamento dei discepoli. Ma c’é un’altra spiegazione verosimile. I discepoli conoscono il contesto di resistenza e di complotto che si è sviluppato attorno a Gesù. Sanno che i suoi nemici sono sempre più numerosi e sempre più potenti. Sarebbe stato meglio rimanere sulla montagna e non ritornare tra gli uomini, dove si possono solo aspettare delusioni e problemi. Questi due motivi possono dunque spiegare il silenzio dei discepoli. È un silenzio ambiguo, un silenzio di stupore e di paura.

Di fronte al silenzio dei discepoli, c’é la determinazione silenziosa di Gesù. Egli sa molto bene da dove viene, cioè dal Padre, e dove va, cioè verso il Padre. E Gesù conosce anche molto chiaramente il cammino che deve affrontare per vivere questo esodo. Ma Gesù conosce anche la debolezza e la fragilità dei suoi discepoli, il loro attaccamento molto affettivo, ma anche molto debole nella fede. Questo episodio della Trasfigurazione è molto importante per loro, perché possano affrontare ciò che sta per succedere fra poco. Dietro il silenzio di Gesù, c’é dunque una doppia determinazione: assumere la sua missione di Salvatore e Redentore del mondo da una parte, e dall’altra sostenere e rinforzare quelli che Egli ha scelto per proclamare la buona notizia della salvezza nel mondo.

Ma c’é anche un altro silenzio che avvolge il piccolo gruppo che sta scendendo della montagna, cioè il silenzio del Padre. Per i discepoli, questa voce era non solo una conferma dell’identità di Gesù come Figlio, ma era anche un modo di entrare nel mistero dell’amore nella Trinità. Chi ha potuto intuire l’amore del Padre per il Figlio capisce che il Figlio può dare la vita per amore del Padre. Ma chi segue Gesù capisce subito che questo amore è anche per noi, a nostro favore. Scoprire così che Dio è Amore è qualcosa di straordinario, aldilà di tutto ciò che si può concepire e immaginare. Questo silenzio del Padre, un silenzio che lascia risuonare le sue Parole diventa così un segno della relazione di intimità che esiste tra il Padre e il Figlio, ma anche con noi.

A questi tre livelli di silenzio risponderanno fra poco l’agitazione della folla e le chiacchiere degli accusatori. Ma questo rumore non potrà mai spegnere né coprire questo silenzio dell’anima, più profondo di tutto l’universo. Anche nel turbine della vita quotidiana, anche tra i gridi e le accuse durante la Passione, rimarrà questo silenzio. Certo, possiamo leggere la Passione come il racconto terribile della sofferenza di Gesù, ma possiamo anche rimanere attenti a questo silenzio che accompagna Gesù nel suo cammino di ritorno al Padre. Per il Signore, la voce del Padre continua a risuonare anche nel fracasso e nell’umiliazione: “Questi è il Figlio mio, l’eletto”, e per i discepoli, per noi : “ascoltatelo”!

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