Guillaume Jedrzejczak, Omelia della Veglia pasquale – 2016

7 letture; Rom 6,3-11; Lc 24,1-12.

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Di fronte all’assenza del corpo di Gesù e al vuoto del sepolcro, i primi testimoni della Risurrezione esprimono la loro incomprensione e il loro stupore! Le donne “si domandavano che senso avesse tutto questo”, e Pietro rimase “pieno di stupore per l’accaduto”. Il primo segno della Risurrezione non è la presenza di Gesù Risorto in mezzo ai suoi discepoli, questo avverrà solo dopo, ma è l’assenza del suo corpo, l’assenza della sua presenza. Questa esperienza di un vuoto immenso interroga e lascia senza parole i primi testimoni. Non sanno cosa dire, né cosa pensare.

E in questo vuoto, c’é solo la presenza di un angelo di Dio che viene a spiegare alle donne il significato di ciò che sta succedendo, citando le parole del Signore stesso. Dice infatti: “perché cercate tra i morti colui che è vivo?”; e continua riprendendo le parole di Gesù che annunciava la propria Risurrezione “il terzo giorno”. Ciò che sta succedendo davanti ai loro occhi è un cambiamento radicale della realtà. Gesù non è là dove dovrebbe logicamente essere, cioè tra i morti. La Risurrezione sconvolge completamente i punti di riferimento dei discepoli. Sta crollando il loro mondo. Comincia una nuova creazione con regole nuove del tutto sconosciute.

Tutti gli altri episodi che avverranno dopo questo primo racconto della Risurrezione hanno per unico scopo di educare la comunità dei discepoli a questo nuovo modo di concepire l’esistenza in questa nuova creazione. Gesù appare e sparisce, si nasconde e si lascia riconoscere. Egli è presente dove e quando non si aspetta più. È tutto il modo di vivere dei discepoli si trova pian piano scombussolato. La Risurrezione di Cristo non è un evento che tocca solo il Signore stesso, ma colpisce tutti quelli che lo hanno conosciuto e amato. Questa nuova maniera di essere nel mondo cambia la visione della vita di tutta la comunità dei discepoli che cominciano un avventura nuova.

Difatti, a quelli che aspettavano un regno terreno, una dominazione simile a quelle dei re e dei potenti di questo mondo, a quelli che speravano una vittoria materiale, Gesù propone un altro modo di concepire l’esistenza e di viverla. La Risurrezione di Cristo ci insegna che c’é un altra dimensione della vita, dietro ciò che percepiscono i nostri sensi. Ci insegna che non si può ridurre la realtà a ciò che vediamo, che tocchiamo, che sentiamo. La realtà va molto aldilà di ciò che possiamo capire e intuire. Il Signore Risorto ci lascia indovinare questa altra faccia della realtà che spesso dimentichiamo. La morte non è la fine della vita ma un passaggio, una pasqua, una nuova nascita che ci fa entrare in un altra dimensione della realtà. Il Signore, nella notte di Pasqua, sta schiudendo la porta di ciò che verrà dopo, alla fine dei tempi, per ognuno di noi.

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