1 Sam 1,20-28; 1 Gv 3,1-2.21-24; Lc 2,41-52.
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Le letture della liturgia di questa festa della Santa Famiglia ci insegnano molte cose sulla visione cristiana della famiglia. E la prima di tutte, che possiamo indovinare attraverso il brano del libro di Samuele, è che sono presenti, nell’Antico Testamento, diversi modelli di famiglia. Difatti, Elkana, lo sposo di Anna, aveva due mogli. Nello stesso libro di Samuele, troviamo la storia di Davide che avrà tante spose, tra le quali la madre del suo successore, Salomone, che sposerà dopo aver ucciso il marito Uria. Queste storie di famiglie, le più strane, le più terribili, come quella di Abramo e Sara e della serva, hanno tanto scandalizzato che la Chiesa ha vietato di leggere questi testi durante la liturgia.
Ma questo non vale solo per l’Antico Testamento. Anche nel Nuovo Testamento, troviamo storie come quella di Erode che aveva sposato la moglie del fratello. L’Apostolo Paolo condanna in una delle sue lettere un uomo che viveva con la seconda moglie del proprio padre. Tutte queste storie, numerose e una più strana le une dell’altra, ci permettono di capire meglio la singolarità della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. La Bibbia non ignora la diversità delle situazioni e delle prove della vita. Nei diversi libri delle Scritture si possono trovare tutti i casi possibili. Ma la storia della famiglia trova il suo compimento, come la storia della salvezza, in una famiglia, la Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, che non è una famiglia tra le altre, ma la Santa Famiglia.
Nella diversità delle situazioni, delle culture e dei tempi, la Santa Famiglia esprime, dunque, la visione di Dio e la vocazione di ogni famiglia cristiana. Non è prima di tutto un modello giuridico o morale, ma é l’espressione di una vocazione spirituale e mistica. É solo seguendo la sua storia, nelle Scritture, che si può capire cosa significa per noi oggi. Solo nella contemplazione di Gesù, di Giuseppe e di Maria, nelle vicende della loro piccola Famiglia, si può intuire il senso profondo di ogni famiglia umana, di ogni famiglia cristiana.
L’episodio del vangelo di Luca che abbiamo appena ascoltato è molto significativo per noi. Come tutti noi, Giuseppe e Maria volevano prolungare la felicità dell’infanzia del figlio. Avrebbero desiderato che Gesù rimanesse sempre con loro. Ma la fuga di Gesù e la loro angoscia ci insegnano almeno due cose. La prima è che non possiamo fermare il tempo che passa. E la seconda è che la vita suppone sempre di perdere quelli che amiamo. Dietro la visione della famiglia cristiana, c’é dunque il desiderio della fecondità, e l’accettazione di perdere, di non trattenere per se. E questo modello di santità è possibile solo se esiste questo amore di cui parla Giovanni nella seconda lettura. L’amore naturale, che tutti proviamo, ha bisogno di essere evangelizzato e approfondito. Perché il nostro amore diventi simile all’amore di Dio, dobbiamo imparare dalla Santa Famiglia come comportarci, cosa scegliere! Queste scelte non sono mai facili, perché suppongo di vincere nel proprio cuore, le nostre gelosie, i nostri egoismi, la nostra sfiducia. La Santa Famiglia è la scuola dell’amore umano che conduce all’amore di Dio, a Dio che è veramente l’Amore!
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