Guillaume Jedrzejczak, Omelia della Notte di Natale 2015

Is 9,1-6; Tt 2,11-14; Lc 2,1-14.

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Le seccature dell’amministrazione e le complicazioni dello stato non sono solo del nostro tempo. Anche Giuseppe e Maria sono stati le vittime di decisioni prese dall’alto per un censimento che aveva l’unico scopo di soddisfare alcuni funzionari romani della capitale. Almeno questo non è cambiato per niente dopo venti secoli: le statistiche rimangono un’ossessione per tutti i potenti della terra. L’unico vantaggio di questo accanimento amministrativo è che sappiamo con certezza dove e quando è nato Gesù, il Signore e il Salvatore del mondo. Ma il lato piuttosto sconcertante di questo evento, è che il mondo non l’ha ancora capito.

Difatti, non bastano nè le precisazioni amministrative, nè le decisioni giuridiche, neanche il ricordo di questi potenti, il cui nome sarebbe stato presto dimenticato, se non ci fosse stata questa nascita. Non servono a niente tutti questi elementi per spiegare cosa è veramente successo. Con questi piccoli dettagli, conosciamo il quadro esterno e superficiale, ma ci sfugge il contenuto, la realtà fondamentale di ciò che è veramente successo. Sono aspetti superficiali e insignificanti di una realtà che va molto aldilà di ciò che appare.

Tra l’evento descritto e il suo significato, c’é un abisso che diventa evidente quando si legge questo brano del vangelo di Luca. Anche se la nascita di Gesù avviene in un contesto umano e politico specifici, la celebrazione degli angeli e della moltitudine dei cori celesti fa esplodere questi limiti. Difatti, in questa nascita, si incontrano il cielo e la terra. Di fronte alla gloria di Dio, ci sono le piccolezze umane. Alla gioia del cielo risponde l’indifferenza della terra. Non sono presenti nessun potente e nessun grande di questo mondo, ma solo dei poveri pastori che stavano lavorando nell’oscurità della notte.

Queste caratteristiche rimangono per sempre i segni autentici di un vero Natale. Oggi ancora, di fronte alla sufficienza e all’indifferenza di quelli che hanno il potere, c’é la fedeltà dell’umile popolo di Dio, dei poveri discepoli di Gesù. Il mondo continua a contare e a accumulare statistiche e progetti, e Dio continua a suscitare amore e bontà. Certo, le crisi finanziare e politiche fanno sempre più rumore e suscitano sempre più angoscia, ma la speranza di Natale continua, pian piano, a cambiare il cuore degli uomini.

Questo non si vede, questo non si può calcolare, ma non è meno reale. I poteri di questo mondo passeranno, le cose importantissime che riempiono la stampa saranno presto dimenticate. Rimarranno solo questo sorriso di Maria e questa serenità di Giuseppe, ascoltando la voce dei cori celesti che cantano per sempre: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama”!

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