Ger 1,4-19; 1 Cor 12,31-13,13; Lc 4,21-30.
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Il più grande ostacolo all’annuncio della parola di Dio è la nostra pretesa di sapere, sono i nostri pregiudizi. Pensiamo di sapere cosa dice, cosa significa, cosa insegna. Non accogliamo più la novità della parola. Questa difficoltà è descritta da Luca, nel vangelo di oggi. Tutti credevano di conoscere Gesù, e dunque non aspettavano niente da lui. E questa difficoltà vale anche per noi. Come è difficile ascoltare il prete della nostra parrocchia, il nostro superiore o il cappellano della nostra comunità! La loro umanità diventa spesso per noi un ostacolo, come lo era l’umanità di Gesù per i suoi contemporanei. E dietro questa diffidenza, si nasconde un’altra realtà molto più profonda: non crediamo che Dio possa venirci incontro nell’umanità, che possa parlare nell’uomo e scendere tra noi!
Il vangelo di oggi mette proprio in rilievo questa difficoltà e ci interroga su questa nostra resistenza. In tante dottrine religiose c’è sempre stata questa tentazione continua di rimandare Dio aldilà dei cieli, di rifiutare la Sua presenza tra noi in questo mondo. Ma dietro questa apparenza di religiosità si nasconde, infatti, non solo il disprezzo per la vita dell’uomo, ma soprattutto la giustificazione di ogni tipo di oppressione e di violenza. Lo vediamo molto bene oggi: tanti credono di rendere un culto a Dio opprimendo e uccidendo altri uomini! Non accettano che l’uomo sia creato a immagine di Dio, perché non vogliono accogliere la parola di Dio.
Se accettiamo che Dio ci sia così vicino, allora ogni gesto, ogni parola, ogni sguardo diventa un modo di esserGli più vicino o di allontanarsi da Lui. L’esistenza umana riveste un altro significato. Non si possono più separare le cose spirituali dalle realtà della vita quotidiana. Nel più piccolo gesto di carità, nella parola più insignificante, possiamo esprimere e manifestare la Sua presenza. La spiritualità non è qualcosa riservata ad alcuni specialisti rinchiusi nei monasteri, ma diventa un modo di vivere ogni cosa in presenza dell’Altissimo!
È guardando Gesù vivere in mezzo a loro, che i suoi discepoli hanno imparato chi è Dio! Hanno avuto bisogno di tanto tempo per imparare ad ascoltare e per capire la Sua parola. Anche loro hanno dovuto cambiare il proprio modo di pensare e di pregare. Guardando Gesù, hanno capito pian piano che l’uomo non vive solo di pane, che il più grande è colui che serve, che l’amore significa perdere se stessi. E attraverso la propria umanità, i discepoli non hanno solo insegnato le parole di Gesù, ma hanno soprattutto trasmesso un modo di vivere, di comportarsi in questo mondo, che esprime, aldilà delle parole, chi è Dio!
Il messaggio evangelico, la parola di Dio, si trasmette, oggi ancora, attraverso l’umanità della Chiesa. La nostra umanità ferita e limitata non è un ostacolo, ma è piuttosto la pagina imperfetta sulla quale Dio scrive oggi ancora la Sua parola con lettere di sangue. Ogni volta che qualcuno sceglie di seguire Gesù, la sua esistenza, anche se piena di imperfezioni, diventa testimonianza della buona notizia. I Padri della Chiesa dicevano che siamo chiamati a diventare un vangelo vivo, ma aggiungevano che non dobbiamo aspettare di essere trattati meglio di Gesù!
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