IX DOMENICA DOPO PENTECOSTE – A

Non temere, Sion,
non lasciarti cadere le braccia!
Il Signore tuo Dio in mezzo a te
è un salvatore potente,
per te esulterà di gioia.
Sof 3, 16-17a

LETTURA
Il peccato e il pentimento di Davide.
2 Sam 12, 1-13
SALMO RESPONSORIALE
Sal 31 (32), 1-2. 5. 7. 11
EPISTOLA
Noi abbiamo un tesoro in vasi di creta.
2 Cor 4, 5b-14
CANTO AL VANGELO
(Gv 3, 17)
VANGELO
Il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati.
Mc 2, 1-12
PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO AL VANGELO

BEDA IL VENERABILE
In Evang. Marc., 2, 3-5

La guarigione del paralitico e la salvezza dell’anima

E vennero conducendo a lui un paralitico che era portato da quattro persone” (Mc 2,3).

La guarigione di questo paralitico raffigura la salvezza dell’anima, la quale, sospirando verso Cristo dopo la lunga inerzia dell’ozio carnale, ha dapprima bisogno dell’aiuto di tutti per essere sollevata e portata a Cristo, cioè dell’aiuto dei buoni medici che le ispirino la speranza nella guarigione e intercedano per lei. A buon diritto viene riferito che il paralitico era condotto da quattro persone; sia perché sono i quattro libri del Santo Vangelo che convalidano la parola e l’autorità di chi diffonde il Vangelo, sia perché sono quattro le virtù che infondono sicurezza allo spirito e lo portano alla salvezza. Di tali virtù si parla quando si loda l’eterna sapienza: “Temperanza e prudenza ella insegna, e giustizia e fortezza, delle quali niente c’è li più necessario per gli uomini nella vita” (Sap 8,7). Alcuni, penetrando il senso di questi nomi, chiamano tali virtù prudenza, fortezza, temperanza e giustizia.

E non riuscendo a portarlo davanti a lui per la folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli stava” (Mc 2,4).

Desiderano presentare a Cristo il paralitico, ma ne sono impediti dalla folla che li preme da ogni parte. Accade ugualmente sovente all’anima, dopo l’inerzia del torpore carnale, che volgendosi a Dio e desiderando essere rinnovata dalla medicina della grazia celeste, sia ritardata dagli ostacoli delle antiche abitudini. Spesso, quando l’anima è immersa nella dolcezza della preghiera interiore e intrattiene quasi un soave colloquio con il Signore, sopraggiunge la folla dei pensieri terreni e impedisce che lo sguardo dello spirito veda Cristo. Che cosa dobbiamo fare in tali frangenti? Non dobbiamo certamente restar fuori e in basso dove tumultuano le folle; dobbiamo salire sul tetto della casa nella quale Cristo insegna, cioè dobbiamo tentare di raggiungere le altezze della Sacra Scrittura e meditare, di giorno e di notte, con il salmista, la legge del Signore. «Come» infatti «potrà un giovane serbare puro il proprio cammino? Nel custodire – dice il salmista – le tue parole» (Sal 118,9).

E praticata un’apertura, calarono giù il lettuccio sul quale giaceva il paralitico” (Mc 2,4).

Scoperchiato il tetto, l’infermo è calato dinanzi a Gesù: infatti, svelati i misteri delle Scritture, si giunge alla conoscenza di Cristo, cioè si discende alla sua umiltà con la pietà della fede. Secondo il racconto di un altro evangelista, non è senza un motivo che la casa di Gesù appaia coperta da tegole, in quanto, se c’è chi squarcia il velo della lettera che pure può apparire d’insignificante valore, vi troverà la potenza divina della grazia spirituale. Togliete le tegole alla casa di Gesù, significa scoprire nell’umiltà della lettera il significato spirituale dei misteri celesti. Infine, il fatto che l’infermo sia calato giù insieme con il lettuccio, significa che dobbiamo conoscere Cristo mentre siamo ancora in questa nostra carne.

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