LETTURA
Il pane portato dall’angelo a Elia.
SALMO
Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino. R./
Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce. R./
L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia. R./
EPISTOLA
Il pane e il calice eucaristici nella Chiesa.
CANTO AL VANGELO
VANGELO
Il pane disceso dal cielo.
In quel tempo. I Giudei si misero a mormorare contro il Signore Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?».
Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
PREGHIERA DEI FEDELI
COMMENTO AL VANGELO
AGOSTINO
Commento al Vangelo di S. Giovanni 26,4-6
4. Così, quando ascolti: Nessuno viene a me se non è attratto dal Padre, non pensare di essere attratto per forza. Anche l’amore è una forza che attrae l’anima. Non dobbiamo temere il giudizio di quanti stanno a pesare le parole, ma sono incapaci d’intendere le cose di Dio; i quali, di fronte a questa affermazione del Vangelo, potrebbero dirci: Come posso credere di mia volontà se vengo attratto? Rispondo: Non è gran cosa essere attratti da un impulso volontario, quando anche il piacere riesce ad attrarci. Che significa essere attratti dal piacere? Metti il tuo piacere nel Signore, ed egli soddisfarà i desideri del tuo cuore (Sal 36, 4). Esiste anche un piacere del cuore, per cui esso gusta il pane celeste. Che se il poeta ha potuto dire: “Ciascuno è attratto dal suo piacere” (Virg., Ecl. 2), non dalla necessità ma dal piacere, non dalla costrizione ma dal diletto; a maggior ragione possiamo dire che si sente attratto da Cristo l’uomo che trova il suo diletto nella verità, nella beatitudine, nella giustizia, nella vita eterna, in tutto ciò, insomma, che è Cristo. Se i sensi del corpo hanno i loro piaceri, perché l’anima non dovrebbe averli? Se l’anima non avesse i suoi piaceri, il salmista non direbbe: I figli degli uomini si rifugiano all’ombra delle tue ali; s’inebriano per l’abbondanza della tua casa, bevono al torrente delle tue delizie; poiché presso di te è la fonte della vita e nella tua luce noi vediamo la luce (Sal 35, 8-10). Dammi un cuore che ama, e capirà ciò che dico. Dammi un cuore anelante, un cuore affamato, che si senta pellegrino e assetato in questo deserto, un cuore che sospiri la fonte della patria eterna, ed egli capirà ciò che dico. Certamente, se parlo ad un cuore arido, non potrà capire. E tali erano coloro che mormoravano tra loro. Viene a me – dice il Signore – chi è attratto dal Padre.
5. Ma perché uno deve essere attratto dal Padre, se il Cristo stesso ci attrae? Perché dice che uno deve essere attratto dal Padre? Se dobbiamo essere attratti, lo saremo da colui al quale una donna innamorata dice: Correremo dietro l’odore dei tuoi profumi (Ct 1, 3). Ma consideriamo, o fratelli, e, per quanto è possibile, cerchiamo d’intendere ciò che ha voluto dirci. Il Padre attira al Figlio coloro che credono nel Figlio, in quanto sono persuasi che egli ha Dio per Padre. Dio Padre, infatti, ha generato il Figlio uguale a sé; e il Padre attrae al Figlio colui che, nella sua fede, sente e sa che colui in cui crede è uguale al Padre. Ario ha creduto che il Figlio fosse una creatura: il Padre non lo ha attirato, perché chi ritiene che il Figlio non sia uguale al Padre non pensa rettamente del Padre. Che dici, Ario? Che discorsi stai facendo, o eretico? Chi è Cristo? Non è vero Dio, rispondi, ma una creatura del vero Dio. Il Padre non ti ha attratto: perché non hai capito chi è il Padre, di cui rinneghi il Figlio. Ti sei fatta del Figlio un’idea sbagliata. Non sei attratto dal Padre, e tanto meno sei attratto al Figlio, che è ben altro di ciò che tu dici. Fotino dal canto suo dice: Cristo è solo uomo, non è anche Dio. Se uno pensa così, vuol dire che il Padre non lo ha attratto. Colui che il Padre ha attratto, ha detto: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente. Non sei come un profeta, non sei come Giovanni, non sei come un qualsiasi uomo giusto; tu sei l’unico, l’eguale, tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente. Pietro è stato attratto, ed è stato attratto dal Padre: Beato te, Simone figlio di Giovanni, perché non carne e sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli (Mt 16, 16-17). Questa rivelazione è essa stessa un’attrazione. Tu mostri alla pecora un ramo verde, e l’attrai. Mostri delle noci ad un bambino e questo viene attratto: egli corre dove si sente attratto; è attratto da ciò che ama, senza che subisca alcuna costrizione; è il suo cuore che rimane avvinto. Ora se queste cose, che appartengono ai gusti e ai piaceri terreni, esercitano tanta attrattiva su coloro che amano non appena vengono loro mostrate – poiché veramente “ciascuno è attratto dal suo piacere” -, quale attrattiva eserciterà il Cristo rivelato dal Padre? Che cosa desidera l’anima più ardentemente della verità? Di che cosa dovrà l’uomo essere avido, a quale scopo dovrà custodire sano il palato interiore, esercitato il gusto, se non per mangiare e bere la sapienza, la giustizia, la verità, l’eternità?
5. E dove l’anima potrà essere saziata? Dove si trova il sommo bene, la verità totale, l’abbondanza piena. Qui in terra, anche se ci sostiene l’autentica speranza, è più facile aver fame che esser saziati. Beati – dice infatti il Signore – coloro che hanno fame e sete di giustizia, – cioè che hanno fame e sete qui, in terra – perché saranno saziati (Mt 5, 6). Ma dove saranno saziati? In cielo. Così, dopo aver detto: Nessuno viene a me se non lo attira il Padre che mi ha mandato, cosa aggiunge? E io lo risusciterò nell’ultimo giorno (Gv 6, 44). Gli do ciò che ama, e gli rendo ciò che spera; vedrà ciò che senza vedere ha creduto, mangerà ciò di cui adesso ha fame e sarà saziato con ciò di cui adesso ha sete. Dove? Nella risurrezione dei morti, perché io lo risusciterò nell’ultimo giorno.
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