LETTURA
Isaia 63, 19b – 64, 10 In quei giorni. Isaia pregò il Signore, dicendo: / «Se tu squarciassi i cieli e scendessi! / Davanti a te sussulterebbero i monti, / come il fuoco incendia le stoppie / e fa bollire l’acqua, / perché si conosca il tuo nome fra i tuoi nemici, / e le genti tremino davanti a te. / Quando tu compivi cose terribili che non attendevamo, / tu scendesti e davanti a te sussultarono i monti. / Mai si udì parlare da tempi lontani, / orecchio non ha sentito, / occhio non ha visto / che un Dio, fuori di te, / abbia fatto tanto per chi confida in lui. / Tu vai incontro a quelli che praticano con gioia la giustizia / e si ricordano delle tue vie. / Ecco, tu sei adirato perché abbiamo peccato / contro di te da lungo tempo e siamo stati ribelli. / Siamo divenuti tutti come una cosa impura, / e come panno immondo sono tutti i nostri atti di giustizia; / tutti siamo avvizziti come foglie, / le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento. / Nessuno invocava il tuo nome, / nessuno si risvegliava per stringersi a te; / perché tu avevi nascosto da noi il tuo volto, / ci avevi messo in balìa della nostra iniquità. / Ma, Signore, tu sei nostro padre; / noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, / tutti noi siamo opera delle tue mani. / Signore, non adirarti fino all’estremo, / non ricordarti per sempre dell’iniquità. / Ecco, guarda: tutti siamo tuo popolo. / Le tue città sante sono un deserto, / un deserto è diventata Sion, / Gerusalemme una desolazione. / Il nostro tempio, santo e magnifico, / dove i nostri padri ti hanno lodato, / è divenuto preda del fuoco; / tutte le nostre cose preziose sono distrutte».
SALMO
Sal 76 (77) Nel giorno della mia angoscia io cerco il Signore,
nella notte le mie mani sono tese e non si stancano;
l’anima mia rifiuta di calmarsi.
Mi ricordo di Dio e gemo,
medito e viene meno il mio spirito. R./
Ripenso ai giorni passati,
ricordo gli anni lontani.
Un canto nella notte mi ritorna nel cuore:
medito e il mio spirito si va interrogando. R./
Forse il Signore ci respingerà per sempre,
non sarà mai più benevolo con noi?
È forse cessato per sempre il suo amore,
è finita la sua promessa per sempre? R./
O Dio, santa è la tua via;
quale dio è grande come il nostro Dio?
Hai riscattato il tuo popolo con il tuo braccio,
i figli di Giacobbe e di Giuseppe. R./
R. Vieni, Signore, a salvare il tuo popolo.
EPISTOLA
Ebrei 9, 1-12 Fratelli, anche la prima alleanza aveva norme per il culto e un santuario terreno. Fu costruita infatti una tenda, la prima, nella quale vi erano il candelabro, la tavola e i pani dell’offerta; essa veniva chiamata il Santo. Dietro il secondo velo, poi, c’era la tenda chiamata Santo dei Santi, con l’altare d’oro per i profumi e l’arca dell’alleanza tutta ricoperta d’oro, nella quale si trovavano un’urna d’oro contenente la manna, la verga di Aronne, che era fiorita, e le tavole dell’alleanza. E sopra l’arca stavano i cherubini della gloria, che stendevano la loro ombra sul propiziatorio. Di queste cose non è necessario ora parlare nei particolari.
Disposte in tal modo le cose, nella prima tenda entrano sempre i sacerdoti per celebrare il culto; nella seconda invece entra solamente il sommo sacerdote, una volta all’anno, e non senza portarvi del sangue, che egli offre per se stesso e per quanto commesso dal popolo per ignoranza. Lo Spirito Santo intendeva così mostrare che non era stata ancora manifestata la via del santuario, finché restava la prima tenda. Essa infatti è figura del tempo presente e secondo essa vengono offerti doni e sacrifici che non possono rendere perfetto, nella sua coscienza, colui che offre: si tratta soltanto di cibi, di bevande e di varie abluzioni, tutte prescrizioni carnali, valide fino al tempo in cui sarebbero state riformate.
Cristo, invece, è venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso una tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano d’uomo, cioè non appartenente a questa creazione. Egli entrò una volta per sempre nel santuario, non mediante il sangue di capri e di vitelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così una redenzione eterna.
CANTO AL VANGELO
(Gv 6, 33) Alleluia, alleluia.
Il pane di Dio è colui che discende dal cielo
e dà la vita al mondo.
Alleluia.
VANGELO
Giovanni 6, 24-35 In quel tempo. Quando la folla vide che il Signore Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».
PREGHIERA DEI FEDELI
Leggi Fratelli e sorelle, al Dio che non dimentica le sue promesse e «va incontro a coloro che praticano la giustizia», rivolgiamo con fiducia le nostre preghiere: Ascoltaci, Signore!
- Per la Chiesa, perché rinnovi sempre il proprio rendimento di grazie al Padre per il dono immenso della salvezza ricevuta nel suo Figlio: preghiamo. R.
- Per gli Oratori della nostra Diocesi, perché siano sempre autentici luoghi di incontro, di condivisione e di crescita umana e cristiana: preghiamo. R.
- Per tutti noi, perché sappiamo riconoscere in Gesù il termine ultimo di ogni nostra attesa e speranza: preghiamo. R.
COMMENTO AL VANGELO
AGOSTINO
Dal Commento al Vangelo di S. Giovanni 25,12
Gli dissero allora: Che dobbiamo fare per compiere le opere di Dio? Egli li aveva esortati: Procuratevi il nutrimento che non perisce, ma che dura per la vita eterna. Ed essi rispondono: Che cosa dobbiamo fare?, cioè con quali opere possiamo adempiere a questo precetto? Rispose loro Gesù: Questa è l’opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato (Gv 6, 28). Questo, dunque, significa mangiare non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna. A che serve preparare i denti e lo stomaco? Credi, e mangerai. La fede si distingue dalle opere, come dice l’Apostolo: L’uomo viene giustificato dalla fede, senza le opere (Rm 3, 28-29). Esistono opere prive della fede in Cristo, che apparentemente sono buone: in realtà non lo sono perché non sono riferite a quel fine che le rende buone: Il fine della legge è Cristo, per la giustizia di ognuno che crede (Rm 10, 4). Il Signore non ha voluto distinguere la fede dalle opere, ma ha definito la fede stessa un’opera. E’ fede, infatti, quella che opera mediante l’amore (cf. Gal 5, 6). E non ha detto: Questa è l’opera vostra, ma ha detto: Questa è l’opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato: in modo che colui che si gloria si glori nel Signore (1 Cor 1, 31). Ora, siccome egli li invitava a credere, essi cercavano ancora dei segni per credere. Guarda se non è vero che i Giudei cercano dei segni. Gli dissero: Quale segno dunque fai tu perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi (Gv 6, 30)? Era dunque poco essere stati nutriti con cinque pani? Essi apprezzavano questo, ma essi a quel nutrimento preferivano la manna discesa dal cielo. Eppure il Signore si dichiarava apertamente superiore a Mosè. Mosè non aveva mai osato promettere un nutrimento che non perisce, ma che dura per la vita eterna. Il Signore promette qualcosa di più di Mosè. Sì, per mezzo di Mosè era stato promesso un regno, una terra in cui scorreva latte e miele, una pace temporale, abbondanza di figli, la salute del corpo e tutti gli altri beni temporali. Ma tutti questi beni temporali erano figura dei beni spirituali. Ed erano questi, in definitiva, i beni che il Vecchio Testamento prometteva all’uomo vecchio. I Giudei dunque consideravano le promesse di Mosè e quelle di Gesù. Mosè prometteva lo stomaco pieno qui in terra, ma pieno di cibo che perisce; Cristo prometteva il cibo che non perisce, ma che dura per la vita eterna. Vedevano che egli prometteva di più, ma erano tuttora incapaci di vedere che stava compiendo opere maggiori. Pensavano alle opere che Mosè aveva compiuto e pretendevano opere ancora maggiori da colui che faceva delle promesse così grandiose. Che opere fai perché ti crediamo? Se vuoi renderti conto che essi confrontavano i miracoli di Mosè con quelli di Gesù, e, al confronto, consideravano inferiori le opere di Gesù, ascolta che cosa gli dicono: I nostri padri nel deserto mangiarono la manna. Ma che cos’è la manna? Forse non ne avete la stima che merita: … come sta scritto: Ha dato loro da mangiare un pane del cielo (Gv 6, 31; Sal 77, 24). Per mezzo di Mosè i nostri padri hanno ricevuto un pane venuto dal cielo, e Mosè non ha detto loro: Procuratevi un pane che non perisce. Tu prometti un cibo che non perisce ma che dura per la vita eterna, e non compi opere simili a quelle di Mosè. Egli non ha dato pani di orzo, ma ha dato un pane venuto dal cielo.
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