Ildegarda di Bingen e Maria

M. Gabriella dello Spirito Santo OSBap

[Articolo pubblicato sul n. 1/2026 della rivista Ora et Labora]

Ildegarda nasce nel 1098 a Bermersheum, durante un secolo in cui la Chiesa fu protagonista di grandi rivoluzioni e di riforme. Ildegarda stessa sarà una grande rivoluzionaria: dotata di visioni della «luce vivente» fin da bambina, scriverà quanto da Dio apprende e vede; combatterà attivamente con predicazioni itineranti, benché donna, contro l’eresia catara, tra il 1158 e il 1161 e poi nuovamente intorno al 1170/1174. Scriverà a grandi personalità del suo tempo, compreso Federico Barbarossa, che la interpellano per essere consigliati. Altre volte lei stessa prende l’iniziativa mettendo in guardia da comportamenti sbagliati e mentalità riprovevoli. Si sa poco della sua formazione iniziale: era entrata in monastero a Disibodenberg da bambina, sotto la cura di Jutta, alla cui morte succederà alla guida della comunità femminile. Nel 1141 per volere divino inizia a scrivere dopo aver superato tanti ostacoli, Scivias, la prima sua opera, nella quale doveva esporre ciò che la Visione le rivelava e il significato dettato dalla Voce. Inizia la sua attività che porterà a molti scritti, coadiuvata dal maestro Volmar, suo segretario e monaco incaricato di prendersi cura delle monache, e da Richardis von Stade, una delle sue monache, poiché ella stessa si definisce illetterata, incapace quindi di compiere una tale missione.

Altra novità di questa donna, fu la scelta di costruire un nuovo monastero a Rupertsperg, rendendosi autonome e separandosi così dalla comunità maschile. Ivi arrivano nel 1150 a costruzione ancora in corso dopo tanti ostacoli e opposizioni; ma la magistra non può non obbedire alla volontà divina, visto anche l’aumentare delle sorelle a lei affidate, cercando e infine ottenendo la totale indipendenza e autonomia del nuovo monastero, fondandone poi un altro a Bingen nel 1165.

Il nome di Ildegarda iniziò a diffondersi, famoso anche per le sue composizioni musicali e le sue opere, e si accrebbe sempre più il numero delle sorelle in monastero.

Ildegarda riesce a conciliare quindi la novità con la tradizione e questo traspare anche nelle sue opere. Lo vedremo anche nella figura di Maria, impostata in prospettiva fortemente cristocentrica, secondo a spiritualità della monaca, forse influenzata in questo dalla Regola benedettina.

Come si evince dalla lettura globale delle opere di Ildegarda di Bingen, Maria è maggiormente citata come parte dell’epiteto che si riferisce al Figlio, «nato da Maria» o per antonomasia indicata come «la Vergine».

Interessante notare come si sottolinei che non ha sofferto per il parto e che la sua condizione di verginità sia rimasta tale prima e dopo il parto, verità che la Chiesa aveva proclamato molto più addietro.

«Detto Figlio, come è Unigenito nella Divinità, così è unigenito nella verginità, e come è unico Figlio del Padre, così è unico figlio della Madre, perché come il Padre lo generò Unico prima dei tempi, così anche la Vergine Madre lo generò nel tempo, dopo il parto rimanendo Vergine».

Nell’Ordo Virtutum Maria è identificata con la virtù della Castità, grande protagonista dell’opera teatrale riportata, che si riferisce alla nascita verginale come vittoria sul diavolo. […]

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