III DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE – A

Tu sei giusto, Signore,
e retto nei tuoi giudizi;
usa misericordia col tuo servo.
Sal 118 (119), 137. 124a

LETTURA
La radice di Iesse sarà un vessillo per i popoli, le nazioni la cercheranno con ansia.
Is 11, 10-16
SALMO RESPONSORIALE
Sal 131 (132), 11. 13-14. 17-18
EPISTOLA
Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori.
1 Tm 1, 12-17
CANTO AL VANGELO
(Cfr. Gv 3, 16-17)
VANGELO
Il Cristo di Dio.
Lc 9, 18-22
PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO AL VANGELO

GREGORIO MAGNO
Hom., 32, 2

La rinunzia a se stesso

Il Signore ci dice di rinunziare alle cose nostre, se vogliamo andare con lui, perché quando andiamo alla prova della fede, dobbiamo affrontare gli spiriti maligni. Ma questi spiriti non posseggono niente di questo mondo. Dobbiamo lottare, perciò, nudi contro nudi. Perché se uno combatte vestito contro uno che è nudo, facilmente viene gettato a terra, perché ha più modo di essere afferrato. Che cosa sono, infatti, tutte le cose terrene, se non dei vestiti del corpo? E, allora, chi va a combattere col diavolo, si spogli, se non vuol soccombere. Non possegga nulla in questo mondo, o non sia attaccato a nulla, non cerchi piaceri nelle cose periture, perché ciò di cui si copre, non diventi strumento della sua caduta. E neanche basta lasciar le cose nostre; bisogna lasciar noi stessi. Ma che vuol dire lasciar noi stessi? Dove andremo fuori di noi, se lasciamo noi stessi? O chi è che va, se uno lascia se stesso?

Ma una cosa siamo nella caduta del peccato e un’altra nella genuina creazione, una cosa è ciò che abbiam fatto di noi stessi e altra è ciò che siamo stati fatti. Sforziamoci, allora, di lasciare quello che abbiam fatto di noi stessi col peccato e di restare quello che siamo stati fatti attraverso la grazia. Ecco, chi è stato superbo, se convertendosi a Cristo è diventato umile, questo ha lasciato se stesso.

Se un lussurioso s’è ridotto alla continenza, questi ha rinnegato se stesso. Se un avaro ha smesso di agognar ricchezze e lui, che rapiva l’altrui, ha imparato a donare il suo, senza dubbio questi ha lasciato se stesso. È ancora lui, quanto a natura, ma non è più lui, quanto a peccato. Perciò fu scritto: “Converti gli empi e non saranno più” (Pr 12,7).

Gli empi convertiti non sono più, non quanto alla loro essenza, ma quanto alla colpa di empietà. Allora, dunque, lasciamo noi stessi, quando evitiamo ciò che era il nostro uomo vecchio e ci sforziamo d’essere l’uomo nuovo. Riflettiamo come aveva rinnegato se stesso Paolo, quando diceva: “Non sono più io che vivo” (Gal 2,20). Era finito il persecutore ed era cominciato a vivere il pio predicatore. E aggiunge subito: “Ma vive il Cristo in me; come se volesse dire: Io sono morto, perché non vivo secondo la carne, ma essenzialmente non sono morto, perché spiritualmente vivo in Cristo.

Dica, dunque, la Verità: “Se uno vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso” (Lc 9,23). Se uno non rinunzia a se stesso, non s’avvicina a chi è sopra di lui e non prende ciò che è fuori di lui, se non sacrifica se stesso. I broccoli devono essere trapiantati, per sviluppare; cioè, sono sradicati per crescere. I semi marciscono in terra, per moltiplicarsi. Mentre sembra che perdano ciò che erano, ricevono ciò che non erano.

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