III DOMENICA DI QUARESIMA – DI ABRAMO

III DOMENICA DI QUARESIMA – DI ABRAMO

LETTURA
Il vitello d’oro e l’intercessione di Mosè: ricòrdati di Abramo.
Esodo 32, 7-13b

SALMO
Sal 105 (106)

Abbiamo peccato con i nostri padri,
delitti e malvagità abbiamo commesso.
I nostri padri, in Egitto, non compresero le tue meraviglie,
non si ricordarono della grandezza del tuo amore. R./
Molte volte li aveva liberati,
eppure si ostinarono nei loro progetti.
Ma egli vide la loro angustia,
quando udì il loro grido. R./
Si ricordò della sua alleanza con loro
e si mosse a compassione, per il suo grande amore.
Li affidò alla misericordia
di quelli che li avevano deportati. R./

EPISTOLA
Nessuno per le tribolazioni si lasci turbare nella fede.
1Tessalonicesi 2,20-3,8

CANTO AL VANGELO
(Cfr. Gv 8, 46-47)

VANGELO
Abramo esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia.
Giovanni 8, 31-59

PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO AL VANGELO

AGOSTINO
Commento al Vangelo di Giovanni, 40

Saremo liberi, solo se il Figlio ci libera.

La nostra speranza è di essere liberati da colui che è libero, e liberandoci ci renda servi: eravamo servi della cupidigia, liberati diventiamo servi della carità.

1. Ho rimandato il discorso sul seguito del passo precedente del santo Vangelo che oggi ci è stato nuovamente letto, sia perché avevo già parlato molto, sia perché di quella libertà cui ci chiama la grazia del Salvatore, non si può parlare di passaggio e superficialmente; per cui abbiamo deciso di riprendere oggi il discorso, contando sull’aiuto del Signore. Coloro ai quali si rivolgeva il Signore Gesù Cristo, erano Giudei, in gran parte si nemici, ma in parte diventati o in via di diventare amici; vedeva infatti che c’erano alcuni, come ho già detto, che dopo la sua passione avrebbero creduto in lui. Tenendo conto di questi aveva detto: Quando avrete levato in alto il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che io sono (Gv 8,28). Erano presenti alcuni che a queste parole subito credettero, ai quali disse ciò che abbiamo sentito oggi: Gesù allora prese a dire ai Giudei che avevano creduto in lui: Se voi rimarrete nella mia parola, sarete davvero miei discepoli. Rimanendo costanti, sarete discepoli: ora siete credenti, perseverando nella fede diverrete veggenti. perciò continua: e conoscerete la verità (Gv 8,31-32). La verità non è soggetta a mutamento. La verità è il pane che nutre lo spirito, senza venir meno: essa trasforma chi di lei si nutre, ma non si converte in chi la mangia. Ecco qual è la verità: il Verbo di Dio, Dio presso Dio, Figlio unigenito. Questa verità si è rivestita di carne per noi, nascendo dalla vergine Maria, adempiendo così la profezia: La verità è sorta dalla terra (Sl 84,12). Questa verità, quando parlava ai Giudei, rimaneva occulta nella carne: rimaneva occulta, non per farsi rifiutare, ma perché voleva rinviare la sua manifestazione; e rinviava la sua manifestazione per poter prima patire nella carne, e mediante i suoi patimenti nella carne redimere la carne del peccato. E cosi, rivelandosi nell’umiltà della carne e occultando la sua divina maestà, nostro Signore Gesù Cristo disse a coloro che mediante la sua parola gli avevano creduto: Se rimarrete nella mia parola, sarete davvero miei discepoli. Chi infatti avrà perseverato sino alla fine sarà salvo (Mt 10,22). E conoscerete la verità che ora è nascosta e vi parla. E la verità vi libererà (Gv 8,32). Questo verbo il Signore lo prende dalla parola libertà, e perciò non significa altro che vi farà liberi; allo stesso modo che salvare non significa altro che fare salvo, e sanare significa rendere uno sano, e arricchire significa rendere uno ricco; così liberare significa rendere uno libero. Ciò risulta più chiaro in greco; perché in latino siamo soliti dire che uno viene liberato, senza riferirci alla libertà ma soltanto alla salute; così diciamo che uno viene liberato da un’infermità: è un modo di dire, ma non è un parlare con proprietà. É invece in senso proprio che il Signore usa questo verbo, quando dice la verità vi libererà; secondo il testo greco è fuori dubbio che egli si riferisce alla libertà.

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