III DOMENICA DI AVVENTO – Le profezie adempiute

III DOMENICA DI AVVENTO – Le profezie adempiute

O cieli stillate rugiada,
dalle nubi discenda giustizia;
si schiuda la terra
e germogli il Salvatore.
Is 45, 8ab

LETTURA
Stillate, cieli, dall’alto.
Is 45, 1-8

SALMO
Sal 125 (126), 1-6

 

Quando il Signore ristabilì la sorte di Sion,
ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si riempì di sorriso,
la nostra lingua di gioia. R/.
Allora si diceva tra le genti:
«Il Signore ha fatto grandi cose per loro».
Grandi cose ha fatto il Signore per noi:
eravamo pieni di gioia. R/.
Ristabilisci, Signore, la nostra sorte,
come i torrenti del Negheb.
Chi semina nelle lacrime
mieterà nella gioia. R/.
Nell’andare, se ne va piangendo,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con gioia,
portando i suoi covoni. R/.

EPISTOLA
Vorrei essere io stesso anatema a vantaggio dei miei fratelli secondo la carne.
Rm 9, 1-5

CANTO AL VANGELO
(Cfr. Mt 11, 13-14)

VANGELO
Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito.
Lc 7, 18-28

PREGHIERA DEI FEDELI
Leggi

COMMENTO AL VANGELO

GIOVANNI CRISOSTOMO
In Matth. 36, 1-2

I discepoli di Giovanni

É evidente ormai a tutti che i discepoli del precursore avevano un certo risentimento nei confronti di Gesù, e che avevano sempre manifestato gelosia nei suoi confronti. Questo loro atteggiamento era già apparso evidente da quanto avevano detto al loro maestro: Colui che era con te di là dal Giordano, cui tu hai reso testimonianza, eccolo che battezza e tutti accorrono a lui (cf.Gv 3,26). In un’altra circostanza vi fu anzi una disputa tra i discepoli di Giovanni e i Giudei a proposito della purificazione, ed i primi si avvicinarono a Gesù chiedendogli: Perché noi e i Giudei digiuniamo spesso e i tuoi discepoli non digiunano affatto? (cf.Mt 9,14). Essi infatti non sapevano ancora chi era il Cristo e ritenevano che Gesù fosse un semplice uomo, mentre stimavano moltissimo Giovanni e lo consideravano più che un uomo: pertanto sopportavano amaramente che la fama di Gesù crescesse a discapito di quella del loro maestro, secondo le parole che Giovanni stesso aveva pronunziate. E questa gelosia impediva loro di accostarsi e di credere in Gesù: l’invidia era come un muro che sbarrava loro la via per arrivare al Salvatore. Finché Giovanni era con loro, li esortava e li ammoniva spesso, ma con scarso successo. Quando infine Giovanni si rende conto, in prigione, che la sua morte è vicina, allora compie un supremo sforzo per convincere i suoi discepoli ad abbandonare ogni invidia verso Gesù e a riconoscere in lui il Salvatore. Teme di lasciar loro qualche motivo per una falsa idea e che essi per sempre restino separati da Cristo. In realtà, lo scopo profondo di tutta la sua predicazione, sin dall’inizio, era stato quello di condurre tutti i suoi discepoli al Salvatore. Ma siccome essi non si persuadevano, compie ora che la sua morte è imminente quest’ultimo, più efficace tentativo. Se avesse detto ai suoi discepoli di andare da Gesù perché‚ era più grande di lui, l’attaccamento che essi avevano per il loro maestro li avrebbe indotti a non obbedire a un tale ordine. Avrebbero considerato il suo invito come una conseguenza della sua umiltà, il che li avrebbe spinti, anziché ad abbandonarlo, a raddoppiare il loro affetto per lui. E neppure avrebbe ottenuto qualcosa di più se avesse taciuto. Che risolve di fare allora? Non gli resta altro che attendere ch’essi personalmente costatino i miracoli che Gesù va compiendo e tornino a riferirglieli. Allora non li esorta e non li invia tutti da Gesù: sceglie i due che ritiene più disposti a credere, in modo che le loro domande non dimostrino prevenzione e sospetto e comprendano, da ciò che vedranno, quale differenza vi è tra lui e il Cristo. Andate – dice ai due discepoli – e chiedete a Gesù: “Sei tu dunque colui che ha da venire, oppure dobbiamo aspettarne un altro?” (Mt 11,3). Cristo, che capisce subito il vero motivo per cui Giovanni gli ha mandato questa ambasciata, non risponde direttamente alla domanda dei due: – Si, sono io, – benché‚ sarebbe stato logico che facesse così. Egli sa che una simile diretta dichiarazione li avrebbe feriti nella stima che avevano per Giovanni, e preferisce perciò lasciare che i due discepoli riconoscano chi egli è dagli stessi miracoli che compie sotto i loro occhi. Il Vangelo narra infatti che, dopo l’arrivo dei discepoli di Giovanni, Gesù guarì molti malati. Quale altra conseguenza avrebbero potuto trarre i messi di Giovanni da questa sua indiretta risposta alla loro domanda? Il Salvatore si comporta così perché sa benissimo che la testimonianza delle opere è ben più attendibile e meno sospetta di quella delle parole. Insomma, Gesù Cristo, essendo Dio, e ben conoscendo i motivi per cui Giovanni gli aveva invitato i suoi discepoli, guarisce ciechi, zoppi, e altri infermi, non per dimostrare a Giovanni la sua reale natura – perché‚ avrebbe dovuto manifestarlo a Giovanni che già credeva e gli obbediva? – ma soltanto per ammaestrare i seguaci del precursore che ancora nutrivano dubbi. Per questo, avendo sanato molti infermi, disse loro: “Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete; i ciechi recuperano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati, i sordi odono, i morti risorgono, ai poveri si annunzia la buona novella. E beato è colui che non troverà in me occasione di scandalo” (Mt 11,4-6). Con queste parole mostra chiaramente di conoscere i loro segreti pensieri.

Vedi

Download diretto

FileDimensione del file
pdf III DOMENICA DI AVVENTO - Le profezie adempiute - 2018232 KB
LibreriadelSanto.it - La prima libreria cattolica online
LibreriadelSanto.it - La prima libreria cattolica online