Il Signore è la mia luce e la mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore difende la mia vita:
di chi avrò paura?
Sal 26 (27), 1
LETTURA
Colui che vive in eterno ha creato l’intero universo.
Sir 18, 1-2. 4-9a. 10-13 Lettura del libro del Siracide.
Colui che vive in eterno ha creato l’intero universo.
Il Signore soltanto è riconosciuto giusto.
A nessuno è possibile svelare le sue opere
e chi può esplorare le sue grandezze?
La potenza della sua maestà chi potrà misurarla?
Chi riuscirà a narrare le sue misericordie?
Non c’è nulla da togliere e nulla da aggiungere,
non è possibile scoprire le meraviglie del Signore.
Quando l’uomo ha finito, allora comincia,
quando si ferma, allora rimane perplesso.
Che cos’è l’uomo? A che cosa può servire?
Qual è il suo bene e qual è il suo male?
Quanto al numero dei giorni dell’uomo, cento anni sono già molti.
Come una goccia d’acqua nel mare e un granello di sabbia,
così questi pochi anni in un giorno dell’eternità.
Per questo il Signore è paziente verso di loro
ed effonde su di loro la sua misericordia.
Vede e sa che la loro sorte è penosa,
perciò abbonda nel perdono.
La misericordia dell’uomo riguarda il suo prossimo,
la misericordia del Signore ogni essere vivente.
Egli rimprovera, corregge, ammaestra
e guida come un pastore il suo gregge.
SALMO RESPONSORIALE
R/. Rendete grazie al Signore, il suo amore è per sempre.
Sal 135 (136), 1-9 Rendete grazie al Dio degli dèi,
perché il suo amore è per sempre.
Rendete grazie al Signore dei signori,
perché il suo amore è per sempre.
Lui solo ha compiuto grandi meraviglie,
perché il suo amore è per sempre. R/.
Ha creato i cieli con sapienza,
perché il suo amore è per sempre.
Ha disteso la terra sulle acque,
perché il suo amore è per sempre.
Ha fatto le grandi luci:
perché il suo amore è per sempre. R/.
Il sole, per governare il giorno,
perché il suo amore è per sempre.
La luna e le stelle, per governare la notte,
perché il suo amore è per sempre. R/.
EPISTOLA
La creazione, sottoposta alla caducità, geme nelle doglie.
Rm 8, 18-25 Lettera di san Paolo apostolo ai Romani.
Fratelli, ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio. La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. Nella speranza infatti siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se è visto, non è più oggetto di speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe sperarlo? Ma, se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza.
CANTO AL VANGELO
(Cfr. Mt 6, 26) Alleluia.
Guardate gli uccelli del cielo, dice il Signore:
non raccolgono nei granai;
eppure il Padre vostro celeste li nutre.
Alleluia.
VANGELO
Non preoccupatevi di quello che mangerete. Cercate il regno.
Mt 6, 25-33 Lettura del Vangelo secondo Matteo.
In quel tempo. Il Signore Gesù ammaestrava le folle dicendo: «Io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta».
PREGHIERA DEI FEDELI
Leggi Fratelli e sorelle, a Dio, che ha creato l’intero universo e tutto dispone secondo il suo disegno d’amore, eleviamo fiduciose le nostre invocazioni.
Diciamo: Ascoltaci, Signore.
– Per la Chiesa, perché, rinvigorita dalla parola di Gesù, promuova la ricerca e l’edificazione del regno di Dio: preghiamo. R.
– Per i governanti, perché favoriscano il bene comune e la giustizia, mettendo a disposizione di tutti le risorse del creatore: preghiamo. R.
– Per noi, perché, nella bellezza dei doni della creazione, sappiamo riconoscere la presenza costante e premurosa del Signore: preghiamo. R.
COMMENTO AL VANGELO
S. AMBROGIO
Hexamer. 3, 36
Considerate i gigli dei campi…
Ma quale spettacolo è quello di un campo in pieno rigoglio, quale profumo, quale attrattiva, quale soddisfazione per i contadini! Come potremmo spiegarlo degnamente con le nostre parole? Ma abbiamo la testimonianza della Scrittura dalla quale vediamo paragonata la bellezza della campagna alla benedizione e alla grazia dei santi, quando Isacco dice: “L’odore di mio figlio è l’odore d’un campo rigoglioso” (Gen 27,27). Perché descrivere le viole dal cupo colore purpureo, i candidi gigli, le rose vermiglie, le campagne tinte ora di fiori color d’oro ora variopinti ora color giallo zafferano, nelle quali non sapresti se rechi maggior diletto il colore dei fiori o il loro profumo penetrante? Gli occhi si pascono di questa gradevole visione e intorno ampiamente si sparge il profumo che ci riempie del suo piacevole effluvio. Perciò giustamente il Signore dice: “E la bellezza del campo è con me (Sal 49,11). È con lui, perché ne è l’autore: quale altro artefice infatti avrebbe potuto esprimere una così grande bellezza nelle singole creature? “Considerate i gigli del campo” (Mt 6,28), quale sia il candore dei loro petali, come questi, l’uno stretto all’altro, si rizzino dal basso verso l’alto in modo da riprodurre la forma d’un calice, come nell’interno di questo risplenda quasi un bagliore d’oro che, difeso tutt’intorno dalla protezione dei petali, non è esposto ad alcuna offesa. Se si cogliesse questo fiore e si sfogliassero i suoi petali, quale mano di artista sarebbe così abile da ridargli la forma del giglio? Nessuno saprebbe imitare la natura con tanta perfezione da presumere di ricostituire questo fiore, cui il Signore diede un riconoscimento così eccezionale da dire: “Nemmeno Salomone in tutta la sua gloria vestiva come uno di questi” (Mt 6,29). Un sovrano ricchissimo e sapientissimo è giudicato da meno della bellezza di questo fiore.
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