Porgi l’orecchio, Signore, e ascolta:
salvaci tu, Dio nostro,
perché tutti conoscano che tu sei il solo Dio.
Cfr. Is 37, 17a. 20
Il Signore preparerà un banchetto per tutti i popoli.
Is 25, 6-10a SALMO RESPONSORIALE
R/. Quanto è prezioso il tuo amore, o Dio!
Sal 35 (36), 6-11 EPISTOLA
Abramo, padre di molti popoli nella fede.
Rm 4, 18-25 CANTO AL VANGELO
(Cfr. Mt 22, 8b.4d) VANGELO
Il banchetto nuziale del figlio del re.
Mt 22, 1-14 PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO AL VANGELO
AGOSTINO DI IPPONA
Dal Discorso 90
Qual è l’abito di nozze.
5. Di che si tratta dunque? Desidero che voi tutti i quali vi accostate alla mensa del Signore, che si trova qui, non siate con quelli che saranno cacciati fuori, ma con i pochi che saranno salvati. Come potrete ottenere ciò? Prendete l’abito di nozze. “Spiegaci – mi si dirà – che cos’è l’abito di nozze”. Esso è senza dubbio l’abito che hanno solo i buoni, che saranno lasciati nel banchetto e saranno riservati per il banchetto, al quale non accederà nessun cattivo, e vi saranno condotti per grazia di Dio; sono essi che hanno l’abito di nozze. Esaminiamo dunque, fratelli miei, tra i fedeli quelli che hanno qualche virtù propria di cui sono privi i cattivi, e quella sarà l’abito di nozze. Se parliamo di sacramenti, voi vedete come sono comuni ai cattivi e ai buoni. È forse il battesimo? Senza il battesimo nessuno per verità arriva a Dio; ma non tutti quelli che hanno il battesimo arrivano a Dio. Non posso quindi prendere il battesimo come l’abito di nozze, cioè il sacramento da solo, poiché tale abito lo vedo nei buoni ma anche nei cattivi. Forse è l’altare o ciò che si riceve dall’altare. Noi vediamo che molti mangiano, ma essi mangiano e bevono la propria condanna. Che cos’è dunque? È forse far digiuno? Fanno digiuno anche i cattivi. È forse frequentare la chiesa? Ma la frequentano anche i cattivi. Infine è forse fare miracoli? Ma questi li fanno non solo i buoni e i cattivi, ma talora i buoni non li fanno. Ecco, a proposito dell’antico popolo israelitico facevano miracoli i maghi del faraone e non li facevano gl’israeliti; tra gl’israeliti li facevano solo Mosè e Aronne, mentre tutti gli altri non li facevano, ma li vedevano, temevano e credevano. Erano forse migliori i maghi del faraone i quali facevano miracoli che il popolo d’Israele non era capace di fare, e tuttavia era il popolo che apparteneva a Dio? A proposito della stessa Chiesa, ascolta l’Apostolo che dice: Sono forse tutti profeti? Hanno forse tutti il dono di compiere guarigioni? Sanno forse parlare in tutte le lingue conosciute?
L’abito di nozze è la carità.
6. Qual è dunque l’abito di nozze? Il fine del precetto – dice l’Apostolo – è la carità che sgorga da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera. Questo è l’abito di nozze. Non si tratta però d’una carità qualsiasi, poiché spesso sembra che si amino tra loro anche individui che hanno in comune una cattiva coscienza. Coloro che compiono insieme rapine e delitti, che sono tifosi degl’istrioni, che insieme incitano con urla i guidatori dei cocchi in lizza e i cacciatori del circo, per lo più si amano tra loro, ma non hanno la carità che sgorga da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera. È siffatta carità l’abito di nozze. Se io sapessi parlare le lingue degli uomini e degli angeli, ma non possedessi la carità, sarei – dice l’Apostolo – come una campana che suona o un tamburo che rimbomba. Sono arrivati al banchetto individui parlanti solo le lingue ma loro vien detto: “Perché siete entrati senza aver l’abito di nozze?”. Se avessi – dice ancora – il dono della profezia e quello di svelare tutti i segreti, se avessi il dono di tutta la scienza, e avessi tanta fede da smuovere i monti, ma non avessi la carità, non varrei nulla. Ecco qui i miracoli delle persone che per lo più non hanno l’abito di nozze. “Se avessi tutti questi doni – dice l’Apostolo – e non avessi Cristo, non varrei nulla”. Non varrei nulla, La profezia, dunque, non vale nulla? La conoscenza dei segreti dunque non vale nulla? “No, non sono questi doni che non valgono nulla, ma sono io che non varrei nulla, se li possedessi ma non avessi la carità”. Quanti beni non giovano a nulla se ne manca uno solo! “Se non avrò la carità, anche se distribuirò elemosine ai poveri e se, per rendere testimonianza al nome di Cristo, arriverò fino al sangue, arriverò fino a farmi bruciare, queste azioni possono farsi anche per amore della gloria e allora sono inutili”. Poiché dunque queste azioni possono diventare anche inutili, se fatte per amore della gloria, e non in virtù della carità fecondissima d’amore verso Dio, l’Apostolo ricorda anche queste stesse azioni; ascoltale: Se distribuirò tutti i miei beni ai poveri e lascerò bruciare il mio corpo, ma non avrò la carità, non mi gioverà a nulla. Ecco l’abito delle nozze! Esaminate voi stessi: se lo avete, voi starete sicuri al banchetto del Signore. In un unico individuo esistono due impulsi dell’anima: la carità e la cupidigia. Nasca in te la carità, se non è ancora nata, e se già è nata, venga allevata, venga nutrita e cresca. Per quanto riguarda la cupidigia, al contrario, in questa vita non può essere eliminata del tutto – poiché se diremo di non avere peccati, inganniamo noi stessi e in noi non c’è la verità –; ma noi commettiamo dei peccati nella misura in cui abbiamo la cupidigia; facciamo sì che cresca la carità e diminuisca la cupidigia affinché quella, cioè la carità, venga portata un giorno alla perfezione, e la cupidigia venga ridotta all’estinzione. Indossate l’abito delle nozze; rivolgo quest’esortazione a voi che non l’avete ancora. Voi siete già dentro la Chiesa, vi siete già accostati al convito, ma non avete ancora l’abito da indossare in onore dello sposo, poiché andate ancora in cerca dei vostri interessi, non di quelli di Cristo. L’abito di nozze infatti s’indossa in onore dei coniugi, cioè dello sposo e della sposa. Voi conoscete lo sposo: è Cristo; conoscete la sposa: è la Chiesa. Recate onore allo sposo e alla sposa. Se onorerete come si deve gli sposi, voi ne sarete figli. Fate quindi progressi a questo riguardo. Amate il Signore e con questo sentimento imparate ad amarvi tra voi; in tal modo quando vi amerete tra voi amando il Signore, amerete sicuramente il prossimo come voi stessi. Quando infatti non trovo uno che ami se stesso, in qual modo gli potrò affidare il prossimo perché lo ami come se stesso? “E chi è – domanderà qualcuno – che non ami se stesso?”. Ecco chi è: Chi ama l’iniquità, odia l’anima propria. Ama forse se stesso chi ama la propria carne e odia la propria anima con suo danno e con danno della propria anima e della propria carne? Chi è colui che ama la propria anima? Colui che ama Dio con tutto il cuore e con tutta la sua anima. A una persona di tal genere posso dunque affidare il prossimo. Amate il prossimo come voi stessi.
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