Sperate in Dio, popoli di ogni luogo,
aprite al suo cospetto il vostro cuore;
egli è il nostro rifugio.
Sal 61 (62), 9
Non il sole e la luna, ma il Signore sarà per te la luce eterna.
Is 60, 16b-22 SALMO RESPONSORIALE
Sal 88 (89), 14-19 EPISTOLA
Cristo, primizia dei risorti, alla fine consegnerà il regno al Padre.
1 Cor 15, 17-28 CANTO AL VANGELO
(Gv 14, 6) VANGELO
Il Padre ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre.
Gv 5, 19-24 PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO AL VANGELO
S. AGOSTINO
Dal Commento al Vangelo di San Giovanni, Omelia 18
Da parte sua il Signore non ci abbandona a noi stessi: ci aiuta a farci intendere nel senso da lui voluto le parole: Il Figlio non può fare nulla da se stesso che non lo veda fare anche dal Padre. Egli vuol farci intendere che le opere che il Padre fa, e che il Figlio vede per farle poi a sua volta, non sono altro che le opere che il Padre e il Figlio fanno. Proseguendo infatti dice: poiché quanto questi fa, il Figlio similmente lo fa (Gv 5, 19). Non dice: dopo che il Padre ha fatto, un’altra cosa simile fa il Figlio, ma dice: Quanto questi fa, il Figlio similmente lo fa. Se il Figlio fa ciò che fa il Padre, vuol dire che il Padre opera per mezzo del Figlio; se il Padre, quello che fa lo fa per mezzo del Figlio, vuol dire che il Padre non fa una cosa e il Figlio un’altra, ma le stesse opere sono compiute dal Padre e dal Figlio. E in che modo il Figlio compie le stesse opere del Padre? Compie le stesse opere e nel medesimo modo. E dato che si poteva pensare che fa, sì, le stesse cose, ma in modo diverso, perciò afferma: le stesse cose e nel medesimo modo. In che senso potrebbe fare le medesime cose, ma in modo diverso? Ecco un esempio che suppongo a voi familiare: quando scriviamo una lettera, prima la concepiamo nella nostra mente e poi la stendiamo con la mano. Il vostro applauso unanime lo conferma. Sì, è così, ed è evidente per noi tutti. Una lettera viene composta prima col cuore, poi col corpo; la mano esegue gli ordini del cuore, e la stessa lettera viene composta dal cuore e insieme dalla mano: forse che il cuore ne compone una e la mano un’altra? In realtà, la mano fa ciò che fa il cuore, ma non nel medesimo modo: il cuore infatti compone la lettera spiritualmente, la mano invece la stende materialmente. Ecco come si può fare una medesima cosa in modo diverso. Perciò il Signore non si accontenta di dire: quanto il Padre fa, il Figlio lo fa, ma aggiunge: similmente. Perché tu avresti potuto intendere: tutto ciò che il cuore fa lo fa anche la mano, ma in modo diverso. Perciò ha aggiunto: anche il Figlio lo fa, e nel medesimo modo. Se il Figlio fa ciò che fa il Padre e nel medesimo modo, orsù, attenti alla conclusione: sia messo alle strette il Giudeo, creda il Cristiano, si ricreda l’eretico: il Figlio è uguale al Padre!
Il Padre, infatti, ama il Figlio e gli mostra tutto ciò che egli fa (Gv 5, 20). Ecco la parola: gli mostra. A chi mostra? Come a uno che vede. Ritorniamo a ciò che non possiamo spiegare: cioè in che senso il Verbo vede. Ecco, l’uomo è stato creato per mezzo del Verbo: egli ha occhi, ha orecchi, ha mani, ha diverse membra del corpo; per mezzo degli occhi può vedere, per mezzo delle orecchie udire, per mezzo delle mani agire; diverse sono le membra e diverse sono le funzioni di ciascun membro. Un membro non può fare ciò che fa un altro, e tuttavia, grazie all’unità del corpo, l’occhio vede per se stesso e vede per l’orecchio. L’orecchio ode per se stesso e ode per l’occhio. E’ da credere che qualcosa di simile avvenga nel Verbo, dato che tutto è stato fatto per mezzo di lui? Anche in un salmo la Scrittura dice: Abbiate intelletto, o insensati fra il popolo, e voi, stolti, rinsavite: Chi ha plasmato l’orecchio non ode? Chi ha formato l’occhio non ci vede? (Sal 93, 8-9). Ora, se il Verbo formò l’occhio, dato che tutto è stato fatto per mezzo del Verbo; se plasmò l’orecchio, dato che tutto è stato fatto per mezzo del Verbo, non possiamo certo dire: il Verbo non ode, il Verbo non vede, senza meritare il rimprovero del salmo: Stolti, finalmente rinsavite. Ne consegue che se il Verbo ode e il Verbo vede, anche il Figlio ode e vede; ma ci metteremo forse a cercare anche in lui gli occhi in un posto e le orecchie in un altro? Dovremo forse pensare che in un posto ode, in un altro vede, e che l’orecchio ha una funzione diversa da quella dell’occhio e l’occhio una funzione diversa da quella dell’orecchio? Oppure egli è tutto vista e tutto udito? Forse è così; anzi non forse, ma certamente è così, a condizione tuttavia che il suo vedere e il suo udire venga inteso in modo assolutamente diverso dal nostro. Vedere è insieme udire, nel Verbo, e udire non è una cosa diversa dal vedere, ma l’udito in lui è la vista e la vista è l’udito.
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