II DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE

Sperate in Dio, popoli di ogni luogo,
aprite al suo cospetto il vostro cuore;
egli è il nostro rifugio.
Sal 61 (62), 9

LETTURA
Non il sole e la luna, ma il Signore sarà per te la luce eterna.
Is 60, 16b-22

SALMO
Sal 88 (89), 14-19

 

Tu hai un braccio potente,
forte è la tua mano, alta la tua destra.
Giustizia e diritto sono la base del tuo trono,
amore e fedeltà precedono il tuo volto. R/.
Beato il popolo che ti sa acclamare:
camminerà, Signore, alla luce del tuo volto;
esulta tutto il giorno nel tuo nome,
si esalta nella tua giustizia. R/.
Tu sei lo splendore della sua forza
e con il tuo favore innalzi la nostra fronte.
Perché del Signore è il nostro scudo,
il nostro re, del Santo d’Israele. R/.

EPISTOLA
Cristo, primizia dei risorti, alla fine consegnerà il regno al Padre.
1 Cor 15, 17-28

CANTO AL VANGELO
(Gv 14, 6)

VANGELO
Il Padre ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre.
Gv 5, 19-24

 

In quel tempo. Il Signore Gesù riprese a parlare e disse: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.
In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita».

PREGHIERA DEI FEDELI
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R/. Aumenta, Signore, la nostra fede!

 

- Per la Chiesa, perché sappia rivelare al mondo il volto misericordioso di Dio: preghiamo. R.
- Per i fratelli che vivono nella povertà, nella sofferenza e nella solitudine, perché sperimentino la vicinanza e la predilezione del Signore: preghiamo. R.
- Per noi, perché, nella conversione costante del cuore, sappiamo coltivare e alimentare la fede in Cristo e nella sua Parola: preghiamo. R.

COMMENTO AL VANGELO

S. AGOSTINO
Commento al Vangelo di San Giovanni, 21, 7-8-9

Il Figlio di Dio è disceso fino a noi, e colui che prima parlava come Dio, ha cominciato a parlare come uomo. Ed è proprio uomo colui che è Dio, perché Dio si è fatto uomo. Si è fatto ciò che non era, continuando ad essere ciò che era. Si è unito l’uomo a Dio, così da essere uomo colui che era Dio; non però nel senso che diventato uomo non fosse più Dio. Ascoltiamo dunque, anche come fratello, colui che ascoltavamo come Creatore: come Creatore perché è il Verbo che era in principio, come fratello perché è nato da Maria Vergine; come Creatore che esisteva prima di Abramo, prima di Adamo, prima della terra, prima del cielo, prima di tutte le cose corporali e spirituali; come fratello perché viene dal seme di Abramo, dalla tribù di Giuda, da una vergine d’Israele. Sapendo dunque che colui che ci parla è Dio ed è uomo, distinguiamo le parole di Dio e le parole dell’uomo; talvolta, infatti, ci dice cose che si riferiscono alla sua maestà, tal’altra cose che si riferiscono al suo stato di umiltà. Egli è l’altissimo, e si è fatto umile per innalzare noi che siamo umili. Che cosa ha detto dunque? Il Padre mi mostrerà opere maggiori di queste, affinché ne siate meravigliati (Gv 5, 20). Quindi è a noi che le mostrerà, queste opere maggiori, non a lui. E’ perché il Padre le mostrerà a noi che egli dice: affinché ne siate meravigliati. Ha spiegato che cosa voleva dire con la frase: Il Padre mi mostrerà … Perché non ha detto: il Padre mostrerà a voi, ma ha detto: mostrerà al Figlio? Perché noi pure siamo membra del Figlio; e come membra impariamo: e anche lui, in qualche modo, impara attraverso le sue membra. In che senso si può dire che impara in noi? Nello stesso modo che soffre in noi. Come possiamo provare che soffre in noi? Lo possiamo provare con quella voce che si udì dal cielo: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? (At 9, 4). Non è forse lui che verrà come giudice alla fine del mondo e, collocando i giusti alla sua destra e gli iniqui alla sua sinistra, dirà: Venite, benedetti del Padre mio, prendete possesso del regno: perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare? E alla domanda: Signore, quando ti abbiamo veduto affamato?, risponderà: Ogni volta che l’avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, lo avete fatto a me (Mt 25, 34 ss.). E adesso siamo noi che ci rivolgiamo a colui che ha detto queste cose, e gli chiediamo: O Signore, quando mai tu dovrai imparare, tu che insegni ogni cosa? Egli subito ci risponde conforme alla nostra fede: Ogni volta che il più piccolo dei miei fratelli impara, anch’io imparo. 

Rallegriamoci, dunque, e rendiamo grazie a Dio: non soltanto siamo diventati cristiani, ma siamo diventati Cristo stesso. Capite, fratelli? vi rendete conto della grazia che Dio ha profuso su di noi? Stupite, gioite: siamo diventati Cristo! Se Cristo è il capo e noi le membra, l’uomo totale è lui e noi. E’ questo che dice l’Apostolo: Così non saremo più dei bambini, sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina. Prima aveva detto: Finché perveniamo tutti all’unità della fede e della piena conoscenza del Figlio di Dio, a formare l’uomo maturo, al livello di statura che attua la pienezza del Cristo (Ef 4, 14 13). Pienezza di Cristo sono dunque il capo e le membra. Cosa vuol dire il capo e le membra? Il Cristo e la Chiesa. Arrogarci tale prerogativa sarebbe da parte nostra folle orgoglio, se Cristo medesimo non si fosse degnato farci questa promessa tramite lo stesso Apostolo: Voi siete il corpo di Cristo e, ciascuno per la sua parte, membra di lui (1 Cor 12, 27). 

Quando dunque il Padre insegna qualcosa alle membra di Cristo, è a Cristo che insegna. E’ meraviglioso e perfino incredibile, ma è così: a Cristo viene mostrato ciò che Cristo sapeva, e per mezzo di Cristo stesso. Cosa meravigliosa e grande! Ma è la Scrittura che lo dice. Oseremo smentire la parola di Dio, o non cercheremo piuttosto di penetrarne il senso e rendere grazie all’autore di tanto dono? Che cosa voglio dire affermando che viene insegnato a Cristo per mezzo di Cristo? Che viene insegnato alle membra per mezzo del Capo. Ecco, puoi vederlo in te stesso: mettiamo che vuoi afferrare qualcosa con gli occhi chiusi; la mano non sa dove dirigersi, eppure la mano è un tuo membro, perché non è separata dal tuo corpo. Apri gli occhi, e la mano vedrà dove dirigersi, il membro potrà seguire la direzione indicatagli dalla testa. Ora se questo si verifica in te: che il tuo corpo guida il tuo corpo, e per mezzo del tuo corpo viene mostrato qualcosa al tuo corpo, perché ti meravigli se dico che viene mostrato al Cristo per mezzo di Cristo? Il capo mostra perché le membra vedano; il capo insegna e le membra imparano; tuttavia il Capo e le membra sono un sol uomo. Egli non ha voluto separarsi da noi, ma si è degnato amalgamarsi a noi fino a fondersi con noi. Era molto lontano da noi. Ci può essere, infatti, una distanza maggiore di quella che esiste fra la creatura e il Creatore, fra Dio e l’uomo, fra la giustizia e l’iniquità, fra l’eternità e la creatura mortale? Ecco come era lontano il Verbo, che era in principio Dio presso Dio, per mezzo del quale sono state fatte tutte le cose. In che modo, dunque, si è avvicinato al punto da essere ciò che noi siamo, e da essere noi in lui? Il Verbo si è fatto carne e abitò fra noi (Gv 1, 14).

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