* Pontificio Ateneo S. Anselmo – A. a. 2020/2021
Corso 55132: I grandi mistici moderni: un panorama di varie configurazioni tra spiritualità, cultura e vita
Prof. Bernard Sawicki
1) La kenosi di Cristo
2) Il dinamismo kenotico nei mistici
3) Kenosi come annientamento in Madre Mectilde de Bar
1) La kenosi di Cristo
L’uomo è un essere che racchiude in se grandi paradossi e contraddizioni, l’uomo è contemporaneamente tutto e niente, creato a immagine e somiglianza di Dio, redento da Cristo, fatto figlio di Dio, eppure l’uomo è anche impastato di terra, è abitato dal limite e dall’imperfezione, è un fragile peccatore che non riesce a rinunciare al male. L’uomo porte in sé un germe divino, è chiamato all’eternità, eppure fa i conti con la morte, con la malattia, con la sofferenza, con il peccato. Con l’Incarnazione Cristo ha assunto la nostra carne e tutto ciò che riguarda la natura umana, dalle cose più nobili a quelle più vili, tranne il peccato. Egli ha sperimentato tutto ciò che riguarda l’uomo, ha provato la fame, la sete, la stanchezza, ha pianto, ha sofferto, è morto. Ha assunto tutto per portare tutto a pienezza, non si sarebbe realizzata pienamente la Redenzione se Cristo avesse assunto solo qualcosa della natura umana.
Paolo più di altri è il cantore della kenosi di Cristo che «Da ricco che era si è fatto povero per arricchirci» (2Cor 8,9). La parola greca “kenosi” indica uno “svuotamento”, un “abbassamento”. Il passo di Filippesi 2,7-8 è l’espressione più evidente “Cristo Gesù svuotò se stesso assumendo la condizione di schiavo, umiliò se stesso facendosi obbediente (…) fino alla morte di croce”. Cristo abbandonò il trono della sua gloria per farsi uomo tra gli uomini, umile, povero, obbediente, fece esperienza della fragilità umana, della sofferenza, della morte, Agnello mansueto, tuttavia questo svuotamento non annullò la sua divinità, egli infatti continuò a restare Dio sebbene prese la carne umana (vero Dio e vero uomo). La kenosi di Cristo da una parte ha comportato l’aspetto, potremmo dire negativo, della rinuncia, e dall’altro ha comportato l’assunzione della natura umana.
Il mistero pasquale di morte e risurrezione, che costituisce il centro della nostra fede e del mistero di Cristo, è il modello del dinamismo kenotico. Alcuni episodi evangelici dove maggiormente emerge la kenosi di Cristo sono: la nascita, l’infanzia di Gesù e i trent’anni vissuti nel nascondimento a Nazaret, i passi in cui si dice che Gesù aveva fame, aveva sete, quando Gesù piange per la morte di Lazzaro, la sottomissione nei confronti dei precetti giudaici, la Passione e la morte in croce.
Con l’Incarnazione Dio ha desiderato dare all’uomo la possibilità di riorientare la propria vita a Lui e lo ha fatto mandando il Figlio ad assumere la nostra natura umana. Così Cristo ci ha dato la possibilità di superare la frattura causata dal peccato e ha realizzato questo facendo della sua vita umana un atto di dipendenza al Padre, facendosi obbediente fino alla morte.
Nel suo sacrificio Egli ha colmato in sé, tramite l’amore al Padre e agli uomini peccatori, l’abisso scavato dal peccato. Questo è stato possibile perché Cristo ha sottratto alla natura umana che aveva assunto, la logica dell’amore proprietario. Tutti i cristiani in virtù del Battesimo sono chiamati a configurarsi a Cristo mediante la partecipazione alla sua morte, morendo al peccato.
2) Il dinamismo kenotico nei mistici
Diversi santi hanno scritto sul dinamismo kenotico, molti di più l’hanno vissuto. Nella dottrina di Giovanni della Croce emergono due poli opposti: il volto trasfigurato di Cristo sul Tabor e il volto sofferente dell’Orto degli Ulivi e del Calvario.
Ci sono due dinamiche che sono coinvolte nella kenosi, in entrambe l’anima collabora con la grazia. Nella prima dinamica l’anima è più “attiva”, liberamente e volontariamente cerca di offrire qualcosa a Dio, come per esempio lo sforzo ascetico. Mentre nella seconda l’anima è più “passiva”, più che fare, l’anima accetta di lasciarsi spogliare e plasmare da Dio, si abbandona a Lui anche senza comprendere (come nella notte spirituale, per esempio). Il dinamismo kenotico presenta questi due aspetti apparentemente contrastanti: abbassamento-esaltazione, attività-passività, oscurità-luce, morte-risurrezione.
La kenosi si configura come un cammino di trasformazione (cf. 2Cor 3,18) e di conformazione a Cristo. Tutto dev’essere compiuto e compreso nell’ambito dell’amore, anche lo spogliamento, la purificazione, la notte della fede, tutto, poiché questi sono solo dei passaggi obbligati ma non il fine, sono delle tappe, non la meta, il senso di tutto è Cristo e la conformazione a Lui. Questo cammino kenotico permette all’anima di uscire dagli angusti spazi dell’egoismo, della tiepidezza, per aprirle gli orizzonti della fede profonda e nuda, l’anima cresce nell’umiltà, nella conoscenza di se stessa, nell’abbandono fiducioso in Dio, nella docilità. E soprattutto l’anima diventa capace di amare davvero, profondamente, e questo amore autentico la porterà ad un ulteriore kenosi nell’abbassamento al servizio degli altri.
Negli autori trattati nel corso mi sembra particolarmente ispirante per il discorso della kenosi è la mistica di Anselm Stolz che si configura come un cammino a tappe dove convergono come aspetti della stessa esperienza ascesi e mistica, passione e gloria. Questo percorso è formato da tre tappe che si fondano su tre cardini della vita e del mistero di Cristo, cioè l’Incarnazione (1 tappa), la Passione (2 tappa) e la Risurrezione e Ascensione (3 tappa). La prima tappa è caratterizzata dalla “kenosi dell’Incarnazione”, sull’esempio di Cristo, spogliato della sua gloria, annientato per rivestirsi della carne umana, l’uomo spirituale deve abbandonare il mondo, rinunciare ai piaceri e al peccato, deve purificarsi attraverso l’ascesi, in questa fase la preghiera è accompagnata dal desiderio di purezza, pace, libertà e indifferenza dinanzi alle distrazioni e nostalgia del Cielo. … (segue)
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