Tu sei, o Dio, la mia protezione,
il mio rifugio, la salvezza della mia vita.
Tu sei la mia forza e la mia difesa;
nel tuo nome mi guidi e mi sostieni.
Sal 30 (31), 3-4
LETTURA
Il battesimo del ministro della regina di Etiopia.
SALMO
Popoli, benedite il nostro Dio,
fate risuonare la voce della sua lode;
è lui che ci mantiene fra i viventi
e non ha lasciato vacillare i nostri piedi. R/.
Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio,
e narrerò quanto per me ha fatto.
A lui gridai con la mia bocca,
lo esaltai con la mia lingua. R/.
Sia benedetto Dio,
che non ha respinto la mia preghiera,
non mi ha negato la sua misericordia. R/.
EPISTOLA
Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità.
CANTO AL VANGELO
VANGELO
Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo.
In quel tempo. Il Signore Gesù apparve agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.
PREGHIERA DEI FEDELI
R/. Ascoltaci, Signore.
- Per la Chiesa perché, fedele al mandato di Cristo, prosegua la sua missione, annunciando a tutti gli uomini il vangelo dell’amore: preghiamo. R.
- Per i fratelli che vivono nella prova e nella solitudine, perché, nella nostra vicinanza e concreta solidarietà, sperimentino la consolazione del Signore: preghiamo. R.
- Per tutti noi, perché, nell’adesione sincera agli insegnamenti del vangelo, diventiamo nel mondo lievito e strumento di salvezza: preghiamo. R.
COMMENTO AL VANGELO
Da Théologie de l’histoire
La prima osservazione da farsi sul tempo della Chiesa, è che esso é il tempo della missione. É il tempo della Nuova Alleanza, l’Anno di grazia del Signore annunciato dal profeta Isaia (61, 2). L’inizio di questo brano ha dettato una bella pagina a Sant’Ireneo: il tempo che trascorre tra le due Parusie, le due venute del Signore, è il tempo di cui Dio si serve per far maturare i frutti della storia, cioè i santi. E’ il tempo della pazienza di Dio (cf. 2 Pt. 3, 9). della misericordia di Dio, il termine accordato agli uomini affinché possano approfittare della salvezza loro offerta, salvezza di cui Dio si è fatto garante, ma che gli uomini devono fare propria. É il tempo in cui Dio attira a sé un popolo da lui scelto, è il tempo della «convocazione» … il tempo della chiamata …
Sì, il tempo della Chiesa è il tempo necessario a tutti i figli di Dio per riunirsi insieme, o, per riprendere l’immagine che ha così bene sviluppata San Giovanni Crisostomo in uno dei suoi sermoni, il tempo necessario perché la famiglia dei figli di Dio venga a sedersi al completo alla tavola splendida e sontuosa del Padre. Facile è rendersi conto quale ne sia il risultato pratico per noi. In definitiva, Dio, che può tutto e non ha bisogno di nessuno, ci chiede tuttavia di essere suoi cooperatori (1 Tess. 3, 2), di operare con lui e per lui. Il tempo della Chiesa appare dunque per noi in prima istanza come il tempo del «kerigma», della proclamazione della Buona Novella. Chi può quindi, avendo ricevuta questa Buona Novella, restare fermo, senza sentire il bisogno di urlarla ai quattro venti subito, di proclamarla in faccia agli uomini affinché questo bene diventi pure il bene dei nostri fratelli?
É dunque il tempo dell’evangelizzazione, della missione nel senso più immediato del termine; non è forse con questo comando solenne che il Signore ci lascia, negli ultimi versetti del Vangelo di Matteo: Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli (28, 19)? Ci sarebbe molto da dire sulla buona coscienza del cristiano medio che, per mettere in pratica questo precetto, fa affidamento esclusivamente sugli organismi specializzati e sui tecnici professionisti della «missione», come se «da propagazione della fede» non fosse per ciascuno di noi un dovere immediato, quotidiano, universale, la cui responsabilità, perciò, non può essere trasferita ad altri (ciò, ben inteso, senza aver la pretesa di contestare il carattere evidentemente indispensabile dei «missionari» nel senso tradizionale della parola).
Non è proprio così che i nostri padri nella fede intendevano la Chiesa come essenzialmente missionaria. Se vogliamo una testimonianza, citerò quella di Eusebio di Cesarea che nella sua Storia Ecclesiastica scrive, a proposito dell’inizio del 2° secolo: «In quel tempo molti cristiani sentivano che la loro anima era sospinta dal Verbo divino verso un intensissimo amore per la perfezione. Cominciarono col mettere in pratica il consiglio del Salvatore, distribuendo i loro beni ai poveri; poi, abbandonata la patria, andarono ad assolvere alla loro missione di evangelizzatori, con l’ambizione di predicare la parola della fede a coloro che non l’avevano ancora ascoltata, e di trasmettere loro i libri dei divini Vangeli. Si limitavano a porre le fondamenta della fede presso i popoli stranieri che visitavano; dopo di che si facevano sostituire da altri pastori cui affidavano il compito di coltivare coloro che avevano appena avviato alla fede. Indi si incamminavano per nuove direzioni, verso altri paesi ed altri popoli, sostenuti dalla grazia e dall’aiuto di Dio».
Nuova Citeaux Per la promozione della cultura cistercense

