I DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI IL PRECURSORE – A

Dalla mia angoscia ho invocato il Signore
ed egli mi ha ascoltato.
Ho gridato dal fondo dell’abisso
e tu, o Dio, hai udito la mia voce.
So che tu sei un Dio clemente,
paziente e misericordioso,
e perdoni i nostri peccati.
Gn 2,3; 4,2

LETTURA
I miei servi saranno chiamati con un altro nome. Ecco io creo nuovi cieli e nuova terra.
Is 65, 13-19
SALMO RESPONSORIALE
Sal 32 (33), 1-3. 12-15. 20-22
EPISTOLA
Risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà. Ora siete luce, comportatevi come figli della luce.
Ef 5, 6-14
CANTO AL VANGELO
(Cfr. Mt 3, 11b; Gv 1, 30)
VANGELO
Dopo l’uccisione di Giovanni, Erode tetrarca è posto di fronte al mistero di Gesù.
Lc 9, 7-11
PREGHIERA DEI FEDELI
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COMMENTO AL VANGELO

S. AGOSTINO
Da Il consenso degli Evangelisti, II-91

Erode desidera vedere Gesù.

Matteo continua: In quel tempo il tetrarca Erode ebbe notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: “Costui è Giovanni il Battista risuscitato dai morti; per ciò la potenza dei miracoli opera in lui” (Mt 14, 12). Marco riferisce questo fatto con le stesse parole ma non seguendo lo stesso ordine (Cf. Mc 6, 14-16). Egli infatti prima narra del Signore che invia i discepoli con l’ordine di non prendere nulla per il viaggio all’infuori del bastone. Terminato il discorso, così come egli lo ricorda, Marco vi riconnette l’episodio di Erode, senza peraltro esprimere alcuna nota cogente, che cioè costringa a ritenere che esso sia stato pronunziato subito dopo. Ciò, del resto, vale anche per Matteo, che scrive: In quel tempo, e non: In quello stesso giorno, o nella stessa ora. C’è però da osservare che Marco non ci tramanda le parole di Erode ma scrive soltanto: Alcuni dicevano che Giovanni Battista era risuscitato dai morti (Mc 6, 14). Matteo al contrario, attribuendo le parole ad Erode in persona, scrive: Erode diceva ai suoi cortigiani. Luca nel raccontare la cosa segue lo stesso ordine di Marco, ma in nessun modo ci obbliga a ritenere che proprio quello fu l’ordine secondo il quale si susseguirono i fatti. Ricordando l’episodio si esprime così: Il tetrarca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: “Giovanni è risuscitato dai morti”, altri: “È apparso Elia”, ed altri ancora: “È risorto uno degli antichi Profeti”. Ma Erode diceva: “Giovanni l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui del quale sento dire tali cose?”. E cercava di vederlo (Lc 9, 7-9). Nella sua narrazione Luca si conforma a Marco quando afferma che a parlare di Giovanni risorto dai morti furono certi altri, e non Erode, ma nello stesso tempo ci presenta un Erode titubante e solo in seguito gli fa dire: Giovanni l’ho decapitato io; e allora chi potrà essere costui sul conto del quale sento dire tali cose? Queste parole dobbiamo intenderle come dette da lui al termine della sua esitazione quando, convintosi interiormente, accettò quel che dicevano gli altri, e fu allora che, come riferisce Matteo, si rivolge ai cortigiani con le seguenti affermazioni: Egli disse ai suoi cortigiani: “Costui è Giovanni il Battista risuscitato dai morti; per ciò la potenza dei miracoli opera in lui” (Mt 14, 2). Le sue parole potrebbero pronunziarsi con diversa accentuazione, di modo che indicherebbero il perdurare della sua titubanza. Se infatti egli avesse detto: “Sarebbe mai costui Giovanni Battista?” ovvero: “Che per caso egli sia Giovanni Battista?”, non ci sarebbe stato alcun bisogno di indicare come tali parole furono pronunziate e che esse debbono intendersi in senso dubitativo o di esitazione. Siccome però tali particelle dubitative mancano, la frase può essere pronunziata in tutt’e due i modi. Possiamo cioè ritenere che Erode, convinto dalle parole altrui, disse quella frase credendola rispondente a verità, ma possiamo anche ritenere che egli la disse – come scrive Luca – ancora dubbioso. E a questo ci orienta Marco, il quale, dopo aver detto che certuni parlavano di un Giovanni risuscitato dai morti, verso la conclusione non ci nasconde che fu lo stesso Erode a dire: Quel Giovanni che io ho decapitato è risorto dai morti (Mc 6, 16). Queste parole tuttavia possono essere pronunziate con duplice accentuazione e avere un senso o affermativo o anche dubitativo. Narrato questo episodio, Luca passa ad altro; gli altri due invece, cioè Matteo e Marco, prendendo lo spunto da quanto ora narrato si diffondono a descrivere in che modo Giovanni fu ucciso da Erode.

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