LETTURA
Lettura del profeta Isaia 30, 8-15b Così dice il Signore Dio: / «Su, vieni, scrivi questo su una tavoletta davanti a loro, / incidilo sopra un documento, / perché resti per il futuro / in testimonianza perenne. / Poiché questo è un popolo ribelle. / Sono figli bugiardi, / figli che non vogliono ascoltare la legge del Signore. / Essi dicono ai veggenti: “Non abbiate visioni” / e ai profeti: “Non fateci profezie sincere, / diteci cose piacevoli, profetateci illusioni! / Scostatevi dalla retta via, uscite dal sentiero, / toglieteci dalla vista il Santo d’Israele”». / Pertanto dice il Santo d’Israele: / «Poiché voi rigettate questa parola / e confidate nella vessazione dei deboli e nella perfidia, / ponendole a vostro sostegno, / ebbene questa colpa diventerà per voi / come una breccia che minaccia di crollare, / che sporge su un alto muro, / il cui crollo avviene in un attimo, improvvisamente, / e s’infrange come un vaso di creta, / frantumato senza misericordia, / così che non si trova tra i suoi frantumi / neppure un coccio / con cui si possa prendere fuoco dal braciere / o attingere acqua dalla cisterna». / Poiché così dice il Signore Dio, il Santo d’Israele: / «Nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza, / nell’abbandono confidente sta la vostra forza».
SALMO
Sal 50 (51) Aspergimi con rami d’issòpo e sarò puro;
lavami e sarò più bianco della neve.
Distogli lo sguardo dai miei peccati,
cancella tutte le mie colpe. R./
Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito. R./
Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Insegnerò ai ribelli le tue vie
e i peccatori a te ritorneranno. R./
R. Convertici a te, Dio, nostra salvezza.
EPISTOLA
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani 5, 1-11 Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio. E non solo: ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.
Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliàti con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.
CANTO AL VANGELO
(Cfr Lc 7, 16) Alleluia, alleluia.
Un grande profeta è sorto tra noi;
Dio ha visitato il suo popolo.
Alleluia.
VANGELO
Lettura del Vangelo secondo Matteo 4, 12-17 In quel tempo. Quando il Signore Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: / «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, / sulla via del mare, oltre il Giordano, / Galilea delle genti! / Il popolo che abitava nelle tenebre / vide una grande luce, / per quelli che abitavano in regione e ombra di morte / una luce è sorta». / Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
PREGHIERA DEI FEDELI
Leggi La Parola del Signore è luce ai nostri passi. Preghiamo il Padre perché essa diventi guida alla nostra esistenza.
Preghiamo insieme e diciamo: Fa' che ascoltiamo la tua parola, Signore.
- Signore, dona alla tua Chiesa pastori saggi, che sappiano indicare le vie della conversione e precedano i tuoi figli nel continuo ritorno a te: preghiamo. R.
- Signore, apri i cuori e le menti dei fedeli cristiani alle beatitudini: ognuno le faccia sue nella meditazione e le pratichi nella vita di tutti i giorni: preghiamo. R.
- Signore, sempre tu chiami i tuoi figli a seguirti: concedi a quanti hai chiesto di donarti la vita di rispondere generosamente al tuo disegno di amore su di loro: preghiamo. R.
- Signore, rinnova il cuore ai tuoi figli nella conversione e infondi in loro il tuo Spirito di santità: preghiamo. R.
- Signore, concedici di vivere in pienezza la vocazione battesimale che abbiamo ricevuto per essere felici in questo mondo e godere in eterno del tuo amore: preghiamo. R.
COMMENTO AL VANGELO
ORIGENE
Dal Commento al Vangelo di Giovanni II, 26, 163-167
La luce di Dio e le tenebre del peccato
Se è al Padre che si riferisce la frase “In lui non vi sono tenebre” (1Gv 1,5), taluni si chiederanno come pretendiamo che questo privilegio gli sia riservato, mentre pensiamo che il Salvatore è anche lui assolutamente senza peccato, di modo che si potrebbe dire egualmente di lui: «Egli è luce e in lui non vi sono tenebre». In ciò che precede, abbiamo già parzialmente stabilito la differenza. A ciò aggiungeremo ora con maggiore arditezza che se “colui che non aveva conosciuto peccato”, il Cristo, (Dio) “l’ha fatto peccato per noi” (2Co 5,21), non è possibile dire a suo riguardo: «In lui non vi sono tenebre «. E se, “in una carne simile a quella del peccato” (Rm 8,3), Gesù ha giustamente condannato il peccato, dato che egli ha assunto una carne simile a quella del peccato, non sarà del tutto esatto dire a suo riguardo: «In lui non vi sono tenebre».
Aggiungeremo inoltre che: Lui stesso ha preso su di sé le nostre infermità e si è caricato dei nostri malanni (Mt 8,17 Is 53,4), cioè delle debolezze della nostra anima e dei malanni dell’uomo nascosto nel fondo del nostro cuore (1P 3,4). A motivo di queste infermità e di questi malanni di cui egli si è caricato, egli riconosce che la sua anima è molto afflitta e turbata (Mc 14,34 Gv 12,27) e, come è scritto in Zaccaria, egli è rivestito delle vesti insozzate che son dette peccati nel momento in cui sta per esserne spogliato. (L’angelo) aggiunge in ogni caso: “Ecco che io ho tolto i tuoi peccati” (Za 3,3-4).
In effetti, perché ha preso su di sé i peccati del popolo dei credenti, egli dice a più riprese: “Lontano dalla mia salvezza è il conto dei miei peccati e Tu conosci la mia follia e le mie trasgressioni non sono nascoste davanti a te” (Ps 21,2 Ps 68,6).
Che nessuno supponga che noi diciamo questo per empietà verso il Cristo di Dio. Siccome il Padre “solo possiede l’immortalità” (1Tm 6,16) poiché, nel suo amore per gli uomini, Nostro Signore ha assunto la morte per noi, così solo il Padre possiede (il privilegio) di non avere in lui alcuna tenebra, poiché, nella sua benevolenza verso gli uomini, il Cristo si è caricato delle nostre tenebre, affinché, con la sua potenza, egli abolisse la nostra morte (2Tm 1,10) e annientasse le tenebre che sono nella nostra anima, e si adempisse la profezia di Isaia: “Il popolo assiso nelle tenebre ha visto una grande luce” (Mt 4,14-16 Is 9,2).
Questa luce, che è nel Verbo e che è egualmente la vita, «brilla nelle tenebre» delle nostre anime e si stabilisce anche là dove (avevano dimora) i principi di questo mondo di tenebre (Ep 6,12) che, combattendo il genere umano, si sforzano di trascinare nelle tenebre coloro che sono di una stabilità abbastanza assoluta da essere chiamati, una volta illuminati, “figli della luce” (Lc 16,8). Tuttavia, poiché è nelle tenebre che brilla questa luce, è inseguita da quelle, ma non afferrata.
APRI FILE