Is 52,7-10; Eb 1,1-6; Gv 1,1-18.
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“Tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio”! Questa dichiarazione del profeta Isaia nella prima lettura viene pian piano arricchita e sviluppata nel brano dell’Epistola agli Ebrei che parla dell’irradiazione della gloria, e soprattutto dal vangelo di Giovanni che presenta la nascita del Verbo di Dio nella carne come la discesa della Luce di Dio nelle tenebre del nostro mondo. Prima di proclamare la Rivelazione di Dio per chi accoglie e ascolta la sua Parola, il Signore Gesù viene presentato come la Luce che illumina il mondo, la Luce che rende luminoso ciò che era oscuro e pieno di incertezza, la “Luce vera che illumina” la nostra esistenza e ci permette di capire il significato della nostra vita, di conoscerne il senso, cioè dove andiamo.
Certo, la saggezza popolare ha ritenuto soprattutto il piccolo bambino adagiato nel presepio sotto lo sguardo pieno di tenerezza di Maria e Giuseppe, avvolto dal canto degli angeli e dall’ammirazione dei pastori. E questa rappresentazione è vera e molto importante. Però non basta per esprimere la grandezza di ciò che sta succedendo davanti ai nostri occhi. Nella notte di Natale, che è anche la notte della nostra mente, il buio che regna tra gli uomini, ci manca la luce che permette di capire da dove veniamo, perché esistiamo e dove andiamo. La solennità di Natale non è solo un momento di emozione per la nascita di un piccolo bambino. Perché in questa nascita, c’è tutta la realtà che riveste un nuovo significato, che si illumina per noi.
Questa luce che illumina la realtà, possiamo anche noi disprezzarla e dubitarne, come hanno fatto tanti attraverso i secoli. Possiamo anche noi rifiutare di accogliere la luce che brilla nelle tenebre e preferire di rimanere nel buio delle nostre costruzioni mentali. Dio non ci obbliga a credere. Dio ci propone di ascoltare e di vedere come il vangelo può trasformare la nostra esistenza e il mondo con la sua luce. Se Dio ha scelto questo modo molto strano di venire nel mondo e di rivelarsi, significa che solo chi diventa attento alle piccole cose può riconoscerlo. La gloria di Dio non è simile a quella degli uomini. La ricchezza di Dio si manifesta nella povertà e nell’umiltà. Però il vero significato di Natale suppone sempre di aprire gli occhi e gli orecchi del cuore, e dunque di scoprire la dimensione interiore della propria vita.
Perché il Signore è venuto in questo mondo affinché potessimo diventare anche noi figli di Dio, figli della luce. Questa è la nostra vocazione. Certo, il mondo è molto bello, e ci sono tante cose meravigliose da scoprire. Però, anche se la nostra esistenza si sviluppa nel corso degli anni, dobbiamo riconoscere che niente potrà mai colmare il desiderio del nostro cuore. Questo desiderio di infinito che rinasce sempre dentro di noi rimane come la traccia di questa nostra vocazione intima. Siamo fatti per una luce inaccessibile, per una felicità che non finisce, per una realtà che non si può comprare e misurare. Solo Cristo può rispondere e colmare questa nostra sete interiore. Il mondo non ci potrà mai bastare, ci vuole il Creatore del mondo, ci vuole la luce del mondo che brilla nelle tenebre. Siamo fatti per Dio!
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