Is 43:16-21; Fil 3:8-14; Gv 8:1-11.
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“Hanno parlato così per metterlo alla prova”, dice l’evangelista Giovanni. Non conoscere la verità, né fare giustizia al marito abusato, e soprattutto non imparare nulla da Gesù. No, il loro unico scopo era catturare Gesù. E per fare questo, erano disposti a fare qualsiasi cosa, anche a mettere a repentaglio l’esistenza di una donna che certamente non si preoccupava molto della Legge e delle loro dispute religiose. La donna è solo un’opportunità, un pretesto per risolvere il loro conto a questo piantagrane che minaccia il fragile equilibrio delle loro convinzioni morali e soprattutto politiche. Perché dietro questa messa in scena, è il loro potere che si sente minacciato, è la loro preminenza che vacilla. Gesù è colui che ha osato mettere in discussione l’edificio ideologico che garantisce il loro controllo sulla società.
Per questo la sfida è immensa. Ma Gesù non sembra lasciarsi impressionare. Per lui, non si tratta di risolvere un problema legale, né di trovare una soluzione originale che gli permetta di uscire dalla trappola e di salvarsi la pelle. Ciò che crea l’incredibile novità della sua parola e del suo atteggiamento è che egli considera innanzitutto la dignità delle persone prima delle istituzioni, delle leggi o della morale. La sua risposta sorprende chiunque lo osservi. Infatti, dopo aver catturato la loro attenzione scrivendo sul suolo, pone loro la domanda che rimanda ciascuno di loro alla propria coscienza: «chi di voi che è senza peccato, sia lui il primo a scagliargli una pietra»! Gesù non considera la Legge, le regole, ma il cuore dell’uomo. Perché è qui, nel profondo di ognuno di noi, nel più intimo di noi stessi, che si trova la risposta.
La fede cristiana non ha nulla a che fare con queste gare moralistiche che riempiono le pagine dei nostri media oggi e impongono caricature del bene e del male! La fede invita invece ciascuno di noi a scendere nel più profondo del proprio cuore, nel più intimo della propria coscienza, e a perdere le nostre illusioni su noi stessi! La fede non ci rende giudici che avrebbero un parere su tutto, ma esseri più liberi, perché più consapevoli dei propri limiti. L’incontro con Gesù, come per la donna adultera, è una presa di coscienza della nostra propria miseria, ma soprattutto un incontro sconvolgente con la misericordia di Dio: «Nemmeno io ti condanno. Va’, e d’ora in poi non peccare più»! Non si tratta di dire che tutto va bene nel migliore dei mondi, ma di rimettere ogni cosa, ogni situazione, ogni persona al proprio posto.
Il rifiuto di Gesù di entrare nella logica di coloro che cercano incessantemente dei colpevoli, per consolidare il loro dominio e rafforzare il loro potere, è un insegnamento importante per noi. Perché ci invita a non lasciarci guidare da questi discorsi vendicativi e da queste semplificazioni affrettate che molto spesso manipolano l’informazione e il discorso pubblico. La fede deve renderci prudenti e intelligenti, perspicaci e soprattutto attenti all’umanità di ciascuno. Non è certo facile opporsi alle false evidenze che ci vengono ripetute tutto il giorno. Ma noi tutti possiamo inchinarci a livello del suolo, e ritrovare quel buon senso così terra a terra, come Gesù nel vangelo di questo giorno.
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