Dt 26, 4-10; Rom 10, 8-13; Lc 4, 1-13.
— ⊕ —
Quando Dio è presente, la tentazione non è mai molto lontana. Ma è altrettanto vero anche il contrario! Quando la tentazione ci consuma, Dio stesso è proprio vicino a noi. Questo potrebbe sembrarci paradossale, e forse anche in contraddizione con una certa visione dell’esperienza spirituale, così comune ai nostri giorni. In effetti, spesso immaginiamo la vicinanza di Dio, la sua intimità, come una specie di oceano di felicità, dove basterebbe lasciarsi trasportare dalle onde soavi di una certezza tranquillizzante.
Il Vangelo di oggi ci ricorda invece, se non l’avessimo già scoperto da noi stessi, che incontrare Dio significa anche affrontare la parte più tenebrosa e più strana di noi stessi. Gli amici di Dio, coloro che si sono lasciati attirare da Lui nel deserto, lo sanno bene; solo nello splendore della luce si manifestano le ombre delle nostre vite.
Le tre tentazioni, raccontateci da San Luca, riassumono, da sole, la moltitudine delle sollecitazioni che ogni giorno ci invitano ad avviarci verso sentieri obliqui, ai nostri occhi molto più facili e più confortevoli delle vie di Dio. E inoltre, perchè Dio dovrebbe sentirsi toccato dal soddisfare i nostri bisogni più essenziali? Non ci ha, forse, creati così, limitati, vulnerabili e dipendenti? Perché mai dovrebbe prendersela se cerchiamo di scappare?
Questa è, in definitiva, l’interrogativo che si pone a Gesù, attraverso le insinuazioni del demonio. Se puoi, perché non soddisfare tutti i tuoi desideri? Dopo tutto, in cosa Dio ne sarebbe offeso? E se non puoi, perché non cercare tutti i mezzi per farlo? La saggezza popolare non afferma infatti che «la carità comincia da se stessi»? Il cuore del dibattito, che si svolge sotto i nostri occhi tra Gesù e il demonio, quel dibattito che è anche il nostro, ci appare improvvisamente nella sua straordinaria intensità: noi esistiamo per noi stessi? O per un Altro, grazie ad un Altro?
Era stata proprio questa l’esperienza del popolo d’Israele, durante il suo Esodo attraverso il deserto, per quarant’anni, come ci ha raccontato la prima lettura tratta dal Libro del Deuteronomio. In effetti, attraverso numerose tentazioni e lotte, avevano finito per imparare che Dio è l’unico avvenire dell’uomo. Avevano finito per comprendere che Lui solo ascolta il grido dell’uomo e lo libera, Lui solo ci salva e ci conduce sulle vie della vita e della felicità.
Ma, mentre il popolo d’Israele ne aveva avuto solo il presentimento confuso, Gesù ne ha colto tutta la posta in gioco. Ciò che è al centro della discussione, dalla notte dei tempi, dal primo peccato, è proprio la vocazione dell’uomo, il senso profondo del nostro essere. La nostra vocazione divina è una vocazione alla felicità, certo! Ma si realizza veramente in questa corsa sfrenata all’appagamento dei nostri desideri, che ci rinchiudono, ogni giorno di più, nella solitudine eterna del nostro io?
Gesù, di fatto, ci rivela un’altra via, la strada delle Beatitudini dove la gioia dell’uomo ritrova l’unica vera sorgente, quella che scaturisce dal cuore stesso di Dio. Di questa gioia di Gesù, che affascinerà tutti coloro che Lo incontreranno, il Vangelo di oggi ci svela, in qualche modo il segreto, ma al contrario. San Luca, in effetti, ci fa solo intuire da dove non può scaturire, dove non potremo mai trovarla.
Nuova Citeaux Per la promozione della cultura cistercense


